— E a dormire?
— Dormire due o tre notti su la paglia non fiacca le ossa, nè guasta la nobiltà.
— Ma chi ha pagato i muli che avete preso a nolo?
— Me l'hanno fidati a credenza senza pegno.
— Manco male pei muli; ma che potevate pure chiedermi danaro per provvedere alla cena; sudava acqua e sangue nel vedere la imbandigione che ogni più gramo Côrso sariasi vergognato presentare al suo ospite.
— Quanto a questo non ho colpa, Altobello, vedi; io non ci pativa meno di te: prima di partire pel Macinaggio lasciai nell'armadio vino, olio, farina, frutta, micischia, lonzo, cipolle, insomma da tirare avanti un mese: durante la mia assenza pare che Mariano, aperto l'uscio con qualche altra chiave, abbia portato via ogni cosa.
— Anche ladro?
— Ma! lo avrà fatto per pagarsi il nolo del mulo che menai meco al Macinaggio; mi sono accorta tardi della mancanza, e a venire a chiederti in pubblico i quattrini per cena non mi ha retto l'animo; mi è venuto in mente il santo patriarca Abramo, il quale andando pel monte disse ad Isacco: Dio provvederà, e mi son gettata anch'io nelle sue braccia, e Dio ha provveduto, come vedi, perchè il signore inglese non ha voluto cenare e non si è accorto di nulla: quanto a noi altri mangiare poco o assai torna lo stesso.
— E la gente che ci ha accompagnato le bestie, dove l'avete riposte?
— Non dartene pensiero, l'ho raccomandata al cugino Bastiano, e da lui accettai il pane e il latte.