— Ah! mi pare un Dio.
Pasquale Paoli non era un Dio, no, bensì una di coteste creature, che molti doni ebbero in sorte da lui, segnatamente quello di penetrare con uno sguardo nei cuori, e leggerne i più reconditi pensieri come in un libro aperto; onde nel porre la sua firma sotto la sentenza, che condannava a morte Giovanni Brando, osservò che la scrittura di quella offeriva svolazzi e rifioriture di penna, come avviene se un uomo scriva cosa che gli faccia piacere. N'era stato scrivano Matteo Massesi figliuolo di Giuseppe Maria, grande cancelliere del regno; giovane per eccellenza d'intendimento, e venustà di corpo facilmente primo fra i giovani che stavano intorno al Paoli, e da questo tenuto in delizia. Il Paoli, intanto che firmava, notò di più, guardando obliquo, gli occhi del giovane mandare un lampo di gioia; fu un lampo solo; ma non andò perduto. Nel recarsi al palazzo il generale si appoggiò al braccio del giovane senza dire motto: giunto sopra la soglia della sua camera si fermò e gli volse la parola in tali termini:
— Matteo, mal giorno fu questo; pensava ultima l'angoscia del caso di Giovanni Brando; e m'ingannai; mi venne cresciuta, e la cresceste voi.
— Io? E perchè signor Generale?.
— Perchè mi avete fatto conoscere che chiudete in seno un cuore cattivo. Voi avete esultato della morte di Giovanni Brando.
— Io? — rispose Matteo mutando colore: — certo se sentirsi compreso d'indignazione contro uno scellerato assassino è colpa, io confesso averla commessa.
— Per voi dovevate serbare la pietà; a noi giudici lasciare la giustizia. L'uomo giudica dai fatto, nè l'ingegno infermo gli concede adoperare altra misura; Dio poi, che conosce le ragioni recondite del fatto, io credo che sovente scusi dove l'uomo condanna; però chiunque non si trovi in condizione di giudice farà molto bene a starsi col cuore dalla parte di Dio, che sovente scusa, e sempre ai pentiti perdona.
Ciò detto lo licenziava senza permettere che gli entrasse nella camera, dov'era solito leggergli, prima di addormentarsi, qualche tratto della vita di Plutarco.
Lo so, l'ho detto, e lo ripeto: interrompere il filo della narrazione per frammetterci dentro avvertimenti e sentenze fa contro le regole dell'arte; raffredda il libro, guasta la composizione, insomma equivale a porre in tavola un pranzo diaccio ai convitati: di più questo affibbiarmi la tonaca censoria sa di predicatore lontano un miglio, e chi vuole spacciare quaresimali attenda la quaresima: per ultimo siffatti ammonimenti screditati per dichiarazioni importune nessuno vuole intendere; anzi alla comune degli uomini riescono incresciosi; però aveva pensato evitarle con diligentissimo studio, ma tanto e' caccia via il tuo vizio dalla porta, e ti rientrerà in casa dalla finestra, sicchè in proposito del fatto di Giovanni Brando trovo (dizione da me imparata su i bandi austriaci quando trovano di fucilare i cittadini, e di taglieggiare le nostre città) da notare, che di esso e di altri simili, memoria scritta appena si rintraccia, e la tradizione ogni giorno più illanguidisce nei ricordi dei Côrsi; nè senza ragione, che alla moderna civiltà paiono delitti le virtù antiche; così i casi di Postumio Tuberto, di Manlio Torquato, di Spurio Cassio, di Decimo Sillano, di Marco Scauro, di Antonio Fulvio o si nascondono, o si vituperano, o si negano; poi i focosi lo bandiscono addirittura immanità contro natura, i moderati lo screditano per falsa virtù. L'età servile ha bisogno discredere le virtù di cui l'esempio e lo eccitamento riescono perniciosi; all'opposto ricorda con compiacenza il cavaliere di Assas, eroe del servaggio, e questo perchè ai tempi che corrono ci trovano il conto loro così padroni come servi; i padroni nella speranza che torni il secolo di oro della obbedienza, i servi pel premio che ne diviene agli eredi del morto. Da una parte e dall'altra si vogliono virtù, che si possano comprare, vendere, mandare al monte, impegnare in mano all'usuraio: virtù insomma da cavarne costrutto. Le virtù le quali si propongono a scopo la fama, o la patria, non sono virtù di consumo: cose di lusso scomunicate meritamente dalla buona economia. Quanto non può ridursi a moneta ai dì nostri si giudica infame, per lo meno pessimo. Un banchiere, udendo narrare mirabilia dei trovati di Galileo, domandò quanto fruttavano per cento d'interesse all'anno. Oh! se l'apostolo delle genti tornasse a pellegrinare nel mondo non troverebbe più scritto sul frontone del tempio: Deo ignoto; no, davvero, perchè il Dio è bello e trovato, ed il suo nome si legge sul fastigio delle basiliche, nelle facciate dei palazzi, nei frontoni dei tribunali, in carcere, in bottega, in sagrestia, alla taverna, al bordello, in faccia ad ogni uomo segnato tra ciglio e ciglio, da per tutto insomma, da per tutto, ed è il Dio quattrino. Quanto alla Francia la cosa è diversa, e ognuno lo sa; quivi Dio tutelare del gran popolo continua ad essere la trinità: libertà, fraternità, uguaglianza....!
Tornando Altobello a casa in compagnia del signor Giacomo, egli si accorse dal non rispondere di costui a parecchie proposizioni, o rispondervi a vanvera, che il suo spirito galoppava in rimote contrade; si rimase pertanto in silenzio, e lo condusse per mano come si costuma i fanciulli; egli entrò senza accorgersene, o almeno senza darne segno, come del pari si assise alla mensa. Altobello allora notò cosa, alla quale a cagione del tumulto dell'animo non aveva avvertito prima, cioè l'assenza del fratello Mariano, e notò eziandio la miserrima imbandigione, non già che di questo a lui venisse molestia, che avvezzo dalla infanzia alla frugalità, e soldato, si sapeva adattare, bensì se ne crucciava per l'ospite, ed anco per la superbia naturale ai Côrsi, che li persuade a ostentare maggior stato di quello che veramente possiedano, mentre adesso vedeva cascare la madre nel vizio opposto, mostrandosi di gran lunga più disagiati di quello che fossero; però a cavarlo ben tosto di pena valse l'osservazione, che il signor Giacomo continuava nel suo stato di estasi non badando, nè curando quanto gli cascava dinnanzi agli occhi; singolare qualità di queste nature settentrionali, che come i sassi posti su la cresta dei colli, quanto più sono pesi a smovere, tanto più difficilmente si fermano una volta abbiano preso il ruzzolone. Di questo divagamento in quel punto insanabile furono segni tuffare le dita nella scodella del pan bollito nel latte e recandosele al naso come per prendere tabacco, e scambiando la scatola col bicchiere accostarla alla bocca per bevere; allora Altobello giudicò conveniente accompagnarlo nella sua stanza, e quivi lasciarlo in balìa dei suoi pensieri: arrivati che furono sopra la soglia, il Boswell riscotendosi disse: