— Magari! Con tutto il cuore! Ma comincia a far caldo, e in chiesa staremo più freschi.... e poi aspetto la visita del Generale... non è vero, padre Ignazio?... Ma la confessione innanzi a tutto; però quando giunga il Generale, padre Ignazio, voi presso lui mi scuserete: ora andiamo via figliuolo, andiamo in chiesa. —

E così secondo il solito il Gesuita cominciò il discorso come se volesse contentare Paolo a rimanere in camera, e lo condusse spingendolo a confessarsi giù in chiesa.

Udita la confessione padre Migali esclamava:

— Ma se lo diceva io! Le solite bagattelle, pensieri, omissioni... peccatucci veniali; di una gocciola di acqua benedetta ne avanza mezza a lavarli tutti... ecci altro figliuolo?

— Ah! Pur troppo la coscienza mi mette a scrupolo la passione che mi arde accesissima per la mia sposa Tuda; temo non sia questo regolato amore; dubito che più che la santità del matrimonio mi tiri il desiderio della carne, e la cupidità della ricca dote si mescoli oltre il debito nella reverenza del sacramento.

— Eh! circa a questo, dilettissimo mio, bisogna dire essere più agevole confessarsi di simili tentazioni dopo venute, che impedire che le vengano. La spezieria della penitenza non è ricca di droghe come sai; digiuni, orazioni, elemosine, e siamo lesti. Ora importi digiunare nella vigilia delle nozze sarebbe come darti cavolo a merenda; alle orazioni non penso nè manco perchè le ti uscirebbero frastagliate di chi sa quali fantasie, e sarebbe un corri dietro perpetuo della immagine della Beata Vergine e di quella della marchesina Tuda. Resta la elemosina.... grande virtù è questa della elemosina, la quale può farsi così a piede come a cavallo, così di notte come di giorno, digiuni e dopo pranzo, innocenti o colpevoli, è sempre bene e sempre efficacemente....

Il frate mascagno s'ingegnava a pigliare la sua parte di pelle anco prima che la bestia si scorticasse.


Si sarebbe detto, che il sole presago di illuminare qualche gesto glorioso mettesse fuori i suoi raggi del dì delle feste; l'aria dintorno spirava tepida quasi sospiro di petto innamorato, e con perpetua vicenda ti aliava a onde dintorno ora musicale pei suoni infiniti, che manda la immensità degli enti che nascono, o risuscitano; saluto misterioso della vita alla Natura, — ed ora profumata dagli effluvii delle piante, e dei fiori; — pel cielo si diffondeva un tenue vapore il quale invece d'offuscarne la magnificenza gli dava risalto, come la bellezza avvolta nei veli percuote più potente i petti dei mortali; continua comecchè inosservata pioveva sopra tutta la creazione una rugiada di esultanza e di sorriso. Paolo non conosceva parenti, o gli erano morti; ma quando mai ai fortunati mancarono parenti ed amici? Ora si vedevano spuntare a frotte pari agli avoltoi tirati dalle più remote plaghe dell'orizzonte all'odore del carcame. Ne accorse un diluvio, parte col vestito solo accattato a nolo, col sorriso accattato tutti; chè ognuno aveva procurato ridurre gl'inchini, le piaggerie e le profferte in amo, in gancio, o in forcina per agguantare secondo la ingordigia o ghiozzo o dentice in quel giorno facile di favori; però che anco i tristi quando si sentono contenti aprano la mano. Paolo ebbe avvertenza a radunare cavalli, perchè la comitiva lo seguitasse incavallata, facendo a cotesto modo l'accompagnatura più splendida; e bene gl'incolse, imperciocchè oltre la metà dei clienti venisse pedestre. Richiesti, con premurosa sollecitudine, gli prestarono cavalli gli Orsini, i Buoncompagni, i Falconieri, ed altri parecchi dei maggiorenti Romani, non già perchè gli si professassero amici, al contrario l'odiavano; tuttavia gli facevano servizio, e lo blandivano umilissimi, chè la fortuna spesso tira in alto il patrizio, e ce lo lega come alla gogna per rendere palese al popolo, quanto ei si meriti di essere travolto in fondo: da molto tempo tra noi sembra che il volgo nobile si affatichi arrampicarsi in cima unicamente per far venire la voglia di buttarlo di sotto.