— Capitano Cassagnac, ho paura che S. M. comprando questa isola abbia fatto un negozio da figliuolo di famiglia. — Era quello che pensava ancor io; ricusano l'oro. — Non tutti però. — E regalano il ferro; guardate, mi hanno donato questo stiletto; non so perchè mi dà cattivo augurio. — Chi ha da mangiarla la lavi; quanto a me basta poter dire sempre come ogni altro buon francese: viva il re. — Viva il re, rispose il capitano, ed ambedue rilanciarono i cavalli al galoppo.
La natura dei Francesi è inchinevole alla iattanza, e per questa volta, considerata la facilità con la quale avevano fatto impressione nell'isola, non sembrava fuori di luogo nella più parte di loro; se nonchè quelli che eran pratici del paese tentennando il capo dicevano: prima di vendere la pelle dell'orso aspettate ad averlo preso. Intanto al Paoli ogni dì più si rendeva necessario percuotere un gran colpo, sia per dare animo ai suoi, sia per rintuzzare la baldanza nemica; a questo fine tu vedevi un insolito affaccendarsi intorno al palazzo: chi andava, chi veniva a piedi e a cavallo; preti, frati, montanari, pianigiani, gente insomma di ogni generazione; e chi portava rapporti dai posti avanzati e chi esplorazioni proprie. Fu detto, e bene, che presso i medici la menzogna si converte sovente in virtù, e tuttavolta l'amore di Patria possiede maggiore prestanza; imperciocchè in grazia sua la spia in ogni tempo e in ogni luogo obbrobrio della natura umana, diventa sacra come quella che senza gloria corre supremi pericoli; talora senza premio di sorte, e sempre senza premio condegno dei rischi ai quali si espone. Taluni partivano con ordini, altri con inviti o preghiere o istruzioni; brevemente, contemplando cotesto brulichio, e l'altro che sotto la sferza del sole facevano allora le formiche, tu non avresti saputo se quello a questo, o questo a quello potevasi con maggiore convenienza paragonare.
Altobello in compagnia degli altri ufficiali da mattina a sera attendevano ad ammaestrare giovani e vecchi nelle mosse militari: da principio incontrarono difficoltà e quasi disperarono; ma quando, cessati gli esercizii a solo, i militi si agglomerarono, si spiegarono in ordinanza e condussero sul terreno tutti gli altri movimenti che sono massima parte dell'arte soldatesca, non è da dirsi il gusto che ci pigliavano; anzi non trovavano verso di farli riposare nè manco nelle ore più calde: ritiratisi gli ufficiali, i soldati continuavano da per sè soli mettendosi a capo quelli che si palesavano meglio prestanti. Clemente Paoli, come gli altri, contemplava da prima quei giri e rigiri, e rideva a fior di labbro quasi sprezzando: anch'egli insegna, ma a spaccare una noce messa su di un ramo di larice a sessanta e più passi di lontananza: e i più vecchi stavano con lui. Altobello, guardando i tiri maravigliosi di Clemente, notò come dall'acciarino, quando egli scattava il cane, oltre la vampa e il fuoco della polvere accesa prorompesse un lampo che abbarbagliava gli occhi, e non sapendo a che cosa attribuirlo era voglioso di domandarglielo; la occasione non si fece troppo aspettare, dacchè Clemente considerata la solerzia del giovane, e preso in buon concetto gli esercizii militari, quando ebbe a confessarne la efficacia incominciò a ricercare la compagnia di lui: a vero dire Altobello da parte sua non sentì per qualche giorno minore repugnanza per Clemente; gli mettevano ribrezzo quel viso truce riarso dal sole, gli occhi chiazzati di bile e di sangue, ora socchiusi e come coperti di velo ed ora sbarrati e fulminanti; ma poi gli piacquero quel maneggiare disinvolto che Clemente faceva dello schioppo come se fosse un giunco, e il tiro infallibile; la modestia, il valore celebrato da tutti ed anco il suo ragionare, però che egli usasse armare la mente di sillogismi taglienti come il suo stile; e battagliava feroce con le argomentazioni del pari che con le ferite. La gente côrsa, che non temeva nulla, pigliava soggezione di Clemente; onde appena lo mirava comparire soleva susurrare: — bada alla burrasca, il signor Clemente è alle viste! — Per ultimo l'affetto di Clemente traboccò per così dire sopra Altobello, allorchè un giorno quegli avendolo pregato di attendere tanto che ei potesse recitare le sue orazioni, Altobello gli rispose: — e non potrei pregare con voi? — Ed egli: con tutto il cuore, figliuol mio, con tutto il cuore. Da quel momento in poi il signor Clemente si compiaceva ripetere che il Signore in sollievo della sua vecchiaia gli aveva donato un figliuolo. Allora come è da credere Altobello trovò il destro d'interrogare Clemente da che cosa nascesse il lampo che balenava dal suo acciarino: sorrise a tanto il vecchio; e soddisfacendo volentieri al desiderio dell'Alando gli disse: — mirate un po'; che cosa vi parrebbe che fosse questa pietra focaia?
— Non so; mi sembrerebbe a prima vista cristallo.
— Giusto; avete indovinato; è cristallo di rocca, e la natura lo foggia pentagono, che meglio non potrebbe il lapidario; lo trovano sul margine del lago Ino, ed anche talvolta nelle montagne d'Istria: ridotto a pietra di archibugio lo sperimento unico in bontà, e quando in lui si rinfrange la vampa della polvere, come avete notato, balena: ne ho in serbo parecchi pezzi e ve ne donerò uno o due; consento gli adoperiate, perchè non vuolsi trascurare nulla di quanto vale a incutere nei nemici terrore e negli amici reverenza: solo tenete in voi, perchè chi dice quello che sa e niente serba, può andare con le altre bestie a pascere erba; — così almeno m'insegnarono i vecchi.
Ora accadde certa sera, che Clemente e Altobello uscendo dal generale, il primo dicesse: — la sera è proprio quale deve essere comparsa a Dio dopo che ebbe attaccato al posto loro le stelle; e che altri ne pensi, a me piace più la notte serena con le stelle sole che con la luna: in effetto questa, vestita per così dire delle spoglie del sole, non mi commove coi suoi splendori accattati, mentre il numero infinito delle stelle mi attesta la magnificenza di Dio come il mare di luce che piove giù dal sole: moviamoci dunque per queste ombre; odoriamo l'odore dei mucchi, rinfreschiamoci alla brezza che tira dal monte, godiamo i doni di Dio.
Assentiva Altobello, e così di ragionamento in ragionamento, di passo in passo si trovarono dinanzi al camposanto in custodia dei padri capuccini; lo circondava un muro a secco, ed anco un cancello lo chiudeva, però senza serrame, impedimento alle bestie, non ai visitatori che potevano aprirlo solo che lo avessero sospinto. Clemente si soffermò e disse:
— Oh! mira un po' dove ci siamo condotti, forse non senza permissione di Dio; entriamo a pregare pei nostri se vogliamo che altri preghi per noi. La natura manda la rugiada ai fiori, ma il suffragio alle anime spetta mandare ai vivi; — e la preghiera giusto è la rugiada pei defunti.
— Volentieri, signor Clemente; perchè la maggiore contentezza ch'io abbia provata nel mondo, mi venne dal pregare pei morti; ciò fa bene a due; alle anime, che, sentendosi ricordate con amore, sicuramente devono esultare; a noi che ne pigliamo speranza di non essere a nostra volta obbliati, e con questa speranza ci viene l'ardire delle belle cose. La preghiera io credo che sia l'unico tesoro, che mentre arricchisce chi lo riceve non depaupera chi lo dà.
Ed entrarono nel camposanto, in fondo al quale stava una capella col portico di un arco solo e due finestrelle di qua e di là dalla porta donde uscivano raggi dalla lampada che ardeva dentro dinanzi al sagramento, e si prolungavano pel campo dei morti.