«I popoli cultori della libertà avere sofferto strane vicissitudini, le quali però valsero a renderli famosi nella storia. Per isgarare il punto tutte le virtù buone, ma la pertinacia suprema. Se a conseguire la libertà bastasse il desiderio, qual gente incontreremmo adesso serva nel mondo? Però se un tanto acquisto costasse così poca fatica non sarebbero giudicati pari alle divinità gli uomini, che la patria loro condussero, o restituirono a libertà. Sciaguratamente la esperienza dimostra come gli stati liberi movano in altrui non ammirazione sola, bensì ancora invidia, ed odio, onde se una parte di Europa affila il coltello per segarci le vene, e l'altra mostra volersi stare neghittosa a vedere la strage, voi non anderete lontani dal vero se pensate ch'elleno facciano tutte così per levarsi davanti gli occhi una nazione, che avendo il cuore più grande della fortuna sotto ruvidi panni rinfaccia al mondo la sua viltà. Prodi uomini! adesso siamo giunti alle strette davvero; ora vedremo di che qualità fossero i nostri padri, e di che noi; e se queglino sopportarono fatiche ed affanni e l'anima sdegnosa versarono solo perchè alla prova noi avessimo a comparire indegni perfino dell'acqua del battesimo, che ci fu data, perfino immeritevoli della sembianza umana che ci compartirono. Io lo confesso; mi riesce duro a pensare, che quel medesimo re il quale s'interpose una volta affinchè i Genovesi non ci opprimessero, e da cui speravamo protezione e sollievo, ora intenda abbattere la nostra libertà; tuttavia se il cielo ha decretato, che il monarca più potente della terra venga a combattere il popolo più piccolo, accettiamo con franco petto la prova, imperocchè ci si para la occasione di vivere o di morire ugualmente gloriosi. Prodi uomini! Si pretende, che gente assoldata stia sul punto di mettere a repentaglio la vita per interessi non suoi, e per vantaggio della tirannide, e a noi mancherà il cuore di esporre la nostra per interessi proprii, e per la libertà? Fate dunque di vincere con la vostra prontezza la comune aspettazione, affinchè il nemico si persuada, che altro è volere, ed altro potere ridurre in servitù un popolo libero.»
Questi concetti dell'oratore ci ha conservato la storia e tanto parvero onesti allo stesso francese, che si sentì invogliato di sapere il nome del giovane oratore. Il Paoli interrogato da lui rispose:
— Egli è il gentiluomo di Ajaccio assai mio familiare, che si chiama Carlo Buonaparte[37] ed è quel desso, che ora abita la casa Gaffori; i suoi maggiori avendo esulato di Toscana per causa della libertà, è naturale che da pari suo continui ad amarla.
— Costui per certo non verrà mai a vivere in Francia.
— Chi sa, che il destino non ce lo meni a morire.
Accostandosi vie più al centro della terra occorse loro una frotta di donne stipate intorno alla croce della chiesa di san Marcello come pecore sotto la sponda dei castagni quando diluvia; solo ne appariva una ritta a canto la croce in atto di parlare.
— Forse reciteranno il rosario, osservò il Valcroissant.
— Penso, che non la indovinate, rispose il Paoli, affrettiamo il passo; avvegnachè le donne sieno di poco più mansuete degli uomini: spero che non correremo pericolo ad accostarci.
In effetto si accostarono, e giunsero in tempo per ascoltare le ultime parole della zitella su ritta accanto alla croce, le quali furono:
— E siccome non ci ha dolore al mondo, che vinca il dolore di madre nel contemplare i suoi figliuoli intisichire nella servitù, così votiamo a' piedi di questa croce, a Gesù Cristo, che ci ascolta, che veruna di noi si congiungerà in matrimonio se non dopo finita la guerra.