— E i bagagli, le artiglierie, gli ospedali, le munizioni al bisogno?

— I cannoni, abbiamo quelli presi ai nemici, o pescati in mare dai legni perduti; circa agli ospedali vi racconterò la risposta data testè da un Côrso ferito a Barbaggio ad un Francese: il Côrso muore volentieri all'aria aperta. Per ciò che spetta alle munizioni, ogni uomo porta le sue per una settimana; dove mancassero, la carità patria supplirebbe a ribocco, e perchè non la crediate jattanza io vo' che sappiate come gli abitanti del piccolo casale di Altipiani nudrissero per bene otto giorni tremila uomini ricusando qualunque compenso.

— I bagagli sono guaio per le spedite mosse degli eserciti, osservò il Paoli; i Romani solevano chiamarli impedimenta, ed avevano ragione; io penso che i bagagli i quali si strascica dietro adesso un esercito di cinquantamila uomini sarebbero stati di avanzo a tutte le legioni romane; ma se l'averne troppi reputo guaio, certo mancarne affatto non giova. Lo stesso dicasi delle artiglierie; qualche pezzo ho ordinato a Livorno, altri promette allestirne in breve Settecervelli col bronzo delle campane donate. I nostri preti, signor Giacomo, hanno creduto che in tempo di guerra per la patria il bronzo glorificasse meglio Dio ridotto in cannoni che in campane, però ogni chiesa ha donato la sua. Settecervelli è il nostro Archimede: quando prima fondai la zecca a Murato ci proposi certo maestro svizzero assai pratico nell'arte, e Settecervelli lo aiutava per garzone; un bel giorno il male del paese pigliò lo svizzero, e Settecervelli rimase solo, e nondimeno tanto per la bontà del suo ingegno istruito, che non pure manda innanzi la zecca, ma getta artiglierie, fabbrica ordigni di nuova invenzione che fanno maraviglia a vederli. Quello di cui non so darmi pace è la mancanza di ospedale e di cerusichi: la risposta del mio compatriotta ricordata da Achille palesa la costanza côrsa nel soffrire, ma per la Immacolata, questa costanza non è ragione perchè soffrano, colpa la povertà nostra, di tante angustie. Ah! che non darei io per essere ricco; il vostro Shakspeare, signor Giacomo, mise in bocca a certo suo personaggio queste parole: — mi conierei anco il cuore! — io farei di più, piglierei moglie....

— Come! aborrireste voi il matrimonio?

— Certo nella condizione in cui mi trovo lo aborro sopra tutte le cose, dacchè il matrimonio scemi la passione per la patria, o la diverta, e a me ha da essere moglie la Corsica, figliuoli i Côrsi, pure sposerei una moglie oltre modo facoltosa per convertire la sua dote in sollievo dei miseri feriti nelle difese della patria.

— Bene!

— Affinchè divampi il fuoco che arde nel cuore dei Côrsi ricercai gli spedienti adoperati nei tempi antichi e nei nuovi: piacquemi sopra tutti quello degli Spartani i quali non accettavano nella legione il milite se non a patto che presentasse la sua amante, essendosi attestato dagli storici come queste o per paura di vedere ferito l'amato compagno, o per smania di vendicarlo morto, combattessero da leoni: ora tali amori non consentendo i costumi, mi industriai ottenere il medesimo fine con più diritto amore, epperò composi le compagnie per quanto potei di parenti e di vicini, trovando giusto il proverbio che dice mezza parentela la vicinanza. Sto dietro a raccogliere, avendo perciò spedito lettere circolari ai parroci, i nomi dei morti in guerra dal 1729 in poi, e questi intendo stampare, e tener fissi dentro una tavola in ogni chiesa; avranno elogio funebre annuale; degli altri, che sortiranno non so se io mi abbia a dire grazia o sventura di cadere combattendo, di ora in avanti ne sarà cavato il ritratto per essere esposto nella sala del consiglio qui in Corte; i figliuoli di questi eroi fu statuito che per dieci anni vadano immuni da qualsivoglia gravezza; ricevano istruzione gratuita; arrivati alla età legale siedano di pieno diritto nelle consulte, affinchè, dichiara il decreto, — il sangue degli eroi venga con pubblici onori solennemente distinto.

— Ma con quali leggi vi governate? Non chiamaste Giangiacomo Rousseau a dettare per voi uno statuto, un codice?

— Invitai Rousseau di riparare in Corsica, mosso da compassione delle sue sventure, e gli avrei anche concesso di dettare la storia di questo paese; intendiamoci però la storia epica, quale compose Erodoto, che parla alla passione del popolo e commovendolo lo migliora, non già la storia dell'uomo di Stato, che stillata dal cervello si volge al cervello, e conviene meditare notte tempo, al lume di lucerna, seduti sopra un gradino di marmo a canto della statua della Patria. Certo, ingegno, e grande possiede costui, ma bizzarro, inquieto, e presuntuoso al pari del Voltaire; uno chiama l'altro povero uomo, questi quello garzone, e veruno di essi ha torto di disprezzarsi così quando nel mutuo orgoglio si reputano capaci di dettare leggi co' ghiribizzi loro ad un popolo che non conoscono. Di rado i letterati intendono di Stato; in effetto il Macchiavelli passava piuttosto per uomo non senza lettere, che letterato. Però tutti i governi abbisognano di uomini periti delle lettere e nelle scienze, decorandoli troppo meglio che le pompe, e le orerie, di ogni onore degni quando accreditano i reggimenti benevoli della umanità, vituperevoli quando onestano la tirannide, e nondimanco luce sempre, comechè in un caso conduca allo scampo, e nell'altro a perdizione.

— A quanto sembra voi reputate assai il Macchiavello; non so se sappiate che i Francesi vadano dicendo, che voi lo portate sempre in tasca.