— Oh! chi mi deve offendere? Non non ho nemici che io sappia.

— Avete udito nel camposanto lo scuccolo?

— E qual può dire che sia stato per me?

— Se ho da confessarvela intera, soggiunse Altobello bassando la voce, io tengo in mano prove più manifeste che qualche occulta vendetta mi perseguita.

— O Signore, anche voi? — e si strinse vieppiù ad Altobello, chè nulla vale a destare il mutuo affetto quanto la minaccia del comune pericolo.

— Ieri l'altro passando di sotto casa Campana precipitò dall'alto un sasso il quale per poco non mi schiacciò la testa; e' fu proprio fortuna che mi battesse un palmo davanti ai piedi dove sbrizzandosi mi cacciò nel volto un nuvolo di schegge. Guardai subito in su; le finestre erano chiuse; presi lingua nel vicinato chi mai ci abitasse di presente e mi risposero essere vuoto, che l'unica figliuola del Campana lo aveva abbandonato e si credeva si fosse ridotta a vivere in villa, o avesse raggiunto il padre alla Bastia.

— Signore Altobello, questo vi viene per me; una furia invisibile si è attaccata alla mia vita, nè sembra che voglia risparmiarmi, quantunque femmina.

— Oh! di grazia, che cosa vi avvenne?

— I miei castagni furono accintolati; parecchi olivi e molte viti recise; al mio cavallo dentro la stalla tagliarono gli orecchi: mirate qui; vedete questo buco sul sommo dell'uscio; stamane ci ho trovato confitto un coltello; ieri...

— Ieri?