E' sembra, che il sangue o l'anima del Pelliccioni avessero mestieri eccitamento per gittarsi in balía del demonio, imperciocchè rannicchiatosi nelle membra e raccolte le forze, allo improvviso spiccò un salto a guisa di gatto pardo; e l'aggavigna, poi attorcigliatisi alla mano i capelli di una tremenda strappata la scaraventa a rotolare sul terreno. O fosse la grande forza ch'ei ci mise, o le percosse morali, durate nella lunga agonía nel cervello, avessero indebolito le radiche dei capelli, quanti il Pelliccioni ne abbrancò, tanti gliene rimasero in mano; e fu spettacolo da rabbrividire.

Trafitta da angoscie, che superano la immaginazione umana, pesta nelle ossa, col capo spasimante come se le avessero strappato il cranio, la donna aiutandosi con le mani si levò su le ginocchia, e strascinandosi pel pavimento giunse ad avvitichiarsi alla gamba sinistra del Pelliccioni: ormai quello che si facesse ella non sapeva, balbutiva parole rotte... non preghiere, non minaccie, suoni di belva trafitta; agitandosi a caso ella venne ad agguantarsi ad una girattiera di velluto chermesino trapunta di perle, e ne strappò due ganci, sicchè ella rimase cinta intorno alla gamba con uno. La Marchesa Clelia in iscambio dei doni nuziali, che magnifici presentò il Pelliccioni, tra gli altri arnesi gli aveva profferto cotesta legaccia, e dettogli averla trapunta a posta per lui la bella Tuda, e non era vero; ma il mondo vive di pane, e di menzogna, ed alla verità tocca scappare fuori dalla bugia, nè più nè meno che il legume si sguscia dalla siliqua.

La vista di quel capo tanto mirabile dianzi per la copia dei capelli, adesso in parte calvo come il cranio del decrepito, avrebbe cacciato il raccapriccio nel cuore più duro: di fatti il Pelliccioni si rimase alquanto a considerarlo, e dopo breve spazio di tempo ripose il pugnale nella cintura, e dalla tasca delle brache cavò fuori una pistola. Costui avendo pensato, che a scannarla di coltello troppo guazzo di sangue sariasi fatto per la stanza, deliberò spacciarla di un picchio sul capo; e tosto pensato, tosto compito.... Io non racconterò, che nè anco qui al perverso riusciva a forma dei suoi desiderii, imperciocchè la misera resistesse non pure al primo, ma al terzo colpo, ed al quarto, onde in costui inviperì il delirio dell'omicidio, e giù menava alla disperata come se battesse dentro il mortaio; il cranio schizzò in ischeggie da ogni lato, il cervello si sparpagliò, larga vena di sangue allagò il pavimento: e mentre egli era tutto molle di sudore e di sangue, il corpo miserabile della donna si dimenava convulso, con le gambe dava tratti, e le dita adagio adagio con moto sempre più languido si stringevano e si allargavano.

Il Pelliccioni forbito che ebbe il calcio della pistola grommoso di sangue ed impiastrato di cervello, se la ripose in tasca, e scese al piano terreno; quivi trovato Renzo gli disse:

— Va su, leva i lenzuoli dal letto, e involtaci dentro la signora Violante, accendi quanti lumi più sai, e spazzando con diligenza in ogni luogo raccogli ossa, cervello e capelli: poi lava e rilava il pavimento, per asciugarlo adoperaci semola che piglierai nella stalla; i panni sanguinosi, la granata, le ossa, il cervello, i capelli raccogli insieme, e formane un fardello, che legherai col corpo: quando sarai lesto chiamami, che ti darò una mano per portare ogni cosa allo stagno, e buttarla nell'acqua... Dov'è il vino? —

Renzo gli porse il fiasco senza movere verbo, e quegli attese a votarlo. Votato ch'ei lo ebbe, mirandosi sempre Renzo dinanzi cruccioso gli domandò:

— Perchè non vai?

— Ho paura.

— Va su, poltrone..... o ti scanno come un castrato.

— Ammazzatemi.