— Senti, figliuola, nè io, nè questa terra che già fu mio figliuolo abbisogniamo di perdono; non io, perchè mi senta immune di colpa; se i padri confidassero ai figliuoli l'anima come lettere chiuse ai condottieri di navi, le quali aperte nei luoghi indicati impongono loro quello che si abbiano a fare, certo che il mio figliuolo continuerebbe ad essere adesso la gioia della mia vecchiezza: e di vendetta non temo, che vendetta è conservarmi non tormi la vita, la quale in breve io renderò al mio Creatore in mezzo a maggiori spasimi che i miei nemici non saprebbero immaginare ed anco credo desiderarmi. Nepoti non ho; congiunti, remoti ed ignorati o conosciuti poco; tutta la mia stirpe porto meco nel sepolcro; la mia casa mi rovina addosso; fra pochi anni andrà dimenticato perfino il nome dei Brando — nel modo che alle prime brezze di autunno cessa di farsi sentire questo singulto della notte.... questo canto di cuculo.... o in questi pochi anni lo terrà vivo nella memoria degli uomini un delitto commesso, un supplizio patito, un padre morto di dolore. Del tuo perdono molto meno ha mestieri il mio figliuolo, se, come spero, il suo pentimento gli fruttò quello di Dio; e se così non è, ed io a pensarlo inorridisco, e se così non è, che cosa può aggiungere, o figliuola, il peso della tua ira al furore dello Eterno? Io lo faceva per te.... per te che vedrai suscitata la tua stirpe nella benedizione del Signore.... per te, felice se potrai dire con onesta baldanza nel tuo cuore; non ho demeritata la bontà di Dio; per te, se misera, che potrai levare il capo al cielo senza rampogna sì, ma ed anco senza paura, e dire col santo David: e tu Signore fino a quando? — Se al tuo consorte, se ai tuoi figliuoli accadesse mai di offendere, tu moglie e madre avrai diritto di chiedere perdono, perchè tu figliuola avrai perdonato.

— Cessate, signor Matteo, io non posso perdonare; il dovere mi obbliga ad avere in odio la memoria dei Brando eternamente.

— La giustizia umana ha percosso in questo mondo; la giustizia divina percoterà, se crede, nell'altro; e tra queste due giustizie come fa ad entrare il tuo odio sconsigliato? Sono convenienti a dirsi queste parole sopra le fosse dei morti? Stanno bene a cristiana?... a zitella?

— O signor Clemente, per poco non sono cascata; tanto la vostra improvvisa comparsa mi ha rimescolato il sangue. Dunque voi che foste amico del mio povero padre, mi confortate a buttar giù l'odio? — E nello accento di Serena traluceva l'esitanza di persona che tuttavia difendendosi desideri rimanere vinta.

— Ma sicuro.... non ci ha dubbio: o con cui vorreste prendervela? Forse con le ossa del defunto? Coteste sono voglie di cani affamati, non già di cristiani battezzati. Forse con questo vecchio? Per Dio santo, o non vedete che l'odio stesso se lo incontrasse per via rintascherebbe il coltello, e passandogli da canto gli direbbe: Dio ti dia pace. Il Côrso mette vanto nel vendicarsi; egli si dà ad intendere, che ci vada del suo onore, persuaso che la storia intingerà la penna nel sangue che egli ha versato e ne tramanderà il nome alle tarde generazioni. Fosse almeno così! una scusaccia l'avrebbe, ma no, i nomi di questi uomini sanguinarii si buttano nella spazzatura, e vivono soli così nella memoria come nella reverenza delle genti coloro che perdonarono, massime donne; in effetto non dà argomento a storie e canzoni Marianna Pozzo di Borgo cui essendo stato ucciso il figliuolo vestì abito virile e trasse con la sua gente ad assediare la casa dell'omicida, la quale avendo espugnata, e lui preso, mentre legato ad un albero aspetta la morte, ispirata da Dio, salva? Non vive eterna nei ricordi Dariola di Appietto, che avendo sorpreso con molti dei suoi ad una fonte l'uccisore del proprio marito, poichè il sopraffatto non volle arrendersi ad altri fuori che a lei, ella abborrì comparirgli minore della fiducia che aveva posta in lei; onde gli disse: va, ti dono alla tua moglie, per vendicare una vedova non voglio farne due? Però se vi garba la fama, se desiderate la benevolenza altrui e la grazia di Dio, perdonate.

Serena ascoltava Clemente, ma piegata la faccia nel palmo della manca mano guardava Altobello, a cui, posto ch'ebbe termine alle sue parole il Paoli, ella domandò: — e voi, signore Alando, perdonereste?

— Io! Per me penso che rimettere la ingiuria al potente sia tanto vile quanto non perdonarla al battuto da Dio e dagli uomini; — e tacque, ma pur tacendo col moto dei labbri e col guardo soave pareva ripetere: perdona.

Serena non fece motto; si accosta al vecchio e postegli ambedue le mani sopra le spalle, declina il capo e glielo appoggia sul petto, mormorando: — la pace sia con voi e il perdono col vostro figliuolo.

Il vecchio a sua volta strinse il capo alla donzella, la baciò in fronte e disse: — Dio ve ne rimeriti, figliuola.

In questa si udì stridere sinistro come l'urlo della civetta lo scuccolo, il quale era un suono gutturale costumato dai Côrsi per vantare la vendetta fatta o per annunziarla da farsi. Il vecchio e Serena si strinsero spaventati come colombi che sentano rombare sul capo le ale del falco, e Clemente in un attimo inarcato l'archibugio con voce alta esclamò: — quale è che vuole vendetta metta fuori la faccia.