Il Boswell rimase pensoso, e dopo avere picchiato due o tre volte la tabacchiera, disse:
— Io vado in Inghilterra; non vi prometto troppo, perchè dopo il mantenere poco, il promettere troppo sia ciò che massimamente detesti; ma se il governo non vi aiuta, non istarà certo nè pei miei amici, nè per me: solo vorrei che voi figurando entrare nei miei piedi mi suggeriste un po' che cosa avessi a dire.
— S'io fossi in voi, parlerei così: Inglesi, voi vi date vanto di emulare i Romani; e certo lo dovete, imperciocchè non si arrivi senza il consenso di Dio alla suprema altezza, la quale impone obblighi alla stregua dei doni; dove il popolo fatto grande trascuri il debito di difendere il debole, di promuovere il bene degli uomini, di schermire la libertà, commette peccato, diventa inutile, distrugge le cause della sua vita, prendono a combatterlo di fuori l'odio, dentro lo sfinimento, e languisce maledetto come le cose maligne abbandonate dalla potenza. Volete vedere, aggiungerei, come si comportassero i Romani coi deboli minacciati da ingiusti potenti; leggetelo nel capit. VIII del libro I dei Maccabei. Il Paoli prese la Bibbia e ad alta voce lesse: «e Giuda ebbe contezza dei Romani e della loro possanza, e come concedessero quanto loro si domandava e pigliassero in protezione chiunque a loro si accostasse; — sentì delle loro guerre e delle imprese fatte nella Galazia, la quale vinta avevano sottoposta a tributo; — e le grandi cose operate nella Spagna e come si fossero insignoriti delle miniere dell'oro e dell'argento governando il paese colla pazienza e col senno — terre lontanissime soggiogassero, rompessero re mossi a danno loro dalla estremità della terra, gli stritolassero, con fiera battitura li percotessero; gli altri poi avessero accolto a patto di tributo annuale; Filippo e Perseo re dei Macedoni scopertisi nemici prostrassero in battaglia; — e con pari ventura mandassero Antioco il grande re dell'Asia sceso in campo con 120 elefanti, cavalli, carri e potentissimo esercito; e preso che l'ebbero ordinarono pagasse un grosso tributo in perpetuo e desse ostaggi secondo il convenuto; le provincie conquistate, copiose di beni, donarono a re Eumene.
«Ora quei della Grecia avendo disegnato di abbatterli, essi lo seppero e andarono sotto il comando di un capitano a fare battaglia con loro, molti ne uccisero, le mogli e i figliuoli ridussero in ischiavitù, disertarono il paese, occuparono le terre, sovvertirono le mura, i superstiti fecero servi come anco adesso sono. Con quelli poi che loro amici si protestavano e alla loro fede si commettevano mantenevano lega, regni prossimi o lontani donavano, perchè dovunque giungeva il nome di loro li temevano forte. — Quelli che essi consentivano a lasciare sul trono regnavano, gli altri cacciavano, sicchè in ogni parte gli esaltavano; e non pertanto veruno tra loro portava diadema, nè porpora per pompeggiare con quelli; bensì avevano eletto un senato dove ogni dì 320 persone deliberavano le faccende del popolo per fare quanto credevano spediente; a capo di anno conferiscono il maestrato ad un uomo perchè regga lo stato: gli obbediscono tutti senza invidia nè gelosia fra loro. Allora Giuda deputò Eupolemo figliuolo di Giovanni, e Giasone figliuolo di Eleazaro per mandarlo a' Romani a stringere lega d'amicizia con essi; affinchè gli liberassero dal giogo dei Greci, considerando come questi s'industriassero a ridurre in servitù il regno d'Israele. E quelli andarono a Roma, che fu lungo cammino; dove entrati in senato favellarono così: Giuda Maccabeo, i suoi fratelli ed il popolo dei Giudei ci mandarono a voi per fermare lega e pace con voi, e perchè ci scriviate tra i confederati ed amici vostri. E la proposta piacque. Ecco il rescritto il quale inciso sopra lastre di bronzo spedirono a Gerusalemme perchè vi stesse pei Giudei monumento di questa pace e confederazione: «Felicità ai Romani ed alla gente giudea in mare e in terra eternamente: lungi da loro la spada e il nemico; che se i Romani o taluno dei loro confederati si troveranno primi in guerra, la gente giudea darà soccorso con pienezza di cuore secondo la ragione dei tempi; e ai combattenti Giudei non somministreranno armi, nè danaro, nè navi, così essendo piaciuto ai Romani, e quelli obbediranno senza pretenderne soldo. Parimente se prima la gente giudea avrà guerra, i Romani la sovverranno con animo pronto, giusta la qualità dei tempi; e agli aiuti romani non somministreranno i Giudei armi, danari o navi, così piacendo ai Romani, e gli aiuti obbediranno senza frode. Questo è il patto fra Romani e Giudei. — Oltre a ciò rispetto alle ingiurie arrecate loro dal re Demetrio gli abbiamo scritto di questo tenore: «per quale cagione hai tu reso più duro il giogo ai Giudei amici e confederati nostri? Se dunque essi ricorreranno di nuovo a noi, noi faremo loro giustizia movendoti guerra per terra e per mare.»
Tali i Romani favellavano, tali erano; non basta gridare: civis romanus sum; bisogna sentirsi nel cuore e nelle braccia romano; queste cose dite ed altre che saprete aggiungere di vostro, e forse vi ascolteranno.
— Bene; e voi sperate che in questo modo verremo a capo coll'Inghilterra perchè pigli andatura degna?
— Ho detto forse; certo non mi nascondo punto che i nobili vi sono superbi, le plebi abbiette ed i borghesi intenti ai guadagni, ma non tutti così; e poi anco i pessimi colà amano il vivere libero; ora la libertà non è, come i borghesi pensano, un bel cappone da metterlo in istia e mangiarselo a Natale in famiglia.
— Sì bene la libertà non è un cappone per metterlo in istia....
— E fate loro toccare con mano che la libertà, fra tutti gli astri bellissimo, per diffondere di raggi non iscema luce; la sua vita sta in questo, ricevere lume da Dio e tramandarlo ai mortali. Il giorno nel quale le impediranno il santo ministero, ella ripiglierà il cammino del cielo come l'operaio terminato il lavoro torna a casa; e la notte della tirannide calerà su tutto il mondo.
— Addio dunque, signor Paoli: il tempo stringe così che far subito non mi parrebbe presto abbastanza; vi prego dei miei saluti al rispettabile vostro signor fratello Clemente e a tutti gli altri egregi uomini e dilettissimi amici, massime al signor Altobello, — e già da un pezzo teneva in mano la destra del Paoli e la squassava con forza bastante a stiantare una imposta dalle bandelle; finalmente si staccò, e il Paoli comecchè si sentisse indolenzito fino alla spalla, pure facendo bocca da ridere si ammaniva ad accompagnarlo in istrada per metterlo a cavallo, quando di botto il signor Giacomo si voltò a Nasone e gli disse: