Qui di un salto il signor Giacomo balzò sul letto con terrore di Francesca Domenica, che vedeva nabissare la sua bella coperta di cataluffo nero a fiorami amaranti, che dopo l'ultimo parto non aveva più messa fuori; dove piegate le ginocchia e giunte le mani in atto d'ineffabile compunzione, esclamò:
— Dio onnipotente, in ogni opera della tua creazione ti benedico e ti ammiro; quando poi mi mostri un cuore di uomo illuminato da intelletto divino, io ti ringrazio con tutta la effusione dell'anima mia, imperciocchè allora io creda che aperto il tuo santo tabernacolo tu mi renda degno di contemplarti faccia a faccia...
Francesca Domenica si segnò tre volte, e bisbigliando nell'orecchio al suo figliuolo disse:
— Altobello, io temo forte che il sole abbia offeso il cervello di questo povero inglese, ed ei ne sia diventato matto.
— Ah! mamma mia, piacesse a Dio che di questi matti possedesse molti il mondo, come pur troppo ne ha pochi, che adesso non si troverebbe più il seme dei ricchi insolenti, dei poveri disperati, nè di oppressori nè di oppressi.
Chiusa la porta, e seduto Altobello al fianco della madre, prese a dirle con voce sommessa:
— Di Mariano che n'è? È infermo? In campagna? Come accade che io non l'abbia anco visto?
— Ah! è infermo.
— Perchè tacermelo?
— Figlio mio, ci hanno malattie che incominciano dal corpo e ne discacciano l'anima; ce ne ha delle altre che incominciano a guastare l'anima per distruggere anco il corpo, e sono le peggiori; il tuo fratello vive travagliato dalla pessima fra queste.