— V'ingannate; come capo di governo l'obbligo mio consiste nello esporre la proposta e nulla più. Non mi si concede parlare pro o contro di quella; anzi la legge mi ordina uscire dalla sala mentre accadono i dibattimenti e la votazione. Importa a me più che a voi conoscere se i Côrsi intendano sinceramente respingere od accettare le proposizioni della Francia.

— In questo caso rimarrò,

— Vi manderò a stanza nel convento dei Francescani, e spero ve ne chiamerete contento; ci manderò guardie per onore e tutela: se desiderate guida vi darò il più giovane dei miei segretari, giovane d'ingegno svegliato e di modi gentili.

Qui reiterati da una parte e dall'altra i complimenti, il Paoli ordinò ai comandanti Serpentini e Morati conducessero l'oratore di Francia alle stanze del convento dei Francescani, gli ponessero guardie, procurassero tenerlo con ogni maniera di cortesia bene edificato; a Matteo Masessi commise andasse, finchè il cavaliere stesse in Corte, ai servizi di lui.

Il lettore avrà notato, come la baldanza del Paoli nella seconda parte del colloquio col colonnello francese scemasse, e questo accadde perchè gli fu messo il dito dove gli doleva: infatti appena il colonnello ebbe posto il piede fuori delle stanze, egli con tutte e due le mani si strinse il capo esclamando:

— Pur troppo! Oh! perchè consentii la tregua quadrienne coi Francesi? Perchè permisi i mercati settimanali dei paesani con loro? Di questo fallo io temo mi abbia a chiedere severo conto Dio; ignorava forse che a mo' delle arpie i Francesi dove toccano contaminano?

Poi quasi per divertire la mente da angosciose considerazioni chiamò il segretario fra Bonfigliolo, commettendogli introdurre la gente rimasta ad aspettare la udienza. Qualcheduno fra gli antichi afferma, Socrate avere sentenziato, che l'uomo virtuoso in lotta con l'avversità offre spettacolo degno degli Dei, ed è a mio parere troppo fiero giudizio; piuttosto mi sembra degno questo altro, che lo sgomento delle anime forti così comparisce pieno di spasimo e di passione da meritare che Dio lo sollevi con prontissimo aiuto.

E veramente allora parve che le cose passassero come ho avvertito, imperciocchè il frate Bonfigliolo mise dentro di un tratto frate Casacconi, Alando, Giocante, il signor Boswell e il Giacomini di Centuri, i quali tutti venivano per faccende comuni, sebbene poi non mancassero averne delle speciali a ciascheduno di loro.

Il padre Bernardino, comecchè più innanzi degli altri negli anni, avvezzo a lasciarsi trasportare dal sangue saltò al collo del generale, e gl'innondò la faccia di baci e di lacrime, intanto che con frasi rotte diceva:

— Benedetto! Benedetto! Tu non mi conosci, ma ti avrà parlato di me quel galantuomo di tuo padre Giacinto: noi altri vecchi abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, ma se voi altri giovani opererete meglio vi batteremo le mani, non ne dubitate vi batteremo le mani.