— Ah! signor Bertovello...

— Altobello, corresse sorridendo l'Alando.

— Altobello sì, torna lo stesso; con voi può darsi, ma come mi trovi fra amici, con questo signore ch'io non conosco, e con questa bestiaccia che sembra voglia fare di me la sua colazione, non comprendo.

— Voi siete ingrato, capitano. Nasone ch'è il cane del generale vi ha riconosciuto amico tra i nemici, e questo giovane, nel quale non ravvisate la mia sposa Serena, tenendogli dietro vi ha tolto da morte sicura.

— Domando perdono, madama, e anche voi, signor Nasone; ma sapete, signor Altobello, che questo farsi accompagnare in guerra dalle donne e dai cani si rassomiglia assaissimo al costume barbaro altra volta praticato dai Cimbri e dai Teutoni!

— Mio signore, i Cimbri ed i Teutoni si reputano barbari, e furono, non mica pei modi di fare la guerra, bensì pel fine della medesima: in vero disprezzando la terra nella quale gli aveva collocati la natura uscirono per chiedere ai Romani terra italiana e l'ebbero: voi sapete come.

— Sta bene; ho capito; il paragone dei Cimbri con voi si attaglia come la luna co' granchi; ma che volete? Da un uomo che ricupera appena i sensi dopo quattr'ore di svenimento non si può pretendere una dose maggiore di buon senso: dicono che quand'anche il mio intelletto tocca il suo meridiano non si mostri guari più splendido: e mi calunniano: io vi posso assicurare, che quando mi ci metto, ragiono anche meglio di così.

— Non istento a crederlo.

— Malizioso! Ma non sarebbe opportuno esaminare un po' se ho qualche cosa in corpo che non ci dovrebbe stare, come per esempio una palla, inquilino incomodo e che per giunta non paga pigione...

— State tranquillo; Serena che vi ha visitato e medicato accerta che la palla lacerò senza fermarsi, cagionando ferita dolorosa, non già mortale.