Giacinto mio, obbedisci il signor generale come obbedivi tuo padre... (Pag. 222)

Uniti alla Francia, di deboli diventate ad un tratto potenti; invece di temere le minacce dei nemici, sta adesso ai nemici a imparare la paura delle vostre; la Francia conosce le vostre piaghe e vuole e può ripararle: nuove strade si apriranno, saranno asciugati paduli, ponti eretti, l'agricoltura ricondotta in fiore, i commerci promossi; questa fortunata isola sta per diventare in mano alla Francia scala dei suoi traffici per tutto Levante, arsenale per le sue armate più acconcio dello stesso Tolone; per la copia dei suoi legnami cantiere privilegiato, per la moltitudine dei porti fidatissima staziona navale; i vasti golfi le accertano la scuola di marina quasi esclusiva; qui ufficiali sì civili che militari, qui prelati, e con essi le belle case, le splendide masserizie, l'urbanità, le arti del lusso, le feste. Stupendo a dirsi! Quello che la Francia con la fatica di molti secoli conseguì, voi altri Côrsi in un giorno, anzi in un'ora, acquistate; nè questo è tutto: S. M. cristianissima intende ancora sopra i suoi antichi sudditi felicitarvi; non mica che in lei, ch'è fonte di tutta giustizia, possa allignare parzialità, bensì perchè qui vede urgente riparare le ingiurie della dominazione altrui; a questo scopo divisa affrancare i Côrsi per trent'anni dal pagamento di qualunque imposizione o gravezza. E voi, illustre signore, che per l'egregie opere vostre meritaste che un principe barbaro mediante onorevole ambasciata vi palesasse l'alto concetto nel quale vi teneva, non maraviglierete certo se il re cristianissimo, ch'è quanta gentilezza vive nel mondo, per mia bocca vi partecipa la sua ammirazione e il desiderio di vedere con la presenza vostra onorata la Corte con ufficio degno, come sarebbe quello di tenente generale degli eserciti del re, o, se meglio vi aggradisce vita più tranquilla, rimette in voi la scelta della provincia di terraferma, dove vorreste andare governatore.»

Finchè il Paoli conobbe che questo discorso era per durare un pezzo stette quieto, o parve; mano a mano però che volgeva alla fine, il suo passo si fece più accelerato; gli s'infiammò la faccia, tremava; tuttavolta si contenne e socchiuse gli occhi per nascondere le faville dell'ira che quinci prorompevano. Tacque fin tanto gli fu possibile senza offendere l'urbanità; costretto per ultimo a parlare, con voce tremula incominciò:

— Signor colonnello, i miei complimenti per la vostra facondia: perdonerete le mie disadorne parole; rettorica non ci so mettere, e sapendo non ci metterei; studierò all'opposto di mostrarmi più schietto che per avventura la mia condizione non comporta. Orsù, il vostro discorso contiene due parti: la prima concerne la patria, la seconda me. Quanto alla patria, mi fate sapere che il vostro padrone ci ha comprato interi, terra e anima, come si acquistano poderi con le stime vive e morte; ovvero, che mentre l'Europa incomincia a vergognarsi per la tratta dei negri, S. M. cristianissima non prova ribrezzo alla compera dei bianchi: un'altra cosa vedo nei vostri discorsi, ed è che il vostro padrone, ottimo padre di famiglia, vi manda a pigliare possesso del podere acquistato, con facoltà di levare di mezzo imbarazzi col migliore mercato possibile...

— Signore, voi fate ingiuria...

— Colonnello, io non vi ho interrotto, adesso non interrompete me, e ricordatevi che il vostro signore e padrone non è il mio, anzi ponete addirittura che nessuno, intendete bene, nessuno sarà padrone del Paoli, eccetto Dio. Or via, supposto che siffatti traffici non sieno infami, che cosa ha potuto comprarsi da una parte, che vendersi dall'altra? I Genovesi mentiscono quando vantano aver conquistato la Corsica, e di questo vi chiarirà il libro di Don Gregorio Salvini, che fece stampare in Oletta, e l'altro più breve di mole, e forse di argomento più notabile, di monsignor Natali, vescovo di Tivoli.[23]

Quale, non dirò pudore, ma conformità in voi? Ci aiutaste prima col sangue, con la pecunia, con armi a rompere il giogo aborrito della repubblica genovese, anzi ci mandaste per conforto a perseverare le bandiere col motto pugno pro patria; più tardi vi siete uniti con la repubblica genovese, e non risparmiaste nulla, nè anche delitti, per ribadirci al collo le catene di Genova; ora vi augurate esercitare la tirannide, auspice Genova, ma per conto proprio. Dio eterno, ma che credete voi che i popoli sieno la cavalla morta legata al piede di Orlando matto? Voi dite che ci volete felici, e cominciate intanto col rendere i Côrsi schiavi, me traditore. Certo, non vo' negarlo, costretti dalla necessità e mossi ancora dalla gratitudine, che nei nostri cuori facili a commuoversi esageriamo del pari che l'odio, ci proferimmo a voi, e voi ci accettaste e prometteste tenerci perpetuamente a parte del vostro reame; ma questo accadde, vi piaccia rammentarvelo, quando le forze di Carlo V, il più potente degl'imperatori dopo i Romani, mosse di Germania, di Spagna e d'Italia, minacciavano inondarci; comunque sia, noi ci demmo, voi ci accettaste; come ci teneste? Voltabili nella fortuna contraria, non fermi nella buona, appena credeste aggiustare i fatti vostri con vantaggio ci gettaste via a modo... a modo di donna, che butta là un ventaglio sgualcito. Un'altra volta ci proferimmo a voi, lo confesso, e fu quando intromessi pacieri tra Genova e noi, con gravità non so se più stupida o feroce, ci andavate avvisando: tendete prima il collo al rasoio, e poi aggiusteremo le cose! nè a noi giovava punto rispondere: Dio ve ne renda merito, morti una volta non vale medicina, che imperturbati voi nella medesima proposta insistevate; allora vi si proffersero i Côrsi nella guisa che il condannato, al cui arbitrio si lasci morire di laccio o di mannaia, sceglie la scure, sperando patire meno, e tuttavolta voi non ci accettaste. Adesso voi volete dare ad intendere a voi stessi ed a noi che di questa razza uffici a voi conferiscano diritti, a noi obblighi? Senza ridere voi vi vantate benefattori, e noi sul serio ci confesseremo beneficati? Ah! colonnello, forti siete, perchè venti e più milioni legati ad un medesimo giogo tirano un monte, e non importa se trattisi di bestie o di uomini; ma quanto a ingegno, che nella solitudine può salire fino alla divinità, non presumete vincere le menti latine. Il vostro re ha sentito (voi lo accertate) pietoso ribrezzo di spargere sangue cristiano per costringere i Genovesi a vendere i Côrsi, ma pare non proverà scrupolo a versarlo a bigonce, caso mai i Côrsi repugnassero a confessarsi comprati. — Voi volete rendere i Côrsi felici; lo siete voi, signor colonnello, in casa vostra? Ah! voi pretendete guarirci mettendoci a parte dell'olio santo che già vi ha amministrato il prete?

— Signore, noi siamo potenti.