Rientrò il Paoli nella stanza, e chiusane diligentemente la porta si volse al cavaliere Valcroissant dicendo:

— Signor colonnello, se vi piacerà espormi il fine della vostra ambasciata, sono disposto ad ascoltarvi.

Il cavaliere attendeva ricevere lo invito di assettarsi; visto però che il Paoli prese a camminare su e giù per la stanza, non fu tardo ad imitarlo; intantochè essi si movevano su due linee parallele, il cane Nasone, messosi in terzo, si era cacciato nel mezzo regolando i suoi moti con quelli dei nostri personaggi. Il cavaliere, ch'era uomo dotto, non potè astenersi, a cagione dell'accompagnatura, di paragonare il Paoli con gli eroi dei tempi a mezzo barbari, come Evandro, Patroclo, Telemaco e Siface, che Virgilio, Omero e Tito Livio ci rappresentano inseparabili dai propri cani, e per la irrequietudine sua a Catilina, il quale, giusta quando avverte Sallustio, nè vegliando nè dormendo poteva star fermo un momento, tuttavolta con felice disinvoltura incominciò:

— Innanzi tratto permettetemi, signore, che io mi congratuli con voi, che col senno e la fermezza, che tutta Europa onorano, avete saputo ridurre i Côrsi dallo stato in cui vivevano a quello in cui oggi li vediamo....

— E li conoscevate voi questi Côrsi?

— I Francesi, che con la distanza di parecchi secoli visitarono l'isola, ci lasciarono ragguagli così copiosi come veridici.

— E adesso li conoscete voi questi Côrsi?

— Spero dimostrarvelo, signore. Il mio padrone e signore....

Il Paoli gli vibrò un'occhiata di traverso.

— Sua maestà il re di Francia voi sapete che va degnamente insignito di due titoli del pari gloriosi: uno lo possiede comune co' suoi antenati; l'altro glielo deferivano i popoli riconoscenti: desideroso sempre più meritarsi i nomi di cristianissimo e di bene amato, prese in matura considerazione la guerra secolare che lacera due illustri popoli, il Côrso e il Genovese, e poichè per esperienza propria ed altrui conobbe ormai disperato che tra loro potesse cadere termine alcuno di concordia, deliberò affrancare la Corsica dallo odiato governo della repubblica genovese. Se la Provvidenza non avesse riposte nelle sue auguste mani le forze della prima nazione del mondo, forse avrebbe comandato ai Genovesi sgombrassero da una contrada che non avevano o voluto o saputo nel corso di tanti secoli felicitare; e trovatili contumaci a obbedire, sarebbe ricorso all'ultima ragione dei re; la potenza sua unita in bello accordo con la magnanimità gli persuase partiti più blandi, volle risparmiare sangue cristiano, e la Provvidenza secondò il pio desiderio. La Francia, ricca abbastanza per pagare la sua gloria, con molto denaro acquistava il diritto di beneficare la Corsica; e così operando era mossa dal desiderio di appagare i voti secolari di questi popoli generosi, dacchè con grato animo essa rammenta che un giorno vennero ascritti alla famiglia dei sudditi di S. M., che sotto le bandiere francesi militarono, e per ultimo che anche nei tempi recentissimi manifestarono per mezzo di oratori e di istanze, non una volta, ma molte, il fermo proposito di essere chiamati a parte della naturalità francese. La Francia pertanto oggi senza ostacolo vi apre le braccia, e voi potete commettervici con effusione di cuore.