La guardia fedele comparve sopra la soglia.

— Ambrogio conducete in prigione il signor Massesi.

— In prigione io? Io che prima voi amavate unicamente?

— Vi amai finchè vi conobbi buono, ora...

— Ora?

— Non vi amo più; voi siete invidioso, e peggio ancora, se peggio può darsi, voi esultate del male del prossimo.

— Signor generale, non mi mandate in prigione, non mi discacciate da voi, mia madre ne morirebbe di dolore; se non lo fate per me fatelo per mio padre.

— Orsù dunque, partite; tra un quarto di ora a cavallo, e procurate farmi dimenticare ogni trista impressione col ricondurmi il signore Alando. D'ora in poi, giovane sconsigliato, porrete il vostro studio in emulare, non già ad invidiare chi vale troppo meglio di voi.

Matteo Massesi, figliuolo del gran cancelliere fu bellissimo giovane: di persona tanto bene formato che meglio non avria potuto tratteggiare valoroso pittore; e nella faccia non aveva parte che non sembrasse ritratta da modello greco, lenemente squadrate le guancie e il mento, dove a ciocchette qua e là si arricciava la rada calugine; le labbra rosse ranuncolo, tumide e semiaperte, traverso le quali, per così dire, splendeva la candidezza dei denti, e gli occhi limpidi e bruni come notte di state senza luna; i capelli neri e lustri da digradarne l'asfalto; una forma divina che vista appena ti padroneggiava la mente, così ti sforzava ad amarla, e nondimanco quanto più si pigliava usanza con lui, tanto sentivi scemare l'affetto che ti aveva vinto da prima, non ad un tratto, no, e neppure con diminuzione di momento, ma a poco a poco, a piccoli frammenti come il tempo nell'orologio a polvere si consuma in atomi di sabbia; infatti a considerarlo sottilmente, la sua persona incedeva con un certo ciondolío quasi non sapesse imprimere salda orma sul terreno; ancora gli occhi pure oscillavano paurosi di fissarsi in qualche obbietto, e più di essere fissati da altri occhi; le mani sempre fredde mettevano, toccandole, ribrezzo non altrimenti che di morto si fossero; la fronte bassa, la vece varia; ciò in quanto al corpo; per lo spirito facile ad amare con trasporto, e facile del pari a disamare come povero di alimento a nutrire la divina fiamma dello amore; ma i primi trasporti tanto più furiosi quanto meno durevoli; nella invidia pertinace, perchè la virtù di amore sia operosa, mentre la invidia si distrugga inerte; però come la vipera la quale stuzzicata allunga i denti e avvelena, la invidia in lui inasprita diventava odio immortale e inevitabile. Il generale Paoli in parte aveva conosciuto, in parte indovinato l'animo del giovane; pure gli aveva diminuito, non però tolto l'affetto, e ciò a cagione delle qualità buone e non buone, consuete alle forti nature; l'uomo egregio a male in cuore s'induceva a supporre tristo altrui, e supposto triste, gli talentava crederlo incapace delle ultime scelleratezze, aggiungi che gli doleva confessare di essersi ingannato molto di faccia ai suoi famigliari, molto più di faccia a sè, perchè se lì ne pativa più la sua superbia, qui gli pareva sentirsi spezzare il cuore.

Non impedito da cosa che gli si parasse per la strada molesta, il Massesi arrivò a Bastia, dove chiese parlare col marchese di Chauvelin, se non che questi, di salute infermo e su le mosse di partire per Francia, lo rimandò al conte di Marbeuf. Era disegno accogliere acerbamente il messaggiere di Paoli, fargli un rabbuffo di male parole, e senza leggere lettere, nè udire ambasciate, respingere il tapino oratore; quando poi gli fu davanti il bellissimo giovane, e in modesti atti, soffuso il volto di rossore, gli porse il foglio, gli mancò l'animo di mostrarsi scortese. Tanta virtù esercita la bellezza anco nei più duri! Onde prese la lettera, la lesse e poi incominciò a interrogare Matteo con parole oneste. Da prima è da credersi che il facesse senza cattiva intenzione, ma procedendo nel colloquio presentì poterne cavare qualche costrutto pei suoi fini; almeno gli parve, che valeva il pregio tentarlo; allora disse: trattarsi di negozio grave, non potergli rendere risposta senza avere consultato prima il consiglio di guerra; fermassesi: qui volto ad un giovane cornetta dalla fisonomia maligna da vincere una scimmia, gli disse: Signor Tilly, io lo confido a voi; adoperatevi perchè questo giovine gentiluomo non si annoi troppo.