— Ed in effetto lo è; dunque pigliate il mio braccio e andiamo.
— Dove?
— Dal generale.
— A questa ora? Così su due piedi?
— Che monta l'ora? Forse il tempo governa il Paoli? Egli in un modo o in un altro è sempre occupato di noi; — per ultimo chi tempo ha, tempo non aspetti.
— Ma le nozze non possono farsi se non dopo passato il lutto; ancora, io ho giurato, e meco fatto giurare le fanciulle di Corte astenersi dal matrimonio finchè dura la guerra.
— Il papa dispensa dai voti.
— Dispensi il papa, non io; o questo patto o niente. Caduta la Patria le nostre nozze faremo sotterra; io non intendo lasciarmi dietro figliuoli superstiti alla servitù; questo giurai alla Immacolata, e questo confermo.
— E sia così; come fidanzati potremo mutuamente soccorrerci e difenderci.
Il generale, comecchè la notte fosse avanzata, vegliava. Nasone cucciato fra le gambe di lui, annunziò lo appressarsi dei giovani con un lieve schiattire, senza moversi nè schiudere gli occhi. Accolti nella sua camera da letto essi parlarono sentenze così piene di generosità, di amore santo di Patria, che il generale per non piangere ebbe a levarsi e correre piuttosto che camminare su e giù per la stanza. Gli abbracciò, li benedisse a più riprese, e tanto erano tutti al dipartirsi profondamente commossi, che il generale in veste da camera con un candelliere in mano gli accompagnò fin giù in istrada senza accorgersene, e eglino pure se ne avvidero allorchè non ci era più tempo impedirlo. Solo Nasone, sempre presente a sè stesso, lo accompagnò inosservato sia all'andata che al ritorno, per cento prove oggimai era stato chiarito come nessuna commozione avesse potenza di distrarre il cane da addentare un osso e da custodire il padrone.