La gente traeva a furia per vedere così magnifica cavalcata; — il falegname lasciata la sega in mezzo la tavola, e il calzolaro deposta la forma senza stringere il punto recavansi sopra lo sporto delle botteghe: alle finestre comparivano gremiti i capi delle fanciulle, a mo' di api che facciano gomitolo intorno alle ramelle di timo; e da ogni canto correva un dire — o lei beata! Le belle nozze che sono mai queste! Lo sposo pare un occhio di sole. La sposa li vince tutti e due, e non defalco un baiocco. — Ci furono persino alcune fanciulle le quali cavatisi le ghirlande di giacinti e di rannucoli dal capo, e i mazzolini di viole dal seno li gittarono sopra di Paolo, non mica per petulanza, bensì per superchio di buon naturale, immaginando che, come bello, ei fosse caro e meritevole in tutto della felicità che lo aspettava. Tanto tesoro di affetto serba dentro di sè il popolo, massime le fanciulle; che quando non hanno causa di amare la fingono; e prestano le virtù a cui secondo loro avrebbe a possederle.
La maggiore frequenza del popolo chiariva prossimo il palazzo Savello; di fatti, svoltato il canto, apparve anch'egli spirante una certa aria di festa: su i gradini disposti in ordine di ogni ragione famigli vestiti di sfoggiate livree, quale più, quale meno coperti di fiori. Era eziandio notabile una novità, che i Trabanti[14] del Papa vi facevano la guardia, e nel cortile ve ne stava schierata una compagnia con il suo capitano alla testa: nè questo sfuggì a Paolo, ma dacchè quegli gli rese con la spada il saluto militare, ed i soldati compirono il medesimo officio rizzando l'alabarda, egli pensò il cardinale Alessandro, forse il Papa, inviarli per onorare maggiormente la solennità. In capo scala lo aspettava il marchese Silla, che, secondo il solito, lo accolse a braccia aperte: quivi tanta la calca dei convitati, così fitte e sonore le felicitazioni, che da ogni lato lo inondavano simili agli schizzi di acqua, lepido gioco nei giardini dei magnati, che Paolo non ebbe luogo a distinguere da cui movessero, e scarrucolato di mano in mano, aggirato, intronato venne a cascare nella gran sala. Colà più che mai copia di fiori, in festoni pendenti dalle pareti, in mazzi dentro vasi preziosi, in lingua di profumo pareva che dicessero: — la vita è breve: che monta, purchè deliziata di vaghezza e di odore? — E le mille candele di cui andavano guernite le lumiere di cristallo, ed i viticci sporgenti dalle pareti, a cui avesse potuto capire la loro favella davano avviso: — badate a fare quello che faremo noi; splendendo sul piacere ci consumiamo. — Da per tutto arazzi, broccatelli, e damaschi di magnificenza stupenda; in mezzo, una tavola coperta di tappeto di velluto vermiglio con larghe frange d'oro, e lì sopra guantiere, candelieri, calamai ed altri arnesi di argento; in fondo della sala sovrapposto ad uno zoccolo un forziero di ferro.
Paolo guardandosi attorno non vide la donna desiderata, nè la marchesa Clelia, nè veruna altra femmina, onde il marchese Silla, quasi per prevenirne la domanda, gli bisbigliò all'orecchio:
— Bisogna rassegnarci, mio caro: adesso cominciano anco per voi le tribolazioni del santo matrimonio. Quante volte una gentildonna esce a farsi vedere, il suo abbigliamento è un lavoro; per una sposa poi, addirittura una fabbrica. Adesso tutte le congiunte e le amiche raccolte in sinedrio intorno alla sposa deliberano se una rosa deve premerle i capelli a destra, ovvero a sinistra; se abbia ad ornarsi di perle, ossivero di brillanti, separatamente, o di tutti insieme. Se alla Tuda non sovviene il consueto suo buon gusto, voi fate conto di vedervela apparire davanti spettacolosa come una fiera: ad ogni modo sarebbe proprio bazza, se di qui ad un'ora il maggiordomo ce ne annunziasse la presenza.
— Aspetterò....
— Sì caro, attendi,
»E mentre aspetti porgerai sommesso
»Refrigerio di pianto al cuore oppresso.
come dice il Poeta.
Paolo, dopo la fanciulla amata, si affrettò con occhi bramosi a scoprire il cardinale Alessandro, ma nè anco questo gli venne fatto incontrare; per ventura il suo sguardo cadde sopra monsignore Ferdinando Taverna governatore di Roma, il quale pareva essersi condotto colà in compagnia di una mano di compiti cavalieri: e nel punto stesso, come avviene, lo sguardo del Governatore cadde su lui; onde l'uno e l'altro furono presti a ricambiarsi ammicchi cortesi, e i più gentili dei loro sorrisi: anzi il Governatore, seguito da parecchi, che alle vesti parevano notari, procurò accostarsi a Paolo; questi da parte sua gli rammezzò la strada, e però tosto si trovarono insieme: allora il Governatore prese a dirgli per commissione dell'illustrissimo cardinale di Montalto, che sul punto del mezzo dì sarebbe venuto a levarlo per accompagnarlo al Gesù, dove si aveva a celebrare la cerimonia religiosa: se prima gli fosse riuscito sbrigarsi, non mancherebbe al debito, ma non ci aveva speranza essendo arrivati nella notte dispacci di Francia e di Spagna, e il Papa averlo chiamato in camera per negoziare insieme con gl'illustrissimi signori cardinali Aldobrandino e Castagna: a fine di mettere a profitto il tempo, secondo il suo povero consiglio, gioverebbe leggere il contratto nuziale, e riscontrare la pecunia, dacchè la dote fosse costituita non solo di beni stabili, ma altresì di danaro numerato. Stava per rispondere Paolo, quando presogli il passo colui, che, a quanto pareva (giudicando dalla petulante familiarità di cui fanno prova i forensi) il principale dei notai, osservò: