Dietro gli armati veniva la varia moltitudine di vecchi, di fanciulli, e di donne, e in mezzo a questa il deputato, o vogliamo dire il procuratore del comune; i più pedestri, vestiti come gli altri, che lo stipendio di una lira al giorno non consentiva lusso maggiore; i troppo vecchi procedevano sopra piccoli muli, e taluno di loro davanti si recava un tenero ragazzetto, in groppa una donna mingherlina; tale altro stava seduto in modo da permettere che dal basto pendessero attaccate due ceste, dentro le quali uno per parte giacevano due pargoli; le madri seguitavano filando, e al primo gemito recatisi i bambini in collo porgevano loro la mammella: avrebbero voluto a un punto filare, camminare, e allattare, e ci si erano provate; ma conosciuto il pericolo, non senza rammarico erano rimaste da filare. Forse di queste cose taluno sorriderà, e tuttavolta, in fino d'ora, lo avverto, che se lo universale dei Côrsi avesse praticato costumi non diversi da questi, la Francia sarebbe venuta meno contro la virtù di quel pugno di gente.
Intanto dal palazzo del generale uscirono Damiano, Minuto Grosso, Ambrogio, ed altri famigliari di lui, i quali andando attorno, e mescendosi ai varî capannelli, assai destramente pigliavano lingua dei nomi, stato di famiglia, casi; insomma più che potevano dei caporali di cotesta moltitudine; in simile faccenda sopra tutti sbracciavasi frate Damiano con quel fare procaccevolone, che nei frati diventa natura; egli porgeva ai fanciulli la mano, alle donne la croce della corona a baciare; agli uomini poi lo scatolone di tabacco, che senza empietà si sarebbe potuto mettere a petto con la misericordia di Dio, imperciocchè come quella pareva non dovesse avere mai fine. Quando ebbero fatto sufficiente raccolta, se la svignarono andando a riferire ogni cosa al generale, che, dopo averli ascoltati per bene, si dispose a scendere a sua posta in istrada, e mescolarsi fra il popolo. Ora vuolsi sapere come il Paoli possedesse memoria non affermerò superiore a quella di Giulio Guidi suo compatriotta da Calvi, che ebbe il soprannome dalla grande memoria, e mandò trasecolato il Mureto nella università di Padova, ma certo da stare a pari con Temistocle, Teodosio, od altri famosi dell'antica e della moderna storia; però bisognava, che per imparare le cose a mente qualcuno gliene dicesse; e tale incombenza appunto commetteva ai suoi famigliari; onde egli poteva salutare a nome infinite persone mostrandosi eziandio ragguagliato di molte particolarità concernenti alle medesime. Questa pratica gli conciliava benevolenza, e credito inestimabile, reputandosi ogni uomo col quale entrava in parole conosciuto da lui specialmente, e sempre più confermando la opinione, che per volontà di Dio a lui fossero rivelati i più riposti segreti. Se i tempi lo avessero consentito è da credersi, che egli avrebbe osato di più, che senza un po' di meraviglioso gli ordinamenti dei legislatori tra popoli rozzi non attecchiscono, ed ei lo sapeva; e nè anche andava del tutto immune da certe sue superstizioni alle quali pure partecipò Napoleone Buonaparte; sia che la Provvidenza lasciando insinuare negli alti spiriti simili debolezze voglia insegnarci come niente di perfetto esista su questa terra, sia, come credo piuttosto, che i primi germi della educazione ci rimettano nostro malgrado il tallo nell'animo; e i Côrsi allora erano superstiziosissimi, ed anche oggi, comecchè molto meno, sono. Pertanto il Paoli qua e là aggirandosi, con maraviglia pari al contento di cotesti fieri isolani, quale chiamava a nome, quale col suo nomignolo, e a quello chiedeva contezza del padre infermo, della moglie incinta, del garzoncello spoppato, a questo del pastino, degli olivi piantati, della vigna potata, ad altri altre cose, e poi ad un tratto li tastava di scancio intorno ai casi imminenti; imperciocchè sapesse, che il suffragio universale si rassomiglia assai a cavallo sfrenato cui fanno mestieri un po' di briglia e un po' di sprone, e se fosse vissuto ai giorni nostri egli lo avrebbe paragonato volentieri alle carrozze a vapore, le quali, finchè corrono incastrate nelle rotaie, vanno d'incanto su per erti argini e per cieche botti, dove prive di guide ruzzolerebbero, o darebbero di cozzo dentro le muraglie: ond'egli si era tolta quella fatica nel concetto di persuadere gli avversi, sostenere i vacillanti, i risoluti confermare; ma non n'ebbe bisogno; che da tutte parti sentì rispondersi su questo punto: fate il vostro dovere, e noi faremo il nostro. Egli allora, attentandosi più oltre, interrogati costoro che cosa intendessero per suo dovere, gli udiva replicare alla recisa: voi comandate la guerra, e noi per Dio santo la combatteremo. — Fino all'ultimo? — Fino all'ultimo. — Allora siamo a cavallo, disse fra sè il Paoli, e ritornò in palazzo per mutare vesti, che l'ora per la Consulta stringeva.
Deposti gli abiti di panno côrso, vestì la sfoggiata assisa di velluto verde gallonato di oro, cinse la spada, dono di Federigo, e con in mano il cappello del pari gallonato e piumato s'incammina verso la chiesa di San Marcello dove era convocata la Consulta; teneva la mano su la maniglia della sua stanza quando gli si schiuse con impeto la porta davanti, cosicchè per poco stette, che non gliela sbatacchiassero in faccia:
— O padre Bernardino siete voi? che novità portate? voi mi parete torbo.
— E lo sono, disse il frate agguantando il Paoli per un braccio, e sbarrandogli negli occhi due occhiacci da spiritato. Le novità le fate voi, e non ho a contarvele io; chiaritemi un po' che significhi là in chiesa quel baldacchino di damasco rosso? sareste per avventura diventato il Santissimo Sacramento? se così è ditemelo, perchè mi possa inginocchiare dinanzi a voi, e venerarvi come meritate. Ancora, che importa quel seggiolone di velluto chermesino con la corona reale ricamata nella spalliera?
— La è chiara; in trono siede il principe, o chi lo rappresenta; qui la nazione è principe, ed io ne sostengo le parti, però in luogo di quella mi assetto in trono. — La corona reale, voi avrete osservato, che sormonta l'arme del regno di Corsica; veramente questo titolo non va bene; bisogna mutarlo; ma per ora si mantiene a fine che la Europa non creda sia rovinato in Corsica il finimondo.
— No, io ho osservato, che la spalliera del seggiolone fu fatta alta per modo, che la corona viene per lo appunto ad adattarsi sul capo di quale ci si ponga a sedere.
— A questo non badai.
— Ci ho badato io.
— Orsù via di che temete voi? Che io mi faccia tiranno?