— Signora; se Maria non era in questo punto, adesso moglie di scellerato ladrone a me non sarebbe rimasto altro che a vivere di vergogna, e a morire di dolore. Voi tirata dalla vanità, dalla superbia e dalla avarizia non aborriste sagrificare la mia vita per soddisfare le passioni dei vostri anni senili: ella ha sagrificato la sua florida giovanezza... l'amore dello sposo che la bontà sua le avria procurato di animo pari... la speranza dei figli, delizia suprema al cuore di donna — tutto ella ha dato per salvarmi dalla infamia e dalla disperazione. Signora... ormai, eccetto lei, io non conosco altra madre, altro padre, altro fratello, altro sangue: finchè viva, io non mi staccherò dal suo letto; morta poi, io farò quello che Dio saprà inspirarmi. —
La Marchesa rimase ad un punto attonita e spaventata dalle parole atroci e più dal torbido sembiante della Tuda; pure fra l'ira e l'amore, vincendo amore conforme è consueto in cuore di madre, procurava con nuovi discorsi raumiliarla:
— Ma chi ha detto che Maria ne morirà? L'ho detto io? Eh! che vuoi tu figliuola? Chi ama teme; ed io, che amo questa povera Maria quanto te, ho temuto troppo. Ella guarirà... oh! guarirà senza altro, prima per grazia della Beatissima Vergine nostra avvocata, e poi per la virtù del medico Gravelloni, il quale è un portento di scienza. Pocanzi, egli proprio, mi assicurò, non esservi pericolo per ora; sicchè guarirà e noi le assegneremo la dote che merita, e tu le ammannirai le donora: Telesforo, il figliuolo di Anselmo, mio uomo nero, farebbe al caso; bel giovanotto, religioso, il padre non rifinisce mai di lodarlo. Dunque, cara, vieni a riconfortarti con un po' di cibo e di riposo... vieni... lo devi a me che ti amo tanto... e coteste parole dure non le avresti a dire... vieni, diletta mia... non fosse altro per tornare fra qualche ora più vispa... più lesta che mai a custodire la nostra cara Maria. —
E pigliatala per una manica si provò trarla seco non senza adoperarci un po' di sforzo, il quale per essere dolce non cessava di essere sforzo; allora accadde in Tuda come una trasfigurazione, i suoi occhi ribevute le lacrime mandarono baleni, e dalle labbra enfiate proruppe la voce procellosa:
— Nessuno mi tocchi; di qua non mi staccherete che morta... lasciatemi con la mia sorella... lasciatemi per Dio! — e le mani si cacciò tra i capelli intanto che co' piedi forte batteva la terra.
Lorenzo Sterne nella occasione che il suo zio Tobia ebbe a profferire un giuramento pari, immagina che l'Angiolo dell'accusa lo portasse alla Cancelleria del paradiso e quivi vergognando lo depositasse, sicchè l'Angiolo computista nel registrarlo su i libri vi lasciasse cadere sopra una lacrima che lo cancellò per sempre; se questo avvenisse anco pel sacramento di Tuda non so, questo altro poi so benissimo, che non è rammentare il nome di Dio invano quando si chiama testimone dei generosi detti, o dei magnanimi fatti: imperciocchè per quanto arriva la mia povera intelligenza, giudico che a lui piaccia trovarcisi presente per confermare la creatura negli alti propositi, conoscendo, come ella dopo i primi pensieri i quali inspirati dal divino entusiasmo l'accostano al cielo, giù giù declinando finisca coll'adagiarsi sul fango.
Così Tuda fu libera. — Quel giorno stesso, verso il tramontare del sole, lo intendimento di Maria pari al naufrago che per uno istante ricomparisce sul cumulo delle acque, affrancatosi dal delirio splendè negli ultimi suoi raggi: di fatti con occhi consapevoli contemplata Tuda, e vistala oltre ogni credere grama le accennò accostarsele al letto, e con voce languida le favellò:
— Tuda, piglia animo e vivi. La Provvidenza ha ordinato, che di due fiori usciti da uno stelo medesimo, uno tocco dal verme appassisca, l'altro invece cresca rigoglioso così che alla vita propria sembra avere aggiunto la vita del compagno, e come dei fiori anco dei frutti, degli animali, e di tutto. Quanto ci accade ti confermi nella fede che Dio vuole tu viva. Vivi dunque, fortunata, alla tenerezza di sposa ed alla gloria di madre: solo ti prego a non ti scordare di me, che ti amai tanto... però il mio nome rammentato in mezzo alle gioie domestiche (non posso presagirti dolori) non fare che ci passi sopra come un'ombra... così non voglio, e me ne avrei a male; rammentatemi come persona presente, che vi vede, vi ascolta, e piglia parte alle feste di casa... perchè l'anima mia vivrà... e non mi sarà negato di starti appresso in ispirito... certo non sarà per mia colpa se io vie via non mi mescolerò con l'aria che respirerà il tuo petto, e con la luce che beveranno i tuoi occhi. Se non domando troppo, anco ti pregherei, che alla prima figliuola che uscirà dal tuo grembo tu le ponessi nome Maria... ma no che io non domando troppo, perchè messo da parte che gli è nome della tua buona sorella, Maria si chiama la benedetta donna che per grande onoranza salutano refrigerio dei cuori desolati, rifugio di tutti gli afflitti... e quando la bambina ti chiederà con vaghezza infantile: perchè mi hai chiamato Maria? E tu dille: perchè tale ebbe nome una sorella che più di vivere fu lieta assai... assai di morire per me... Tuda, mi prometti dirglielo? Assicurami che glielo dirai...
Tuda tra uno schianto di cuore ed un altro:
— Oh! Oh! singhiozzava senza potere aggiungere parola. Alla morente parve cotesto suono affermativo, onde rischiarando di un tratto le tenebre della morte sospirò: