— Potenti? Sia; ma oltrechè la felicità di rado nasce dalla potenza, io talora credo che la potenza sia la fortuna in maschera: ad ogni modo se fortuna e potenza sono due enti diversi, io gli ho veduti spesso seduti al medesimo tavoliere passarsi alternativamente nelle mani il bussolotto co' dadi. Presumereste forse di avere preso a pigione la fortuna voi altri, frammento minimo della rovina romana? Colonello, io non ho, in fede mia, intenzione di oltraggiare la Francia; pure non crediate che noi ignoriamo quali rovesci condussero le paci di Utrecht e di Rastdat sotto Luigi XIV, che scambiò una candela col sole, e prima di morire la vide condotta al verde: avendo comandato troppo in casa altrui, finì col comandare appena in casa propria, quantunque affermasse l'opposto. Ditemi, la pace di Aquisgrana vi venne persuasa dalle vostre vittorie? Per la Francia non si bisbiglia che il vostro ben amato re si nabissi nello stravizio e nelle lascivie, meno per talento naturale che per sottrarsi al senso dei mali che il suo stato patisce? Voi non siete potenti, voi non felici, ma se io errassi, lasciateci stare; contentatevi dei doni della Provvidenza e non disturbate noi poveri grami. Noi non possiamo essere felici a modo francese, bisogna lo siamo a modo côrso; la vostra civiltà mi sa di acqua nanfa sparsa nella stanza mortuaria per coprire il fetore del cadavere fradicio; come si mariterebbe ella alla barbarie côrsa? E noi siamo barbari, e prego Dio con tutte le viscere dell'anima mia ci mantenga lungamente così; la vostra civiltà travasata tra noi riuscirebbe schifosa a vedersi come il vomito di pasto reale sopra un masso di granito. Perdonate la turpezza del paragone in grazia della verità. Il Côrso è superbo: prosuntuoso; ombratico, non patisce padrone, e non per tanto ha in uggia i vili; con lui ci vogliono esempi buoni piuttosto che leggi; onesti fatti e forti, non già parole dolosamente leggiadre; ad emendarli, appena bastano amore di padre, carità di fratello, e tanto tu hai ad adoperarci industria, che ammaestrandoli paia che da per loro trovino l'insegnamento; di pazienza non parlo, perchè qui ci bisogna troppo più di pazienza; in effetto non solo importa sopportare le ingiurie, ma per mantenersi in credito fingere che non te ne sia accorto nemmeno; la naturale superbia persuadendo il Côrso a non chiedere mai scusa, e al tempo stesso la sua rettitudine sforzandolo a compensarti il male che ti ha fatto. Ora lascio considerare a voi se i Francesi possono praticare queste ed altrettali provvidenze additate nel consorzio quotidiano co' Côrsi; e se, potendo, vorranno essi così impazienti, così superbi. Anco conceduto che voi poteste e voleste, tanto non verrete a capo di nulla, perchè non vi recate in mano la fiaccola della libertà, bensì la spada della forza. Ora che i Côrsi non vorrebbero stare nè anco in paradiso; e voi la libertà non amate, anzi offendete e perseguitate: miseri! che la libertà matura nel suo segreto la vendetta, e quando un giorno vi sentirete appetito di lei, i vostri petti spasimeranno accesi non di amore, ma di libidine, e la santa libertà da voi invocata con bramiti di belve non vi consolerà alito respirato dal creatore su la creatura, ma come furia vi si attaccherà alle ossa. Non istarà per voi che la libertà non si faccia detestabile quanto il dispotismo e più.

Il proposito nel Paoli di tenersi fermo alle regole del severo ragionamento era ito, tutto il suo ente pareva un mazzo di ferro che il fabbro cava arroventato dalla fornace; però di un tratto facendosi più mite riprese:

— Adesso resta a favellare di me; e da parte mia direte al vostro ministro che, innanzi di propormi i partiti discorsi da voi, egli doveva considerare se mi stimava ambizioso, se ambizioso od onesto; come avrei scambiato il governo di una provincia di Francia col comando supremo di un popolo? Come la libertà col servaggio, per lo meno con la soggezione? Se onesto, come spero, che tradissi il popolo che ho giurato difendere, e che difenderò finchè mi basti l'anima? — Oh! fossi padrone del fulmine — perchè sghignazzate, signor cavaliere, e mi sporgete irridendo alle mie parole il volume di Plutarco? Lo so, lo so quello che volete dirmi. Non fu uomo al mondo, che affaticandosi per la libertà del popolo, non capitasse male: corre molto tempo, che mi sono ammannito anche a questo; però avvertite bene, con animo diverso di quello che supporreste voi, imperciocchè abbia considerato, che i nemici del popolo non si condussero a fine migliore, e i primi ebbero il conforto della pace dell'anima, i secondi le angosce del rimorso, la quale cosa non è pericolo capitale nelle ultime ore; finalmente i grandi benefattori come i grandi malfattori sopravvivono al sepolcro, ma questi alla infamia, quelli all'amore dei popoli pentiti e riconoscenti. Ora, per gli animi gentili non si conosce premio che superi questo in bontà, quantunque gustato da loro unicamente per via di presagio.

