Arrivato a questa parte del suo ragionamento, chiesta prima licenza, entrò una guardia del generale, che gli presentò lettere sigillate: egli stava per metterle in tasca e leggerle a bell'agio, quando la guardia gli disse: — Avvertite! — Allora il generale guardando meglio vide scritto nella sopraccarta: — preme. Scusatosi con la compagnia, lesse una volta, e due, poi ripiegati pacatamente i fogli, senza mutare sembianza soggiunse: — va bene; e licenziò la guardia; dipoi voltosi al Boswell continuò: Fin qui non vi ho detto il peggio; nella coda sta il veleno, io posso di mia autorità far arrestare sospetti, posso anche mandarli a morte... non vi spaventate; questa è tirannide, ma come vi hanno tiranni che curvano i popoli nella servitù, così la dura necessità vuole che talora abbisognino tiranni per raddrizzarli alla libertà. Ai popoli corrotti, o imbestiati dalla oppressione, per purgarsi fa mestieri a modo del Dante di passare per lo inferno e forse ha meno pericoli il nostro mare nelle bocche di San Bonifazio, che il diritto del suffragio universale, e pure in questo fuoco bisogna ritemprarsi. Se da una mano io pongo un pugnale atto così a difendere come ad uccidere la libertà, importa che io tenga armata l'altra mano per riparare in tempo; lasciamo da parte i privati cittadini e supponete un procuratore comunale, uno del magistrato provinciale, che più? uno del supremo consiglio, che io sappia per sicuro macchinare tradimento a danno della patria, ma il tempo manchi al giudizio, anzi riesca impossibile procacciarsi prove legali, e il pericolo si versi nello indugio: aggiungete, che nelle cause di Stato se aspettiamo che il delitto sia compito, allora la patria è venduta, la libertà spenta, il giudice in catene. Quando il traditore può in un momento sovvertire la patria, deve potere la pubblica vendetta colpirlo improvviso come la folgore di Dio; ed io stringo nella mia destra questo fulmine pronto sempre ad avventarlo quando occorre. Poteva conferirsi questo diritto al consiglio intero; ma oltrecchè sarebbe sembrato sanzionarlo con legge, enorme cosa, i consigli procedono sempre lenti, di rado concordi, almeno sulle prime, e i casi piuttosto si indovinano, che si dimostrino, nè può definirli nelle moltiplici specie la legge, mostrandosi ordinariamente la malizia più feconda al nocere, che la sapienza a riparare. Io rabbrividisco per questo diritto di sangue che possiedo, e non lo depongo, disposto a renderne conto a Dio ed ai sindacatori; voi però non crediate che meco stesso non vada ravvolgendo la contingenza, che quello che a me parve necessità suprema ad altri tale non paia; ed anco confesserò di più, che temo mio malgrado la passione più o meno non entri a sprigionare dalla volontà la parola che apre alla creatura una tomba infame. Ahimè, spesse volte — troppe volte — questa ragione di Stato rassomiglia alla croce che l'uomo porta sul calvario dove lo crocifiggeranno la ingratitudine dei popoli, l'odio dei nemici, e le perfidie della fortuna...; non importa, perocchè io sia uno di quelli, che fermamente credono essere l'anima nostra un angiolo smarrito, che ritroverà il suo paradiso per la via del dolore. — Qui il valent'uomo versò alquanto di vino nel bicchiere, e levatosi in piedi disse con raccoglimento: — Quando anco questo fosse sangue del mio cuore, io non lo berrei meno volentieri alla salute della Patria: viva la Patria!

Tratti da un medesimo spirito, i convitati assorgendo risposero: viva la Patria!

— Avrei voluto, comecchè voi, signor Boswell, non rassomigliate l'eroe troiano, ed io assai meno Didone, avrei voluto, soggiunse Paoli, che qualche Jopa côrso vi avesse dato contezza della musica e della poesia côrsa: ciò sarà per un'altra volta. Intanto suadent cadentia sidera somno, e assai fatiche ci toccarono in questo giorno perchè non dobbiamo più oltre rifiutare riposo alle stanche membra.

Qui, fatto e ricevuto ogni maniera di cortese salutazione, presero il Paoli e i suoi compagni commiato.


Aura di maggio, oh! come divina quando il sole abbandona il nostro emisfero; per lei le chete superficie delle acque s'increspano in così dolci pieghe, che rammentano il sorriso della vergine quando l'amante le diventa sposo, o quello della madre allorchè le presentano la sua prima creatura dicendo: ecco, un figliuolo ti è nato; — all'aura di maggio dall'aperto calice commette intero il suo profumo la rosa, quasi fanciulla, che, combattuta l'ultima battaglia del pudore, lascia andarsi in balìa dell'affetto che la vince; — al soffio di lei le foglie del pioppo ora ti mostrano il lato colore di cenere, ora quello di smeraldo come per ammonirti, che neanche l'inferno possa spegnere amore, e i cipressi custodi dei sepolcri, mossi da lei tentennano l'uno verso l'altro le cime bisbigliandosi in loro favella, che ciò che l'uomo chiama morte è trasformazione; l'amore feconda anche le fosse, e da una vita cessata sgorgano innumerevoli rivi di vite che incominciano; — le stelle ai fiati di lei corruscano più somiglianti a mo' di fiaccole, le quali ventilate divampano; e quando dall'acque si leva la luna, e a lei piace sospingerle incontro qualche nuvola, par che Febea corra a precipizio pei bruni campi del cielo alla caccia delle fiere del firmamento, come ella già le selve correva su le orme delle belve terrestri. Pei lidi ricurvi, per gli aperti piani, per le arcane foreste, in terra, in cielo, in mare suona un misto di voci, che ad alcuni parve sospiro, ad altri riso, ed è l'una cosa e l'altra, imperciocchè riso e sospiro scintillassero su l'animo dei mortali col medesimo baleno, e spesso si confondono scambiandosi tra loro forma ed ufficio; così la gioia sovente sospira, e il dolore, esaurita la fonte delle lagrime, ride. Gemito e riso, alfa ed omega della vita umana!

E poichè non ci ha festa senza musica, una famiglia di rosignoli, aspettato che il fragore delle opere divine cessasse sopra gli olmi della piazza di Corte, conveniva ai canti alternando le armonie alle melodie con note così infinitamente alte, che incominciate sopra la terra sembrava che non si rimanessero finchè non erano giunte lassù in fondo dei cieli, dove si mescolavano ai cori degli angioli; però in cotesta sera tacevano; anzi gli usignoli avevano disertato l'arbore diletto; spandendosi per la campagna con istridi acuti ammonivano gli altri a torcere altrove le ali perchè qualcosa di spaventoso li minacciava lì presso. In verità i poveri uccelletti avevano ragione; poco discosto dall'olmo appeso alla traversa della forca dondolava il cadavere di Giovanbrando impiccato. All'ultimo palpito del sole corrispose l'ultimo del cuore, quello s'immerse nel mare, questo nella eternità; e lo lasciarono appeso in obbedienza dell'ordine del generale; non posero sentinella a guardarlo, reputandolo abbastanza vigilato dalla giustizia inesorata ma retta che percoteva indistintamente umili e superbi.

.... erasi recata in mano le molle, e percotendo con quelle, di tratto in tratto, il pavimento, ne aveva scheggiato un mattone. (Pag. 276)