— Oh! ieri se rimasi viva e' fu proprio miracolo; io me ne andava a dare un'occhiata alla vigna del pignone, quando arrivata al ponte di legno, a un tiro di schioppo dalla casa, il cavallo mi si ferma in quattro: io che avevo premura vado a frustarlo, ma egli duro come un masso; stizzita scendo, e avvoltemi le briglie intorno al braccio metto il piede sul ponte; e' parve che le tavole ci stessero attaccate con la pece, dacchè a quel tocco leggero rovinarono, ed io sarei andata giù a catafascio con esse se le briglie erano meno salde o il cavallo men forte non avesse puntato le gambe dinanzi tanto da tenermi su ritta.

— Serena, qui non ci è caso, voi abbisognate di qualcheduno che vi difenda.

— Non pensate che mi troverebbero sprovvista, Altobello, — e remossa un cotal poco la faldetta gli mostrò la carchera con le pistole e il pugnale.

— Sì, ma in due ci difendiamo meglio, cara Serena.

— Questo non si può negare.

— E poi... e qui tacque alquanto per ripigliare lena come costuma torre campo chi intende spiccare un gran salto, — e poi che la stirpe degli Albertini si ha da spegnere? Respingerete un reverente amore che vi venisse offerto? Vi condannerete a vivere sterile nel mondo! Voi, che sapete, anche senza porci mente, ispirare amore, non vorrete sentirlo mai? E... e...

Oh! che sgomento invase allora l'anima del giovane, però che Serena presa da forte pensiero forse non lo udiva, od anche udendolo lo lasciava dire senza porgergli filo: ond'ei si smarriva, e le sue parole gli cascavano dalla bocca rotte, e rade come le prime e le ultime gocciole della pioggia. Ad un tratto Serena gli pose la mano sopra la spalla e favellò pacata.

— Altobello, voi mi vorreste per moglie?

— Ah!

— Ed io vi accetto per marito; e vi accetto perchè una voce qui dentro mi dice: Serena, fallo: tuttavolta io sono orfana e potrei errare: per la qual cosa mi bisogna sentire il signor Pasquale; egli ha detto che si mantiene scapolo per servire di padre a tutti i Côrsi.