— Signor Alando, egli è certo che nell'ordinario andamento della vita, quando i bisogni del corpo abbaiano, l'anima tace paurosa: dove poi questa sia tocca dal fuoco celeste, ella si strascina dietro il corpo quasi schiavo al trionfo. Il bisogno che si pasce di pane forza è che taccia davanti al bisogno che si nutrisce di meditazione e di preghiera.
Però Francesca Domenica lo aveva precorso nella camera, e con la sollecitudine solita alle buone massaie gli andava indicando:
— Veda, ecco qui il suo cavastivali....
— Nei tempi moderni non saprei a cui paragonarlo, e negli antichi a veruno, se togli Licurgo.
— No, signore, egli è modernissimo, me lo riportò l'altra settimana maestro Nottola; se le farà bisogno qui troverà il suo vaso da notte.
— Degno proprio di essere messo in paradiso.
Francesca Domenica, trasecolata, guardava il vaso da notte, guardava il signor Giacomo; quando questi, scosso il capo, volse attorno gli occhi consapevoli, e favellò:
— Gran peccatore, in fede mia ha da essere quello che abita qui dentro; e' pare che tema l'assalto non di un diavolo, bensì di una legione di demoni.
— O signore! tutta scandalezzata esclamò Francesca Domenica, come potete dire questo?
— È chiaro; a che tanto presidio di santi in fortezza se non temeste la scalata di centomila diavoli? Idolatri! Voi non sapete come si adora, nè come si prega Dio.