La Tuda sovvenuta dalle donne di casa lavò diligentemente il corpo di Maria, con preziosi odori lo profumò; i capelli come meglio potè con la opera del calamistro le compose in ricci minuti (però che la povera figliuola per nascondere meglio il suo sesso, senza un rammarico, anzi senza pure avvertire che fosse sacrifizio, si era tosata le lunghe chiome) e poi le mise addosso la vesta bianca trapunta di oro, con la quale ella doveva andare a nozze; le acconciò il velo, tra le mani le pose il crocifisso di oro; e poi fiori da per tutto, e dei più belli e rari che la stagione porgesse: avrebbe voluto trasportarla nella sua stanza, e sul proprio letto adagiarla: non lo potendo ottenere senza scomporre lo assettamento, mise sovrapposte sul solaio parecchie materasse, e ricopertele di tappeto di velluto vermiglio, quivi la depose. Quanti trovaronsi candelieri in casa tanti ne furono portati in cotesta stanza trasformata in cappella ardente. Agguardando sottile ogni minutezza, parve a Tuda che le federe dei guanciali scomparissero, onde chiese e volle le più belle che fossero in casa guarnite di trina che costava un occhio; per ultimo, allorchè le parve non ci fosse altro da aggiungere, nè da correggere, si assettò sul pavimento recitando preghiere. Era pietà vedere la morta giovane, e pure non dava minore stretta al cuore la vista della viva: veruno ardiva frastornarla, perchè si danno dolori che sono più paurosi a toccarsi dell'arca del Signore. Declinando il dì vennero i falegnami per la cassa, e Tuda scosso alcune volte il capo sorse, e dopo esaminata la cassa, la foderò di un lenzuolo; forte e animosa prese la morta sotto le ascelle, intanto che due donne la tennero pei piedi, e la deposero dentro la cassa, tolto uno dei guanciali con la ricca fodera, glielo sottopose al capo; ciò fatto le ripiegò sopra i lembi del lenzuolo che sopravanzavano dai lati; e qui Tuda fu vista balenare, ma stesa una mano al muro si resse; quando poi i falegnami, colto il destro, soprammisero il coperchio alla cassa, e presero a conficcarla con picchi aspri ed assordanti, girò sopra sè stessa come paleo, e prima che si potesse sovvenire percosse in terra. Appena però sentì mettersi le mani su la persona rinvenne, e da sè si rimise in piedi puntando il braccio tremulo sul pavimento:
— Non è nulla.... è passato, aggiunse e si allestì per seguitare la bara nella Cappella di casa sua, fondata in certo monastero di Cappuccine ai giorni nostri soppresso. — Quantunque i Conventi esercitino la empia virtù d'inaridire il cuore, tuttavia talune femmine ne possiedono in tanta copia da avanzarne a qualunque prova: e le altre vergognando di sentirsi il seno vuoto, quanto più possono celano questa miseria: per la quale cosa la Priora con tutto il capitolo volle assistere al funerale. Alla Tuda fu concesso facilmente di entrare nel coro, dove stette genuflessa finchè durò l'uffizio, il quale finito si mise dietro alle Cappuccine, e siccome su la soglia della porta del Convento la Priora mitemente le disse:
— Figliuola, voi non siete delle nostre.
— Anzi sono, la Tuda rispose, e con voi ho deliberato vivere e morire, se pure non mi tenete indegna di avermi per figliuola. —
A questo modo la Tuda entrò in Convento, nè valsero disperazioni, nè pianti a quinci removerla: non parola amara le sfuggiva mai dalle labbra, non suono concitato, mite sempre, e tranquilla: una volta, incalzandola troppo la madre, ella tremante per tutte le membra favellò:
— Signora Marchesa, parmi avervi già detto come io mi consideri da lungo tempo orfana, epperò mancando io di padre e di madre sopra questa terra, non mi contrastate di pormi sotto il patrocinio del Padre di tutti, ch'è nel cielo. —
Colà come aveva statuito ella visse, e morì. A Roma la salutarono eroina, e nei sonetti che composero nella solennità della sua vestizione, la paragonarono a Sofonisba, ad Artemisia, e a non so quale altra, abborracciando cose da farne strabiliare i cani. La mia storia la lascia alla porta del Convento, e poi se mostrassi genio di volerci entrare mi caccerebbero via, ed a ragione, perchè nei Monasteri di donne si pratica la clausura: però credo, che ci traesse la vita in opere di pietà, ed irrimediabilmente mesta. Così ordinò la natura, e a cui non intende pare strano; i casi truci percotono assai più profondamente le anime liete, e tenere, che le lugubri, e le forti; in ogni dove comparisce il contrasto; e per ragione di forza, che io dirò dinamica e morale, le donne massimamente si mostrano vaghe di vedere feriti, spenti a ghiado, e supplizi, o udirne raccontare, od anco descriverli sia con lingua, sia con penna, mentre uomini truculentissimi si piacquero nelle immagini della vita pastorale da disgradarne il più gentile degli Arcadi. Robespierre educava tortorelle, e le metteva in dono alle fanciulle con lettere da vincere in tenerezza il sonetto della cara anima del Petrarca:
A piè dei colli ove la bella vesta,
con quello, che seguita.