— Voi siete un giovane dabbene, signor Rinaldo, e al tutto degno di combattere per una causa migliore.
— Potrebbe darsi; ma non importa; voi capite bene, signor Alando, che io non posso presentarmi in corte per dichiarare al Re, che sta in bilico di commettere una solenne castroneria; a noi bisogna obbedire.
— Sarà...
— Come? ne dubitereste?
— Adesso non fa caso ragionarne; forse la non vi parrà sempre così. Intanto pregovi di accettare questo pugnale côrso in ricordo di me...
— Un pugnale! un milione e mezzo di grazie; noi altri non usiamo di cotesta generazione d'armi.
— Eh! via pigliate; adoperato alla scoperta il pugnale desidera più cuore della spada, e circa a maneggiarlo alla sordina, caro signor Rinaldo, o che credete, che non leggiamo libri noi? Di quale arme morì Enrico III? E con quale arme trafissero Enrico IV? Anzi il prediletto Re, che adesso vi regge, non corse pericolo di trovarsi stilettato dal Damiens? Su, su, pigliate, ve ne stuzzicherete i denti. Di un altra cosa io vo' pregarvi, se mai ci avessimo ad incontrare sul campo di battaglia promettiamoci di scansarci.
— Voi mi chiedete un terribile sagrifizio; ma non importa, ad ogni modo ve lo prometto, perchè capisco che a trovarsi nella necessità di ammazzare uno dei migliori amici che abbiamo deve essere una cosa... una cosa da fendere il cuore.
— Sta bene; io vi supplico per pura amicizia di non essere ucciso dalle vostre mani.
— Toccate qua, disse Rinaldo, porgendo la destra ad Altobello, intanto che con la manca si lisciava le basette: — è negozio conchiuso.