E voltate le spalle uscì fuori.
— Bene! — esclamò il signor Giacomo — tutto bene! Come, tutto bene? Certamente questo detestabile odore di erba côrsa che sempre mastica costui, non è bene.
Ed aperse le finestre per mutare aria alle camere. Ciò fatto, si assettò allo scrittoio, ne trasse una carta, dentro la quale c'involse con molta diligenza lo scudo e ci scrisse sopra: «Oggi 27 aprile... sono stato perdonato da un Côrso per avergli voluto donare questo scudo;» e sotto: «et olim meminisse iuvabit;» poi lo ripose dentro una tasca insieme con altri ricordi dei casi più notabili della sua vita, arnesi strumentali della sua filosofia.
Dopo tre giorni, mentr'egli verso le ore ventitrè s'incammina adagio adagio, secondo il solito, per la via grande verso la porta Colonnella, o piuttosto Coronella, come pare che si abbia più veramente a dire,[5] occorre in gente affollata davanti alla porta del banco del signor Giacomini. Allora egli prese ad affrettare il passo senza che paresse fatto suo, sicchè presto venne su la faccia del luogo. Di vero vi si trovava stipata una folla di preti, di frati, e croci, e lampioni, e gente incappata col cappuccio su gli occhi, insomma tutti gli attrezzi messi in opera nei riti cattolici quando portano via il morto di cui l'erede può pagare le spese. Il cugino in terza, col suo invariabile vestito di colore castagno e il cane appresso, teneva su le braccia da un lato un grosso fascio di torce pei preti, dall'altro uno dei moccoli per la compagnia: intorno al cugino bisticciavansi e preti e frati a cagione delle torce; i francescani contendevano le grosse di libbra ai domenicani, ma i francescani, che superavano in numero e, più che nel numero, in isfrontatezza, la sgararono: poi il curato di sant'Antonio pretendeva la candela più grossa perchè il morto era fratello della confraternita; ma gli contrastava quello di san Sebastiano per essere stato il parrocchiano anima della sua cura. Intanto i ragazzi, approfittandosi dello impaccio del cugino, tiravano giù dal fondo del fascio i moccoli, e presili, scappavano: chi rideva, chi brontolava, il cane ringhiava. Intanto i preti e i frati, con quella decenza che ha fatto dire la sfacciataggine nata in sagrestia e allattata in convento, continuavano a litigare. Per ultimo il cugino usci da' gangheri e proruppe:
— Giuro alla Immacolata che, se non vi chetate, vi rompo le torce sopra la cherica!
Il vetturino seduto alla peggio su le stanghe del calesse, ricevendo uno sbuffo di acqua piovana, toccava il cavallo perchè accelerasse il passo. (pag. 5)
Allora quietaronsi, ed anco a indurli al silenzio valse uno stropiccìo di piedi di gente che cammini aggruppata a disagio, la quale moveva giù dalle scale. Per siffatto rumore parecchie esclamazioni escono dal capannello della gente affollata che dicono: «Eccolo! eccolo!...» Di vero, indi a breve comparisce una cassa portata giù da quattro uomini incappati, che la reggono mercè maniglie di fune infilate dentro ai fori laterali. E poichè la cassa manca di coperchio, che porta dietro un quinto incappato, è concesso contemplare così di volo la effigie del morto. Ecco la folla accalcarcisi intorno per appagare la spietata curiosità; le donne, come suole, più smaniose degli altri, si avventano co' bambini in collo non badando che in mezzo a quel trambusto le loro creature potevano rimanere storpie, forse anche infrante. Il signor Boswell, sentendosi a posta sua limare dalla curiosità, si mette in punta di piedi, ma non venne a capo di nulla; perocchè, appena egli ebbe scorte due mani composte in croce e legate di un nastro nero, ecco precipitare giù il coperchio, che sottrae il cadavere agli sguardi disonesti, e subito dopo si sente il picchio del martello che presto presto lo conficca, e si vede spiegarvisi sopra il tappeto e metterci il guanciale di velluto nero a frange, nappe e ricami di oro, un Cristo d'argento in mezzo, e intorno al Cristo una ghirlanda di fiori in simbolo che il signor Giacomini era morto in istato di presunta verginità. Ciò fatto, ecco difilare la mandra dei preti e dei frati belando e mugghiando. Al cane rossigno sembrando che tra tante voci poco umane potesse starci anche la sua, prese a guaire, ma, tocca una pedata delle solenni, si tacque; e sì che tra tante finte e pagate la sua era lamentazione sincera e gratuita, ma non gli valse: giustizia umana!
Un incappato, passando vicino al signor Boswell attonito da cotesto spettacolo tra sozzo e grottesco, gli susurrò dentro all'orecchio: