— Il re di Francia è vostro padrone, n'è vero? — Padrone, e signore. — Ma sarebbe egli forse parente della Immacolata, che voi vi levate il cappello?
— Certamente, e perciò gli fu concessa la facoltà di operare miracoli, come sarebbe guarire scrofole solo a toccarle col dito grosso del piede.
— Oh! guarda via, ma allora perchè non ci segnarono il piede, mentre su la moneta io non vedo altro che il capo?
— Ci effigiarono la testa come quella che è la più nobile parte del corpo.
— Ma sapete, signore, che io vi trovo mal fatto mostrare così ad ogni momento il capo del vostro padrone, cugino della Immacolata, separato dal busto; anche noi abbiamo per arme la testa di Moro; però qui ci sta a capello, perchè un giorno una gentaccia avara venne di fuori per impadronirsi della isola, e i nostri padri che non volevano padroni, a quanti di questa gente, che era saracina, cascavano loro nelle mani a tanti tagliavano la testa; poi la pigliarono per impresa a fine che i loro discendenti senza tanti discorsi imparassero l'arte, caso mai si rinnovasse il fastidio.
— Stupenda in verità! Dai vostri discorsi potrebbe inferirsi, che la testa del re mostrata ai Francesi potesse far venire in essi il ticchio di tagliargliela. Curiosa!... Curiosa!... merita proprio che la noti al taccuino.
— Oè, urlò Ambrogio al colonnello, che spronato il cavallo si allontanava, oè, e di questa moneta che ho da farne?
— Quello che vuoi; un cavaliere non ripiglia mai quello che ha dato.
— E nè manco un Côrso serba quello che non ha accettato — e la scaraventava dentro le acque del Golo aggiungendo: — Così potessi buttarci tutte quelle che ci portaste, insieme con coloro che ce le portarono.
Poichè ebbe percorso di galoppo un buon tratto di via, il colonnello Valcroissant mettendo a passo il cavallo disse a Rinaldo: