— Certo, certo voi mi amate, e molto... come il pirata la fusta con la quale va in corso... come l'avaro il suo tesoro... o se volete meglio come la donna ama i pendenti ed i monili che valgono ad umiliare la disadorna rivale. — Non ci ha dubbio, io devo credere, io credo che mi amiate molto, imperciocchè voi in me unicamente amiate voi stessa.

— Paolo mio... che hai? Perchè mi ti mostri così acerbo? L'ultima volta che io ti vidi ti provai diverso. Se io ti avessi amato meno mi troverei ora qui? Tu sai qual fossi... Dio mi guardi da rinfacciartelo... oh! questo mai... solo lo ricordo per chiarirti, che a tutto quanto gli uomini costumano reputare beato sopra la terra io preferisco l'amore del mio Paolo.

— Ed io, mirate, penso, che questo prodigio di amore lo deva....

— A che, Paolo?

— A un uscio chiuso.

— Sicuro, l'uscio chiuso precipitò gli eventi, ma ormai l'affetto di te così mi si era radicato nell'anima, che nè uomo, nè Dio avrebbe potuto cavarmelo senza tirarsi dietro anco il cuore. Come siete strani voi altri... se una fanciulla incauta vi palesa la fiamma onde arde tutta, voi la stimate invereconda e per poco non la dite sfrontata; se poi s'ingegna nascondervela per pudore, e voi l'accusate d'insidia, d'ipocrisia, e peggio. L'ultimo passo della passione è la somma dei primi; e noi povere innamorate ci sentiamo padrone di non abbandonarci in balia dell'uomo che amiamo come chi si precipita da una torre intenda non percotere sul terreno. — Ma via, perchè con rammarichi intempestivi cresceremo le nuvole di un cielo, che ci si mostrava anco troppo procelloso fin qui? Teniamo, caro Paolo, il bene che unico dipende da noi, che veruno può rapirci se non lo buttiamo via da noi stessi, vo' dire quello di amarci sempre, e stringerci ogni giorno più nei santi affetti di moglie e di marito....

— E questo per lo appunto è quello che ormai non può farsi....

La Violante rimase impietrita; aperse la bocca, ma non seppe profferire parola, e nè manco ebbe più balía di richiuderla.

— Ormai non può farsi — prosegue Paolo di foga avendo rotto il diaccio — la fortuna mi ha proceduto sempre nemica, e se la parola fortuna vi suona pagana, surrogatevi a vostra posta la provvidenza, ed anco addirittura Dio; sì sempre Dio mi ha travolto nelle acque della amarezza, e dopo avermi vie via per istrazio ripescato co' ganci, adesso mi dà il tuffo; che posso io contro la fortuna, la provvidenza, e Dio? A Napoli, voi lo sapete, non mi restava a fare moneta che l'anima; ma tante anime si danno al Diavolo gratis, ch'egli ai giorni nostri le rifiuterebbe anco per uno scudo la dozzina. Tornai a casa; e qui ho dato fondo ad ogni mio capitale... ed ai molti altri che avevano commesso alla mia fede amici e congiunti; nè basta: a rilevare dalle ruine le case paterne ho tolto a usura grossa quantità di pecunia dagli ebrei, ora finchè io era in voce di favorito dal Papa, costoro mi stavano lontano come i lupi spaventati dal fuoco; adesso che mi sanno uscito di grazia, come lupi a fuoco spento, mi si avventano alla vita per divorarmi. La sconoscenza è l'ottavo sacramento qui in Roma; la prestezza con la quale fu condotta la impresa dei banditi porge argomento a dichiararla vulgare; la pericolosa astuzia insidia da masnadiero..... cenere.... insomma, cenere.... non più uffici... non più promessa di farmi restituire i feudi di famiglia usurpati... la porta per cui si penetrava in camera al Papa scomparve; ed io ne cercherei invano la traccia nella parete di granito; l'anima mia nella angosciosa aspettativa se ne andrebbe tutta in limatura: nè basta tanto, che già mi appiccano addosso la ruggine del sospetto, e susurrano me complice un dì, oggi traditore dei banditi. Bisogna partire, anzi fuggire; non impunemente concede le si renda servizio Roma, mi ridurrò in Fiandra dove sotto oscuro nome mi colpirà morte oscura, ovvero in America per diventare pasto dei cannibali o della febbre gialla.... vedete, Violante, voi non potete seguitarmi in questa nuova vita piena di miserie....

— Ahimè trista! Sotto maligne stelle io venni al mondo. Certo molto per me mi duole, ma a cento doppi più per te; nè posso darti speranze che mancano a me: però la sventura non ci persuade a separarci; quando ne stringe insopportabile il sido troviamo refrigerio nello stringerci insieme: la mano di Dio ci preme abbastanza pesa sul capo, non l'aggraviamo da noi. Ti seguirò Paolo, mi toserò i capelli, orgoglio della mia giovinezza, piglierò vesti maschili, imparerò a governarti il cavallo... di un ragazzo ti farà pure mestieri? In America ormai non vi ha più luogo ai Cortez, nè ai Pizzarro, tuttavia nè manco vi è chiuso il campo a gesti onorati, nè costà patiremo difetto di amici ed altresì dello aiuto di parenti della mia famiglia... Paolo, se (e Dio nol voglia) ferito, chi ti medicherà più amoroso della tua Violante? Se infermo, chi ti veglierà? Chi ti porgerà da bere? Chi avrà cura della tua vita come la tua Violante, a cui, te morto, ogni causa di vivere vien meno? Paolo, è scritto: = quello che Dio ha congiunto l'uomo non separi. =