— No, signore, voi non dovevate credere e non dovevate volere: anch'io, sapete, sono superbo, e tutti noi Côrsi siamo: non perduti affatto quei popoli ai quali nella miseria loro avanza la superbia! Se per virtù propria la non si può tenere, abbila per un barbacane che impedisce l'anima dal rovinare nel pantano dell'abiezione. Se Lucifero, oltre questo, non possedeva altro peccato, era più facile diventasse papa che diavolo. Orsù volete pagare, pagate. Ecco qua, questi sono dispacci: il più piccolo consegnerete o farete consegnare al signor Francesco Maria Niccolaio Giacomini, mio nipote a Centuri; quest'altro più grande importa che lo ricapitiate irremissibilmente nelle mani del Generale a corte o a Rostino nella casa paterna della Stretta, ovvero in Pastoreccia nella casa materna; insomma dove si troverà. Io contava mandarci un mio fidato a posta, e, stillando il quattrino, le sue cento lire mi andavano via: ora il passaggio ne costa quaranta; dunque vi rivengono sessanta lire.

E alzata la tavola del banco, pigliava da una ciotola nove scudi e, contatili, diceva: — Eccovi il resto, ed avrò fatto un buon affare.

— Oh! — esclamava il Boswell, e, presa la scatola, offeriva sporgendola, una presa di tabacco per via di preliminare di pace; indi soggiungeva: — Bando dunque al dare e allo avere. Potrò io procurarmi la contentezza di vedervi un'altra volta?

— Voi ed io stiamo per partire: voi per la Corsica, io per la eternità. Perchè farei l'ora della separazione grave di un sospiro da vantaggio? Noi non ci abbiamo a rivedere più.

— Nel mondo forse, ma là, — riprese il Boswell alzando il dito — ma là porto ferma fiducia che noi ci rivedremo: perchè voi, in grazia dello infinito amore che professate alla patria, vi siete guadagnato di certo la salute eterna; rispetto a me, mi sono ingegnato e m'ingegnerò a non demeritarla.

— Così piaccia al Signore!

CAPITOLO III. La partenza

Nella notte di quel medesimo giorno, mentre il signor Boswell stava leggendo la Bibbia, udì pianamente aprire l'uscio della sua camera e vide entrare l'uomo dal colore castagno col suo cane rossigno dietro le gambe: costui si piantò in mezzo della stanza senza far motto. Il Boswell, che aveva ammannito la valigia, gliela indicò; e quegli, recatasela su le spalle, si volse per partire non profferendo parola o accennando a saluto. Riavuto dallo stupore, il Boswell, toltosi prestamente uno scudo di tasca, corse dietro al Côrso, gli mise la mano sul braccio manco e glielo offrì. A cotesto atto gli occhi del Côrso balenarono come stiletto cavato dal fodero; sollevò con impeto la spalla quasi volesse buttare la valigia addosso al signor Giacomo: subito dopo un nuovo pensiero parve sopraggiunto a temperare l'acerbezza del primo, imperciocchè ripigliasse il cammino senza interrompere la sua taciturnità.

Ci vorrà giudizio per governarmi con questa razza di gente, pensò Boswell, e si pose da capo a leggere la Bibbia, allorchè, quando se lo aspettava meno, si vide riapparire l'uomo colore castagno dinanzi e con voce strozzata dirgli:

— Avvertite, signore Inglese, ch'io non sono un camallo;[4] con Santi Giacomini siamo cugini in terza. Ho voluto assicurarvi del mio perdono, perchè ho pensato che, come forestiero, non vi corre punto l'obbligo di conoscere le nostre usanze.