Alla sagacia del leggitore faranno mestieri pochi cenni per chiarirlo come si fossero passate le cose; la povera Maria nascosa nel canneto scorse al barlume, e meglio sentì le parole di Paolo e di Renzo, nonchè il tonfo del cadavere della Violante nello stagno: essendosi mossa o per paura o per disagio cagionò il rumore che spaventava Renzo, e la sua mala fortuna volle che la palla della pistola sparata da Paolo la colpisse nella parte carnosa dell'anca destra, e quella fuor fuora le trapassasse; pure le bastò l'animo di tacersi, e quando lo strepito dei passi si fu allontanato stracciò la camicia fasciandosi la ferita; nè contenta di tanto, male reggendosi, si strascinò sul luogo donde avevano lanciato il cadavere nello stagno: quivi sentendo alcuna cosa incespicarle il piede, china tentava con la mano il terreno, ove trovò la girattiera di velluto chermesino trapunta di perle. Avvertiva testè come la Violante nei moti estremi della sua vita vi si agguantasse, schiantandone due gancetti: rimasta attaccata ad uno, questo non resse al rigonfiare dei muscoli della gamba di Paolo, nello sforzo ch'ei fece per balestrare il corpo di Violante nell'acqua; parve averne abbastanza, ed a stento ridottasi al solito nascondiglio lì rimase tutta la notte patendo gli spasimi della ferita e l'uligine pestilenziale del padule: per rumore che udisse, o per vampo di fiamme che la percotesse non si attentò moversi: solo, appena apparve un po' di lume in cielo, soffrendo dolori ineffabili e già col ribrezzo della febbre addosso, si arrampicò a cavallo ripigliando la via di Roma.
Smontata al palazzo Savello, ella non volle medicarsi, anzi neppure spogliarsi se prima non ebbe messo a parte di ogni cosa la sorella Tuda, e la marchesa Clelia, la quale le porse diligentissimo ascolto, senza interrompere mai, non lasciando nè manco indovinare quale passione l'agitasse, se ira, o contento: finito che Maria ebbe il racconto, la Marchesa mosse varie interrogazioni sia per completare qualche particolarità, sia per chiarirla; quando poi le sembrò stringere nel pugno intera la matassa, disse alle fanciulle non uscissero; avrebbe pensato ella ad ordinare che veruno entrasse, eccetto il cerusico, diverso dall'ordinario di casa, affinchè non si facessero ciarle, o non crescessero: si confortassero; ogni male non venire per nocere, e via, e via. Alla povera fanciulla nè una carezza, nè un bacio. Un bacio della marchesa Clelia alla villana che le aveva salvata la figlia, pensate! sarebbe stato un grossissimo scandalo: — anzi neppure la raccomandò alle cure di Tuda; non mica perchè ella pensasse ogni raccomandazione superflua, bensì perchè il patrizio accoglie il sacrificio del popolo come gli idoli; ci è avvezzo, e lo estima dovuto. O qual fie mai quel plebeo indiscreto, che non si reputi glorificato abbastanza di farsi ammazzare per un patrizio? Diavolo! le sono cose che vanno pe' suoi piedi.
Gran parte della vigilia delle nozze di Tuda, la marchesa Clelia passò col Cardinale di Montalto, a cui sovvenne con pronti consigli, e tornata a casa provvide a tutto, astuta, discreta e sollecita, imperciocchè se togli la superbia, la vanità, l'avarizia, la prepotenza, il cuore di pietra, e non so quali altre taccherelle, bisognava confessare ch'ella era donna di governo assai.
Intanto Tuda soccorreva la Maria con le dolci parole, che riboccavano da cuore appassionato davvero, e la veniva confortando con le carezze e coi baci; lei chiamava sorella e madre, lei unico rifugio che avesse nel mondo; e certo se lo affetto avesse virtù di sanare i malori, Maria sarebbe stata guarita in un attimo. Lungamente aspettato il cerusico venne, e comecchè trovasse la piaga invelenita, tuttavia non fu questa che lo mise in pensiero; egli si spaventò, a ragione, di una febbre acuta, la quale giudicò subito avere infiammato il sangue alla fanciulla così da lasciare ormai poca speranza di rimedio; ed in questa sfiducia si confermava udendo dove ed in quale stato si fosse rimasta la notte: forse adoperando subito partiti estremi avrebbe potuto salvarla, ma egli che semplice cerusico era si peritava; si fece a consultare la marchesa Clelia, e' fu mestieri aspettare; tornata a casa si mandò pel medico, e si perse altro tempo; quando il medico venne, il giorno volgeva a vespro: anch'egli ragguagliato per filo e per segno, sentito il polso, il cuore e le arterie delle tempia, speculato il volto rosso come fiamma, e fatte altre più ricerche, non seppe a qual santo votarsi: tamen per onore della scienza e suo non bisognava mostrare essere corto a partiti; però ordinava al cerusico le cavasse sangue, non fosse altro, egli diceva, per iscoprire marina. Il sangue da prima stentò a spillare, poi prese a scorrere nero come lo inchiostro, e a mezza la operazione Maria declinato il capo cadde in deliquio; allora il medico fece cessare, ed ordinato, che le dessero quando risensava certi suoi elettuari, se ne andò promettendo avrebbe passato la inferma una notte tranquilla. Il salasso fece giusto lo effetto della poca acqua versata sopra la fiamma, la quale attutita appena divampa più veemente che mai, sicchè verso sera aggravandosi, come suole il morbo, si palesò il delirio. Vagellò la povera Maria quanto è lunga la notte, ora con maggiore, ora con minore impeto, e le visioni della sua fantasia furono sempre di mostri, che sorgono dall'acqua per divorare donzelle, o di demoni sbucati dalla terra per rapire anime: strano miscuglio di rimembranze dello Ariosto in cotesti tempi vulgatissimo in Italia, e di favole religiose; e a lei pareva toccassero sempre le parti di Ruggero, di Orlando, o dello Arcangiolo Michele; dai moti delle membra, dallo sguardo pugnace, dalla voce irrequieta a gridare minacce, assai chiaramente si veniva a conoscere, come le sembrasse combattere, ed in vero combatteva. — Le sue parole queste: — io la difendo contra tutti e sola; — no — vi ci romperete i denti e l'ugna.... mettetemi in pezzi, e ogni pezzo della mia carne diventerà un uomo armato a difenderla.... ahimè! Tuda mi sento rifinita.... Tuda salvati, che mi hanno piagato a morte! oh! oh! mi tengono le ginocchia sul petto, e la mano intorno al collo. — E qui rantoli soffocati e sforzi ineffabili, come di colui, che messo di sotto si arrabatta a svincolarsi; e dopo molta agonía faceva sembianza di venirne a capo, sicchè con lena affannata e grondante sudore urlava: — Tuda ritorna.... il nemico è vinto..... il diavolo morto mi sta sotto i piedi.... Ora sei sicura Tuda.... alleluia! alleluia! osanna in excelsis.
Tuda non si staccò mai dalla sponda del letto, e con qual cuore noi non sappiamo dire: tutta la sua anima stava riversata dentro i suoi occhi, ed i suoi occhi fissi senza pure battere palpebra nella faccia di Maria; i gridi e i moti di questa si riflettevano sopra la fronte di Tuda come baleni di luce sinistra. Intesa con tutte le potenze dell'anima e del corpo nella sorella inferma, se nel cavo della congiuntura si radunava umore, non cresceva in lacrima, o se coi labbri cominciava una preghiera finiva in bisbiglio confuso, imperciocchè le intenzioni di Tuda, per un istante svagate, si riappuntavano impetuose ed intense con tutta forza in Maria. Con vicenda strana ringorgando il sangue intorno al cuore di Tuda faceva sì che ella comparisse pallida come morta, mentre al contrario Maria tutta avvampata nel volto, con occhi micanti sembrava riboccare di vita.
Così passarono due giorni, al terzo il medico arricciò il naso, strinse le labbra, e senza pronunziare verbo, dato una giravolta su i talloni, se ne andò diritto alle stanze della marchesa Clelia, alla presenza della quale ammesso, espose la salute della Maria sfidata; vedesse farla acconciare alla meglio dell'anima, dacchè di conoscenza non desse segno, nè lo avrebbe forse dato, avendo il morbo preso possesso del cervello; ma non essere questo ciò che maggiormente importava; procurasse ad ogni modo staccare di là la clarissima signora Tuda, che gli dava pensiero grande avendo vegliato sempre la inferma, e miracolo di bontà e di gagliardia non essersi riposata nè manco un momento; era da temersi che per la vigilia, la fatica, il digiuno, ed anco per la passione dell'animo non venisse cotesta bella e florida salute a guastarsi: ridotta in condizione malescia non impossibile le si attaccasse il morbo della Maria, di sua natura appiccaticcio, e tanto a sgravio della sua coscienza. — Il Medico non lo disse a sordo, onde la marchesa Clelia, senza frapporre tempo in mezzo, in due salti fu in camera alla Maria: quivi guardatala alquanto, e sembrandole pur troppo, che il medico si apponesse, dopo averla compassionata così a mezza bocca per non parere, si trasse la figliuola sur un lettuccio, dove avendola presa per ambo le mani, col più soave accento, che per lei si potesse, cominciò a dire:
— Figliuola mia, la vita e la morte stanno in mano di Dio, e sarebbe ribellione espressa ai voleri divini non rassegnarci. Tu hai fatto verso la Maria il debito di cristiana; e per somma bontà tu hai largamente soddisfatto all'obbligo di riconoscenza; imperocchè io vo' che tu ti capaciti bene, che a lei ancora come nata sopra i nostri poderi, e figlia di gente che da secoli mangia del nostro pane, stringeva pressantissimo il dovere di mostrarci al bisogno fedeltà. Questo mettiti in mente, che il padrone ha pure diritto di aspettarsi dal vassallo e dal servo il sacrifizio dal quale non si tira indietro il cane. Noi le procureremo onorevole sepoltura.... ne appagheremo l'anima con ogni maniera divozioni, a sua madre daremo tutte le vesti e gli ori che tu le donasti: al padre qualche cento di scudi, e dugento se vuoi, quantunque a questo numero non credo che saliranno le lagrime piante dal villano per la sua figliuola: adesso vieni, figliuola mia, lasciamo la morente alla cura delle donne e di Dio; si è fatto quanto si poteva per salvarla, ora la carità vuole, che ti pigli studio della tua salute. —
La Tuda ascoltò queste parole come trasognata; dentro gli occhi le si andavano formando grosse lacrime, le quali rimanevano poi come contenute dalle palpebre socchiuse; le ansava forte il petto, onde ad ora ad ora l'era mestiere rompere in profondo singulto, la parola crucciosa non trovava la via di formarsi distinta, sicchè per le labbra in sussulto passava come vento. Era chiaro che aborriva da favellare, ed ella avrebbe di sicuro taciuto se la marchesa Clelia reputando assenso il silenzio, non le avesse fatto forza per cavarla di là. Allora Tuda si drizzò ritirando di una strappata le sue dalle mani della Marchesa; e senza guardarla, con occhi lacrimosi e tuttavia privi di pianto, con voce tremula, e non dimanco feroce, così rispose: