— Provate.

— Vi provo. Voi non mi avete domandato perchè a questa ora io mi trovassi sola per le strade; ve lo dirò io; vado a levare di su le forche Giovanbrando; se mi amate davvero, venite meco, ed aiutatemi...

Matteo si sentì mancare sotto le gambe, e gli fu mestieri appoggiarsi al muro.

— O Lella mia, qual diavolo vi tenta. E non sapete il bando che minaccia del capo chiunque si attenti di toccare lo impiccato?

— Lo so: per questo v'invito; se ciò non fosse, bella forza sarebbe levare un morto; allora basterebbe il becchino.

— Ma il segretario del generale deve essere per lo appunto quegli che ne trasgredisce i comandi?

— E se preferite i comandi del generale ai desiderii miei, sposatevi il generale.

— Sentite, Lella, pensate che io sono figliuolo del gran cancelliere, e quanto ne accadrebbe scandalo se si venisse a scoprire che le leggi furono rotte dal sangue di colui che la nazione elesse a farle custodire.

— Matteo, voi mi parete ottimo segretario, eccellente figliuolo, ma pessimo amante — e scivolò via lasciando il giovane tutto confuso.

Eccola giunta a piè della forca: sosta alquanto, e contempla il derelitto che al vento notturno dondolava; la serva anche essa guardando in su non sapeva in qual guisa la fanciulla avrebbe salito in alto; per lei tanto non ci trovava modo: senonchè Lella la cavò presto di dubbio: di botto ella con le cosce e con le braccia aggavigna l'antenna; poi datosi un tratto con la persona si arrampica un sommesso; distende da capo in su le braccia; ma all'improvviso sdrucciola per quanto è lungo il palo battendo terra così aspro, che ne rimase intronata: ripresa lena ricomincia la salita, nè per questa volta la seconda meglio la fortuna; imperciocchè mentre stende la mano alla traversa, e già l'agguanta, torna a scorrere giù a precipizio. Si sentiva le braccia rotte, le cosce e il petto indolenzito, le bruciavano le mani: mentre alla serva pareva perduta la prova, sovvenne Lella un nuovo consiglio; china per terra si bagna le mani e le braccia con la rugiada caduta su l'erba, e braccia e mani s'imbratta poi d'arena: così allestita ritenta, e la ruvidezza dell'arena le vale; abbrancata la traversa ci si appoggia con le costole restando con le gambe penzoloni; penoso le riuscì moversi di traverso, ma aiutandosi con le braccia e col petto arrivò in breve sul capo all'impiccato: senza perdere tempo allora cavò di tasca il trinciante, e di un colpo recise il laccio orribilmente teso: il corpo tracolla con infelice rovina; dietro a lui giù di piombo la fanciulla, che sciolto il laccio se lo cinge intorno alla vita.