— Io non mi offenderò, rispose l'oratore di Francia, generale, delle vostre parole, ammiro le nobili doti dell'animo, anco quando paiono eccedere. Senza punto cancellare le cose, che già vi dissi, pregovi avvertire quanto altro brevemente vi dirò; la questione côrsa offre due aspetti, il primo esterno, il secondo interno. La vostra sagacia vi avrà a questa ora chiarito che gli stati d'Europa intendono estendersi, e bilanciarsi così per mare come per terra. La Russia mira allungare i piedi a Costantinopoli per iscaldarseli al sole: lo ha per testamento dello czar Pietro il grande; l'Austria suda acqua e sangue per mettere capo ai mari; lei tiene addietro la repubblica di Venezia, però è riuscita a ficcarsi nel ducato di Milano, e quivi sta nel mezzo d'Italia, come un topo chiuso in dispensa; lasciatela rodere, è il suo mestiero, da qualche parte bucherà: ma mettiamo da banda i casi remoti; ragioniamo degl'imminenti. Voi vedete Francia e Inghilterra, emule eterne, ed io credo meno per volontà che per necessità provvidenziale: adesso riposano non amiche, bensì come gladiatori stanchi di combattere, che la Inghilterra aspira al dominio dei mari, massime del Mediterraneo, come quello che fu e tornerà un giorno ad essere la fiera dove hanno a concorrere la più parte dei popoli del mondo: di già ella si è presa Gibilterra, occupò porto Maone unico per sicurezza a giudizio universale dei marinari; le coste africane furono un dì municipî fiorentissimi dei Romani, anche i Crociati le tennero, Carlo V tentò farsele soggette, e riuscì in parte; l'Egitto ci offre la strada più spiccia, comunque disusata, di penetrare in Asia: questi ed altri concetti mulinano nella mente degli uomini di Stato, e secondo l'opportunità colgono il destro di allungarci la mano. La Francia non può dunque patire che la Corsica barcolli in mezzo al mare come caicco senza padrone in pericolo di venire in potestà del primo occupante: o bisogna che la pigli, o la lasci pigliare; e tra i due partiti non si domanda quale le garbi di più. Repubbliche di san Marino non possono reggere su i mari, e se mi opponete Malta, io vi dirò che vive sì, ma come la lodola perseguitata dal falco; in meno di venti anni Malta diventerà una gemma della corona di Francia.... o d'Inghilterra; ma questa parmi più difficile. Non vi potendo sostenere da voi, qual senno vi persuade a rigettare la offerta, che vi chiama a parta delle fortune di un popolo grande, a voi di lunga mano conosciuto, e se non concorde, nemmeno da voi affatto disforme? — Pensateci. Circa all'interno, vi ho detto che conosceva i Côrsi; intendo provarvelo adesso. Non in tutti vive un animo solo: anche i popoli che avete nelle mani procedono con voglie divise; nei presidii vi si professano avversi, e da ogni parte, compreso l'interno dell'isola, fioccano suppliche di omaggio in corte di Francia a fine di non essere ultimi alla pioggia dei regi favori. Cupidissimi noi proviamo i Côrsi, è di ogni lavoro nemici giurati: degli agi e delle vanità del lusso insaziabili, ma questi agognano come regalo di favore, non come premio della fatica; col governo intendono guadagnare, non già fargli le spese; la libertà, che non paga, ed invece vuol essere mantenuta, incomincia a riuscire sazievole all'universale. Sono parecchi anni che vedono la faccia di Luigi, e per quanto so ci spasimano di amore davanti, perchè la è faccia di oro, che costa ventotto lire di vostra moneta. Ah! signore, voi vi credete circondato da eroi, e lo siete da traditori.

— Oh! non è vero.

— A Dio non piaccia che dobbiate farne amaro sperimento. Intanto voi non avete provvisione di danari, non di vettovaglie, pochissime le milizie stanziali, le altre, comecchè valorose, certo non disciplinate, ed incapaci a sostenere gli sforzi dei veterani di Francia: di artiglierie grosse scarsi, di minute al tutto manchevoli, non ospedali, non chirurghi. Ora posto che in uno scontro, che in due, possiate avere il disopra, credete in coscienza sgararla coi Francesi, i quali se favoriti dalla fortuna vi opprimeranno di un tratto, se contrariati s'infiammeranno di furore, non consentendo, nè savi nè matti, di apparire vinti al cospetto del mondo da una mano di montanari. Cogliete l'occasione, signore; adesso nello accordo potere mettere un po' di volere; più tardi non vi rimarrebbe che a obbedire.

— Quanto a me state certo che non obbedirò: ma se veramente ci ama la Francia, laddove arrivasse ad accertarsi i profitti che desidera, perchè si ostina a levarci la libertà? Ci diventi protettrice; accordiamoci con un trattato in virtù del quale sia lega perpetua fra noi; per continuare la vostra similitudine, se non può lasciarci barcollare come caicco senza padrone, ci attacchi dietro alla sua nave, ma non ci faccia passare per occhio sfondandoci senza misericordia: le condizioni dei mutui commerci e dei mutui uffici ella detti, e noi le accoglieremo con gratitudine, adempiremo con fedeltà. Il duca di Choiseul mi scrive che non manda milizie in Corsica ai nostri danni, e intanto incomincia a rompere la tregua prima dello spirare del termine: non intende recarci ingiuria, e alla sprovvista assalta ed occupa quanto paese più può; corrompe, e la corruzione mi butta in faccia come argomento di servitù da parte nostra, di dominio da parte sua; compra pugnali e poi cerca atterrirmi con le minacce del tradimento.

— Signore, a me non fu conferito mandato di proporre o di accettare leghe, nè la Corsica si trova in termini di presumere di avere per confederato il re cristianissimo.

— Ho capito; quanto a me il mio avviso vi fu manifesto: adesso l'obbligo mio sta nel sottoporre la proposta vostra alla Consulta, che fra pochi giorni si adunerà qui in Corte: se vi piace, potete fermarvi a sentirne la conclusione.

— Lo credo inutile, perchè la gente chiamata sarà a voi pienamente devota, e voi le saprete persuadere di leggieri quanto vi piace.