— Mi pareva avere udito che espugnaste San Fiorenzo.
— Non io, bensì i generali Andrea Colonna e Luigi Giafferi; io ne fui ributtato, e se volete udire come, Clemente mio fratello ve lo racconterà.
— È breve storia, incominciò a dire un uomo che molto arieggiava il generale, senonchè la complessione e la statura sua erano tutte avantaggiate, le sembianze non si poteva conoscere ad un tratto se più malinconiche o più rigide, ma forse ci entrava un po' dell'uno e un po' dell'altro, — è breve istoria, e poco gloriosa. Indettati con Francesco Arena e i Gentili, mio fratello ed io movemmo il 7 febbraio 1760 all'acquisto di San Fiorenzo: sessanta uomini condotti da Giovanni Rocca buon'anima, fiore di valoroso, si accostarono a mezza notte su due barche ai bastioni dalla parte del mare; le acque trovarono basse per via del rovaio che si era messo a soffiare forte di prima sera, e le scale trovarono corte al bisogno: l'accidente cagionò perdita di tempo, ma a nessun cadde in mente di abbandonare la impresa. Su i bastioni stava, e sta tuttavia appoggiato il muro di una casa dentro la quale giaceva un infermo custodito da certa femmina del luogo: ora nel punto che i nostri salivano, a costei venne voglia di votare non so che vaso, per la quale cosa affacciatasi alla finestra gli scoperse di botto, e prese a rangolare: battaglia! battaglia! — Le sentinelle trassero, e il povero Giovanni rotolò giù in mare gridando: su, figliuoli. I nostri si arrampicarono come gatti, e messo il piede in sodo si stringono a zuffa manesca co' soldati; sopraffatti dal numero riparano in alcune case prossime alla porta, e quinci attendono a difendersi da uomini. Io me ne stava co' miei quatto di fuori, ma sentendo le grida non mi parve tempo di gingillare; dato di piglio alle accette in breve ora con lo aiuto di Dio mandammo in fascio le imposte accorrendo in aiuto dei pericolanti. Il comandante genovese non si rimase ad aspettarci, ma rinchiusosi nel castello incominciò a fulminarci con la batteria dei cannoni: tanto è, i cannoni non ci facevano paura, e volevamo ad ogni modo spuntarla. Alla provvidenza piacque altrimenti; trecento soldati genovesi spediti a dare la muta al presidio di Bastia, sbattuti dal vento avevano preso terra in Capogrosso, dove udito il caso di San Fiorenzo mossero a marcia forzata, ed occuparono il posto di Santa Maria fuori delle mura: di assedianti diventammo assediati di mezzo a due corpi, ognuno dei quali superava di numero il nostro, e per più avevamo di fronte una fortezza. Conobbi che ostinarmi più oltre sarebbe stato tentare Dio, chinai il capo ai divini voleri, e mi ritrassi.
— Troppa più lacrimevole vicenda fu quella di Aiaccio, soggiunse Pasquale Paoli, Giuseppe Masseria, il quale come avvocato dei poveri aveva facile accesso nella cittadella, e nel maschio dove si custodivano i carcerati, mi fece sapere essere disposto a darmi nelle mani la città: esitando io di seguitare il trattato per colpa della fortuna sperimentata nemica in simili avventure, egli per pegno di fede e per conforto alla impresa mi mandava in ostaggio la moglie con due suoi figliuoletti: allora, gettato via ogni dubbio mi accostai con duecento soldati regolari, e un corpo di volontarii co' quali mi fermai a 10 miglia da Aiaccio nel convento dei Francescani alla Mezzana; quinci spedii un corpo ad Alata con ordine che occupasse i conventi dei francescani e dei cappuccini per istornare l'attenzione dei Genovesi, mentre commetteva al colonnello Buttafuoco, che con molto maggior punta si accostasse ad Aiaccio, e sentito il tiro del cannone desse la scalata. Il Masseria per mandare a compimento il disegno si era confidato nello aiuto di certi banditi côrsi i quali gli mancarono non per difetto di volontà, bensì perchè la sentinella negò lasciarli entrare in fortezza; obbligato allora di rimediare alla meglio condusse seco due preti e il suo figliuolo maggiore, con questi entra nel maschio, investe con le coltella le guardie, e lo occupa; subito dopo con l'accetta rompe le porte delle carceri, libera i prigioni, e con parlare succinto dice loro, che se hanno cara la vita lo sovvengano nella impresa recandosi a difendere le porte del maschio; quinci ancora invia un soldato al commissario genovese, affinchè lo ammonisca che non si attenti movere passo, altrimenti appiccato fuoco alle polveri manderà sottosopra la terra con quanti ci rifiatano dentro; lui volere restituire la patria alla libertà; cercasi la chiave della polveriera al magazziniere, che col ferro alla gola confessa averla confidata alla moglie, la quale o fedele o maligna se la cava di tasca ed in un attimo la sbalestra nel mare; non per tanto sbigottisce il Masseria, che spinto il figliuolo e un prete in cima al maschio per dare il segno col cannone al Buttafuoco, affinchè tentasse la scalata, resta coll'altro prete a rompere l'uscio della polveriera. Il figlio Masseria accosta la miccia al focone, e il colpo non parte; tenta da capo, e invano; specolato il pezzo lo trova scarico; adesso mentre quei grami, poveri di consiglio si baloccano lassù, un nugolo di palle sparate di casa il commissario, ammazza il Masseria, e ferisce il prete. I prigioni, liberati, vista ogni cosa a rovescio, inviliti disertano la porta, che viene sforzata dai Genovesi irrompenti. Il Masseria che si adoperava intorno alla polveriera, la quale, oltre alla estimativa, ai suoi supremi conati resisteva, ferito a morte casca; nondimanco messo ai tormenti, incolpò sè e il figliuolo, i preti disse ignari di tutto, e da lui condotti per diporto lassù; indi a poco moriva. Uomo degno di memoria nelle storie per l'ardimento, per la fine generosa, e per la magnanimità sua, dacchè nel mettersi a tanto sbaraglio, niente aveva chiesto per sè; solo qualche privilegio pei suoi concittadini. Tentai anco sorprendere il forte di San Pellegrino e non l'ebbi; all'opposto vi perdei Felice Valentini, soldato di valore e mio parente; la presa della torre della Paludella non vale il pregio di essere rammentata, sicchè voi vedete che io non posso in coscienza venire a contesa di fama col Demetrio Poliorcete[25] nè con Ambrogio Spinola espugnatore di fortezze.
.... il sig. Giacomo Boswell non ebbe a meravigliarsi mediocremente al considerare intorno alla tavola, raccolti di ogni generazione frati e preti; eranvi parecchi soldati... (Pag. 251)
— Benissimo; ho avvertito nel vostro discorso che avete ragionato di milizie regolari e di volontarii; a me la fama riferì che di soldati fermi non conoscevate in questa isola la mala semenza.
— Porgete ascolto; tanto è volere sfondare il cielo con un pugno, che presumere di vincere le guerre co' volontarii soli: lo ammiraglio di Coligny lasciò detto amare meglio di condurre mille diavoli che cento volontarii, ed io consento con lui. Senza disciplina, gente armata saranno masnadieri, guastatori, tutto quanto vorrete, tranne milizia atta a vincere battaglie; i volontarii desidero per segnarsi soldati, da questo in fuori devono pareggiarsi agli altri. Quanto al soldo sarebbe lodevole poterne fare a meno; Roma per 374 anni non ammise milizia pagata, allora la introdussero i patrizii per gratificarsi il popolo, ma i tempi ed i costumi nostri non concedono questo; ho ordinato due reggimenti a cui assegnai istruttori svizzeri e prussiani, e questi pago; se i casi persuadono a tenere le altre genti oltre lo stabilito, retribuisco a ragione di venti soldi per giorno, e ci stanno volentieri; ma il nostro Achille Murati, che in coscienza di cristiano si è guadagnato sette volte con le sue imprese il nome di Achille, vi chiarirà intorno agli ordini delle nostre milizie.
— E' sono ordini semplici, mio caro signore, prese a parlare l'eroe della Capraia, uomo che al guardo, al naso, alle forme spigliate rassomigliava all'aquila; da diciotto a sessanta anni ogni Côrso ha da combattere; dei preti, i curati soli esclusi; dividonsi in due terzi; ogni terzo va al campo e si ferma otto giorni a spese proprie, gli altri succedono di mano in mano: si chiamano i più prossimi al luogo dove si tiene il campo; i rimasti a casa si addestrano; massime la domenica, e tanto riescono capaci, che Ambrogio, guardia del generale, non è il solo che con un colpo abbia ammazzato due Genovesi. In ogni paese stanzia un capitano, in ogni pieve un commissario di cui lo ufficio consiste nel levare e istruire le reclute; ci sono i due reggimenti dei quali vi ha parlato il generale, la sua guardia, quella dei magistrati, e qui finisce; tutti insieme possono sommare a quarantamila uomini, ma da farci proprio assegnamento sopra, un venticinquemila.