— Mi rincresce proprio, Nasone, di andarmene senza lasciarvi un pegno che valga a rammentarvi la stima in che vi ho, e lo amore che vi porto. La natura avendo pensato a farvi le spese in quanto a vestiario, qualcheduna delle mie spoglie non sarebbero al caso. — Intanto aveva stesa la mano, e il cane intendendo ottimamente che si cercava la sua zampa, gliela porse; così stretti insieme faccia appuntata a faccia, il Boswell proseguì: — Anelli non sono adattati per le vostre dita, e poi non convengono ad uomo, nè a cane libero; rispetto ad ore voi vi servite del sole, sicchè avente in tasca gli orologi di Doddy figlio e compagno di Londra con tutti i fabbricanti di orologi nel mondo. A tutte queste cose il cane rispondeva; come rispondeva? Sì signore, ei rispondeva in due maniere, e però con una più che non saprebbe fare l'uomo, con uno schiattìo e con uno agitare della coda; ora questo ultimo è fuori della potestà dell'uomo. — Ma, riprese il Boswell, affatto affatto senza ricordo non vo' che ci separiamo, prendetevi queste che ordinai apposta per voi — e rovesciatosi le tasche ne versava una pioggia di ciambelle di farina e mele; il cane non assuefatto a cotesto lusso, stette da prima in forse s'e' fossero per lui; poi rassicurato da un cenno, svincolata la zampa, ci si avventò sopra infuriato menandone strage, mentre che il signor Giacomo con voce melanconica terminava il suo discorso: — Tutto passa nel mondo, le nostre sensazioni, i nostri affetti e noi, e nondimeno desidero, Nasone, desidero e spero che serberete memoria di me anche quando avrete mangiato e digerito le vostre ciambelle che ho impastate colle mie mani, e fatte cocere sotto i miei occhi.
Quantunque la parte finale della orazione fosse senza dubbio la più commovente, bisogna confessarlo a scapito della fama dei cani in generale, e di Nasone in particolare, fu la meno ascoltata; il Paoli, che pure non aveva costume di ridere, si sentì costretto a mettersi una mano su i labbri perchè non si aprissero; però nel tempo stesso ei fu obbligato a levarla fino sugli occhi, parendogli che qualche cosa, come sarebbe un bruscolo, stesse sul punto di farglieli lagrimare.
Difatti Altobello d'Alando era stato preposto col comandante Carlo Raffaelli alla custodia del Borgo; cotesto luogo come un calcio in gola molestava i Francesi, imperciocchè oltre a tenere difesa tutta la Corsica, offeriva posta unica per vigilare le mosse del nemico, sorprenderne le frazioni, apparecchiargli imboscate; insomma con ogni maniera di fastidii tribolarlo; non pareva spediente al comandante francese tentare di ricuperarlo, ma d'altra parte studiavasi il modo di rintuzzare la baldanza del presidio; su tutti preso di mira Altobello, come colui che le arti della milizia unendo agli audaci accorgimenti della guerra guerreggiata arrecava danni quotidiani e insopportabili.
La madre Francesca Domenica, affermando che starsene lontana dal figliuolo le pareva rimanere senza cuore, aveva tenuto dietro al figliuolo al Borgo, e Serena considerandosi e considerata ormai sposa di Altobello ci seguitava la socera; le donne si erano accomodate in certe stanzette dove sembrava loro albergare come in paradiso, dacchè Altobello quasi ogni dì andasse a passare parecchie ore con esse loro. Bene o male che facesse, egli costumava tacere le fazioni, che era per imprendere, le raccontava compite, sicchè quelle donne cominciavano a sentirlo rabbrividendo, e diventando bianche come panni lavati; quando poi giungeva in fondo del racconto il cuore palpitava più forte, e il sangue sobbolliva loro nelle vene, nell'orgoglio di avere un tanto figlio e un tanto amante.
— Buona sera, Altobello, scotendosi giù dal pilone copia di neve fioccatagli addosso, disse un uomo dalla soglia del quartiere del giovane ufficiale verso l'un'ora di notte di una rigidissima giornata di gennaio; buona sera; dove diavolo siete? O perchè non avete acceso il lume?
— Chi siete, e perchè m'importunate? A me piace stare al buio.
— Via, accendete la lucerna, mi ravviserete alla faccia, giacchè della mia voce non vi ricordate più.
Altobello appena ebbe fatto lume esclamò:
— To', Bastiano, come sei qui?