— Mille grazie! madama Serena: questo è bello in verità, magnifico: con vostra licenza procurerò che venga stampato nella Gazzetta di Francia: di barbari che vi proclamavano m'impegno a farvi bandire fra un mese pei popoli più civili della cristianità per le quattro parti del mondo. — Rispetto al vostro nome, madama, egli sta per empire le bocche dei parigini per una eternità, la quale, come sapete, in Francia si compone di tutta una settimana e talora anche di un po' del lunedì.

— Non vi pigliate questo disturbo, capitano; in quanto a me desidero che il mio nome non esca dalle pareti domestiche: mi piacerebbe però che i vostri compatrioti assumessero della mia patria migliore opinione, e sopratutto consigliassero ad operare più giustamente.

— Come vi accomoda, madama, e adesso, signor Altobello, se non vi sembra troppa pretensione per un prigioniero, mi vorreste un po' ragguagliare per mio governo come intendete cucinarmi.

— A me non ispetta dirvelo; voi siete prigioniero di Serena.

— Oh! ma questo sta per diventare magnifico; il valore prigione della bellezza come nei tempi della cavalleria che in Francia piangono perduta, ed io ritrovo florida in Corsica: or dunque, madama nemica mia amica, fatemi trasportare nel vostro castello e tenetemi schiavo della vostra beltà.

— Se veramente a me tocca decidere su di voi, io considero che in casa mia manchereste dei comodi ai quali il vivere delicato vi ha forse assuefatto: inoltre non mi sembra offendere la patria restituendovi alla libertà, dacchè i suoi destini non penso che dipenderanno da un uomo di più o da un uomo di meno; in ogni caso la vostra ferita vi toglie la facoltà per parecchio tempo di trattare le armi. Signor capitano, voi siete libero; aspettate tanto che la notte infittisca, e procureremo mandarvi un uomo e un mulo per trasportarvi sino a Bastia.

— Mille milioni di grazie, mia generosa nemica; ma dite un po' quanto vi piace, voi non m'impedirete di pubblicare con la Gazzetta di Francia questo atto prodigioso, unico al mondo, e scriverne a mia madre.

— Voi ci disservireste, signor Rinaldo, disse Altobello, imperciocchè ci fareste cadere in sospetto dei gelosi patriotti per aver reso la libertà ad un prigioniero come voi; e co' sospetti ai tempi che corrono non si canzona.

— Che poi lo scriviate alla vostra signora madre io non dissento, anzi ve ne prego, soggiunse Serena; e le direte che ho pensato alla sua angoscia, e ne rimasi impietosita, dacchè tutte le donne che soffrono sono sorelle; ditele ancora, che presentandosele occasione di sollevare qualche mio povero compatriota ella lo avrebbe fatto in virtù del suo buon cuore senz'altro eccitamento, ma se la memoria dello aiuto prestato al suo figliuolo renderà più consolante la sua voce, più benevola la sua carità, io penserò che mi abbia rimunerato oltre il merito.

Il capitano Rinaldo a notte inoltrata, posto come si potè meglio su di un mulo, era condotto in Bastia: certo sofferse molto, e due volte svenne; tuttavolta la strada che mena alla libertà non sembra mai tanto dolorosa da dissuadere veruno dallo scorrerla sino in fondo.