L'Alando licenziandosi con assai cerimonie dal colonnello lo lasciò alla condotta di Ambrogio, il quale prese a studiare con più diligenza il passo, andando su e giù e sovente internandosi nei macchioni da parte come costuma il cane inteso a levare le starne: in effetti egli ne aveva cagione perchè ad ora di sopra le siepi, o di mezzo le fronde dei cornioli si vedevano scaturire canne da schioppi e berretti appuntati da mettere il ribrezzo addosso anco ai più audaci: se non che Ambrogio accorreva pronto agitando dalla lontana sul capo il foglio sottoscritto dal generale, arragolando: — Salvacondotto! — Parlamentario! — Passo libero sotto pena di forca.

E il Valcroissant, che capiva non doversi scherzare coll'orso, non risparmiava scappellate nè baciamani, salutando anche quando non vedeva nessuno: amici miei! miei figliuoli!

Come Dio volle verso sera arrivarono alla Foce di Golo, e Ambrogio fermatosi in capo al ponte disse:

— Signore, finchè venendo con me voi correvate pericolo vi ho accompagnato; adesso che inoltrandomi con voi il pericolo sarebbe mio permettete che vi lasci con la buona sera.

— Gran mercè, signor Ambrogio, mille complimenti al signor generale e accettate questo per bere — e così parlando gli cacciò in mano un bellissimo luigi doppio nuovo di zecca. Ambrogio monete d'oro non ne aveva mai viste, sicchè guardava questa con infinita curiosità; il Valcroissant covava con gli occhi Ambrogio a mo' che fa il rospo all'usignolo; all'ultimo questi domandò; ed a che è buono questo coso signore?

— A che è buono? Ti senti fame, egli ti darà da mangiare. Hai sete, ed egli ti porgerà da bere. Vuoi amore? Te ne comprerà a sporte. Desideri amici? Mettilo dicontro al sole e gli amici ti cascheranno addosso al pari delle allodole attirate dallo specchietto. Ti stucca un nemico? basta che tu consenta a perdere questo pollice di oro, tu gli farai consegnare un palmo di ferro nella pancia o nella gola a tua scelta. Secondo a te piaccia egli ti spalancherà a due imposte le porte del peccato o della grazia; i tuoi pensieri possono fargli crescere l'ali come ad un cherubino e trasportarti in paradiso, o granfie da diavolo che ti traboccheranno nello inferno: piglia la moneta di oro... ella può tutto.

— Io credo che sbagliate, ed è chiaro; spesso mi trovo su i monti in mezzo ai boschi, e colà se mi chiappa la fame do una squassatina ad un castagno, ed egli mi piove di desinare; se la sete faccio con le mani scodella alla prima cascata del torrente ed ecco la bevanda; di questi miracoli non opera il vostro luigi di certo: lo amore quando era giovane me lo dava l'amore; allora e adesso l'amicizia mi genera amici: quanto a nemici me li aggiusto da me; le mie devozioni si trovano da sè la via del paradiso, Dio mi salvi da quella dello inferno. Forse nelle vostre città la moneta d'oro partorisce tutte le belle cose che voi dite: qui non ha corso; e poi perchè mi date questa d'oro?

— Perchè mi avete scortato fin qui; ogni servizio merita premio.

— Curiosa! Mostrare la strada lo chiamate servizio: per noi è dovere, come dare acqua, fuoco ed anco un po' di pane quando ne abbiamo; rispetto a servizio, badate bene, io non ve lo avrei reso nè anco a patto di diventare re; e lo feci per obbedire ai comandi di Sua Eccellenza, e non parliamone più. Prima di rendervela però vorrei che mi diceste che sia questo segno qui sopra.

— Cotesta è la sacra immagine di S. M. Cristianissima il re di Francia — rispose il Valcroissant, levandosi il cappello.