La notizia dello arresto di Altobello arrivò presto a Corte come costuma delle disgrazie; i particolari del caso però, secondo il solito, vari; e ciò era quello che meno importava al generale il quale pensando a mille spedienti per riscattarlo, conobbe se non il più certo almeno il manco pericoloso essere questo; chiamato pertanto a sè Matteo Massesi gli disse:
— Matteo, tu sei un giovane di giudizio e capisci per aria le cose; avrei pensato di mandarti a Bastia.
— Di contrabbando? interrogò il giovane balenando di allegrezza negli occhi.
— No davvero, che ti potrebbe cogliere qualche disgrazia, e se ciò accadesse non ne avrei mai pace; andrai col salvacondotto di parlamentario.
— Oh! voi mi amate sempre?
— E perchè non dovrei amarti? disse il generale fissandolo in faccia.
— Non so.... mi pareva, rispose il giovane arrossendo ed evitando incontrarsi con gli occhi del generale.
— Vien qua ragazzo, e sì dicendo gli vezzeggiava il volto, assèttati al tavolino e scrivi quanto ti detterò. «Eccellenza. Voi mi avete richiesto di fare a buona guerra con voi; parmi, per parte mia, avere operato secondo il vostro desiderio rimandandovi fin qui i prigionieri senza riscatto; ho atteso invano voi mi restituiste i miei. Questo a parere mio non si chiama fare a buona guerra dalla parte vostra; pure mettendo per ora questa discussione da parte, devo partecipare a V. E. come ieri notte fosse condotto non a modo di prigioniero di guerra a Bastia, bensì come persona rubata da ladroni, il signor Altobello....
— Ahi! ahi! urlò il giovane lasciando cascare la penna.