— Passiamo le grullerie francesi, troppo spesso essi giudicano senza verità, e senza conoscimento. Non porto in tasca il Macchiavello chè darebbe incomodo, bensì nella mente dove arreca beneficio; anche il re Federico di Prussia senza conoscerlo lo sprezza, o piuttosto finge, e fa, secondo il motto arguto del Voltaire, come colui che sputa su la vivanda, perchè altri schifato la lasci stare ed egli possa mangiarsela tutta. Del Macchiavello è somma l'arte di considerare; e se volge la mente ai suoi tempi, la materia infelice gli somministra argomento a tristi pensieri, se ai fatti degli antichi ne cava precetti di ottimo vivere civile. — Questo vi chiarisca; da lui si mette la religione base principalissima dell'umano consorzio; anzi con forti raziocinii ed acconcissimi esempi dimostra che venuto meno ogni altro vincolo, dove questo uno rimanga saldo, basta a salvarlo; all'opposto Federico nelle lettere al maresciallo Keit ostenta l'ateismo. Bella consolazione davvero per un guerriero moribondo sentirsi dire: tra poco voi non sarete più nulla![26] Con tali insegnamenti non si possono sperare uomini grandi, sopratutto buoni. Dalla setta di Epicuro un solo uomo degno, la scuola degli stoici ne fu semenzaio. — Il signore Giuseppe Maria Massesi, cancelliere del governo, vorrà essermi cortese d'informare l'ospite nostro delle leggi, e del modo di amministrare la giustizia.

— I Genovesi (così prese a favellare un grave personaggio, che al sembiante arieggiava un po' il bue, un po' la faina, tipo assai facile a incontrarsi nella classe dei magistrati), ci lasciarono certi statuti, i quali contengono ordinamenti generali quanti bastano per incamminare a fine uniforme lo esercizio della giustizia; comporre codici a noi non importa, nè giova; questi reputano miglioria, e sono impedimento; in effetto essi sommano i beni partoriti dai buoni costumi, e poi si parano come la steccaia in mezzo al fiume, la quale trattiene il flusso delle acque finchè non arrivino a soperchiarla: così il codice impedisce la immissione quotidiana e regolare dei buoni costumi nelle leggi fino al giorno che la discrepanza diventi massima e ostile. Nè il codice per quanto prolisso tu lo immagini può comprendere la descrizione dei casi speciali, epperò ad ogni codice fa coda la faraggine della giurisprudenza; donde avviene, che quanto sarà più concisa la legge meglio ti troverai; pensate a Dio; con soli 10 comandamenti provvede più che tutti i legislatori con i codici loro. — Posta la regola, il cuor sincero e la mente retta ti faranno più giudice che il Baldo ed il Bartolo non saprebbero. Furono fabbrica di curiali i codici non semplici e non compiti, ma così ammezzati e difficili, per ridurre la giustizia a mestiere privilegiato. No, signore, la giustizia entra nel pane quotidiano dell'uomo, ed ognuno deve sapere allestirla per sè, e ministrarla agli altri. — Ogni paese elegge annualmente un potestà, e due padri del comune; il potestà giudica senza appello le liti fino a dieci lire, unito ai padri del comune fino a trenta, e senza appello: in qualche paese nominano due podestà, in tale altro eleggono padri del comune fino a dodici. Prima di entrare in ufficio i magistrati provinciali li confermano; talora il governo commette ai medesimi le incumbenze dei magistrati provinciali; non hanno paga. Le cause di merito superiore giudicano essi ancora, ma le sentenze si possono appellare alla ruota composta di tre giudici: brevi i giudizii, non graditi gli avvocati, in arbitrio del giudice le chiusure del processo: le decisioni non si raccolgono, nè si allegano, chè andiamo persuasi come ogni sentenza motivata da casi speciali non può estendersi, se non per via di garbugli, ad altri casi non mai pari; questa è la nostra giustizia civile.

— La quale, salvo il vostro onore, mi sembra un po' parente della giustizia turca.

— Ditela addirittura sorella, riprese il Paoli, e dubitando offenderci voi ci avrete lodato: ora ve ne dirò la ragione: educato al foro ho potuto osservare come nei paesi che si chiamano civili, le sentenze proferite dai tribunali di prima istanza vengono almeno per la metà revocate dai superiori; ora se ciò avvenga o perchè siasi fatto errore, o per causa della contradizione che corre nelle vene dell'uomo, poco rileva; la cosa sta: — conceduto adesso che anche i Turchi sbagliassero per metà, avremmo di risparmio gli avvocati, le spese di giustizia, le disperate lungaggini, e quella turba di giudici mestieranti, che si abbarbica vera pianta di passione sulla facciata del tempio della giustizia. Quanto a noi vi so dire che di rado si appellano, e delle cause appellate, nè manco un quarto se ne baratta; onde vi accorgete, che non abbiamo punto vaghezza di cercare miglior pane che di grano.

— Questo concerne la giustizia civile, e la criminale come si amministra ella?

— Eh! rispose il Massesi come se gli fosse andata una lisca per la gola, vostra signoria capisce che in tempi torbidi, minacciati da nemici interni ed esterni, la non si può guardare tanto al sottile.

— Esponete liberamente, soggiunse il Paoli, affinchè non accada che dove non meritiamo lode di bontà non ci neghino anco quella di schiettezza.

— Or bene, da prima fu conferita alla Ruota la facoltà di giudicare al criminale, ma poi, crescendo i pericoli, l'ebbe una giunta di guerra composta di dieci ufficiali, presieduta dal generale; e quando la setta dei Matra istigata dai Genovesi si sbracciava a mandare sottosopra l'isola, commisero al Antongiulio Serpentini il potere di far sangue nella provincia del Verde, e in pari casi la confidarono anche ad altri ufficiali di armi: di presente può condannare a morte un tribunale composto di uno del supremo consiglio e di uno dei magistrati provinciali, referendone però al supremo consiglio per conseguire la conferma del giudicato. La confisca e la tortura furono mantenute; prima fucilavano i rei, ora gl'impiccano, e ragione vuole che aggiunga che tutte queste provvidenze furono prese a mia insinuazione.

— A vostra insinuazione! esclamò il Boswell allontanando spaventato la seggiola da quella del Massesi, che gli sedeva accanto. Questi crollò il capo, e sorrise; poi ripigliò:

— Che volete dirmi? Forse questi essere partiti barbari? Lo so meglio di voi; ma i tempi e gli uomini in mezzo ai quali viviamo non ne consentono migliori. Il Côrso, che fa caso della sua vita quanto di un sorso d'acqua, trema al pensiero di lasciare la famiglia nella indigenza e si astiene dal tradire la patria. Se il terrore della corda non fosse, bisognerebbe renunziare a sapere la verità; ed avvertite bene, la conservazione della tortura ci dispensa dall'adoperarla, imperciocchè il Côrso reputa infamia patirla, e la minaccia di applicargliela basta perchè confessi. Opinano i filosofi, l'uomo non possedere diritto ad uccidere l'uomo, ed è vero; però non ad ucciderlo solo, ma a imprigionarlo altresì, a tribolarlo in qualunque altra guisa, imperciocchè, leviamo la maschera, distruggerlo in linea retta, o per via obliqua, egli è tutt'uno. Zitti dunque a potestà, e dichiariamo che le pene nascono dalla necessità della difesa: chi afferma, che la pena vendica la offesa non ha discorso; i legislatori la statuirono affinchè l'esempio trattenga altri da offendere; ora la fucilazione del colpevole tra noi non otteneva altro scopo che la vendetta, e questo era barbaro e di poco profitto, non ispaventandosi punto i Côrsi di tal genere di morte; all'opposto al pensiero di morire appiccati battono i denti come se il freddo li gelasse nell'ossa. Tuttavolta avendo avvertito che il nostro boia è mal pratico, e fa patire troppo i pazienti, io ho inventato un arnese, che non iscemando il terrore al supplizio ne agevola la esecuzione: datemi ascolto, che m'ingegnerò darvelo ad intendere con esattezza.