E il cornetta senza cerimonie intrecciando il proprio braccio col braccio di lui: — Vien meco, il mio caro orsacchiotto côrso, gli diceva, tu stai per bubbolarmi la ganza, ma non importa; a ciascuno tocca la sua volta; quando verrò a Corte ti ruberò la tua; — e via via con la vivacità consueta ai Francesi, massime se giovani e allegri, capaci a far tacere il più assordante passeraio che mai s'udisse sopra olmo, accanto alla fontana del villaggio. — Ei lo condusse a pranzo in compagnia di ufficiali più o meno scapestrati di lui, ma scapestratissimi tutti. Quali fossero i costumi di Francia, allora i libri francesi dissero, e ogni giorno ricordano tuttavia; a noi sarà bello tacerlo; solo tanto ne basti che il Voltaire poteva scerre ad argomento di poema lubrico la sacra magnanimità, e il martirio della vergine orleanese liberatrice della Francia, nè solo il poteva, ma erane lodato. Non pure ai tempi di cui favelliamo sapevano i Francesi decorare il vizio con l'eleganze delle grazie; bensì ora saccheggiavano le antiche e moderne scuole di filosofia per confermargli il regno, ed accrescergli dominio. Matteo, sobrio per usanza non per volontà, casto per costume, non per desiderio, si trovò di punto in bianco tra le commessazioni di un Mirabeau giovine di ventiquattro anni, del Dumouriez, figaro della monarchia francese, e di altra gente di siffatta risma; immaginate che torrenti di lava infocata dovevano sgorgare dalle labbra del Mirabeau a ventiquattro anni, pensate alla girandola de' motti arguti che scoppiettava su la bocca del Dumouriez! Ci era da fare fuggire la virtù rossa come una fravola, con le mani su gli orecchi, e, corsa a rimpiattarsi tra le pieghe della santissima Vergine, non si trovare nè manco in mezzo a quelle sicura.

Si frequentavano è vero le chiese, ma non si credeva in Dio, donde nacque la generazione dei preti, che dette quel Lomenie Brienne il quale proposto a Luigi XVI per arcivescovo di Parigi fece dire quel meschino: — ahimè! bisognerebbe almeno che l'arcivescovo di Parigi credesse in Dio. — Gli antichi, conducendo i Numi sulla terra, certo avevano concesso alla materia troppa parte a scapito dello spirito, ma i Francesi mettendo la materia in cielo e in terra vennero a creare unico Dio il piacere: e parvero allora anacoreti quelli che emendarono la dottrina di Aristippo così; sia Dio il piacere a patto che non abbia per sacerdote il delitto. Vennero bocce di vino di Sciampagna, vennero donne, donne e bocce spedite di Francia; e due di codeste cortigiane si posero in mezzo Matteo, e piacque ad ambedue: ma egli che potrà vincere il rimorso, non seppe vincere il pudore, e si svincolò dalle braccia delle male femmine, con dispetto loro, ilarità di tutti, che vedendo il giovane menare calci e sergozzoni ne smascellavano dalle risa, urlando: — Due volte Giuseppe! due volte! — Per ultimo i giovani sazii di bere e della invereconda petulanza delle femmine, cacciarono fuori di finestra le bocce, e fuori della porta le femmine per dar luogo però a vizio peggiore, il giuoco. Questo veleno che senza rimorso si propinano a vicenda gli amici, tramandato a noi dalle barbarie rude, ed amaro, la civiltà seppe addolcire e ingentilire così, che a' tempi di cui parliamo nessuno poteva presumersi cavaliere compito se non avesse rovinato almeno un paio di amici, e barare non faceva caso; anzi se ne tenevano; della quale cosa ce ne porgono testimonianza le memorie del cavaliere di Grammont. Matteo stimolato a giocare, vergognando di comparire povero, mise fuori i suoi dieci luigi, e li perse in un soffio; allora si rimise, ma punto sopra la sua parsimonia, vergognando passare per avaro, accattò danaro che il cornetta gli profferse, ed anche questo andò dietro all'altro; adesso pensò mancargli assolutamente il potere di restituirlo, e vergognando partirsi da Bastia in voce di truffatore, se ne fece imprestare ancora, il quale finì come il primo, come il secondo e come due altre partite, che cieco ormai, prese da chiunque gliene volle dare.

— Diavolo! costui accatta danari come se l'avesse a fare coi nostri padri, i quali si contentavano essere rimborsati dei presti nell'altro mondo.

Gli occhi di Matteo non videro quale avesse proferito le amare parole, ma i suoi orecchi le intesero, e allora lo assalse la buona vergogna, la vergogna che doveva venirgli prima ed in tempo, mentre adesso era tardi e inopportuna, quella cioè d'ingolfarsi in debiti, che ormai non sapeva come avrebbe pagato; uscì che il capo gli pigliava fuoco, si ridusse a casa e si gettò vestito sul letto: aveva perduto sessanta luigi, dieci suoi o piuttosto del generale, e 50 tolti in prestito; ed ora come li pagherebbe? Di tratto in tratto sbalzava su da letto e si bagnava le tempie, che gli battevano come se volessero rompersi, con l'acqua diaccia; insomma e' fu notte cotesta quale anime dannate possono patire pari, più affannosa non credo. Quanto prima si fu messo un po' di albore, improvido di consiglio uscì di casa; i marinari e gli operai usi a levarsi prima del sole, scorgendo quel giovane pallido errare così mattutino, si fermarono a rimirarlo per maraviglia; ond'ei che se ne accorse, per sottrarsi agli sguardi altrui, trovandosi presso alla chiesa di San Rocco, vi entrò. La vasca dell'acqua benedetta era posta in prossimità della porta maggiore accanto al battisterio dove mantenevano i devoti perpetuamente accesa una lampada; quivi egli intinse le dita chinando il capo, e mentre rialza la persona per segnarsi, di rimpetto a sè gli apparisce, in atteggiamento eguale al suo, Lella Campana. Gli occhi grigi di costei mandarono un lampo:

— Voi qui? susurrò a fior di labbra, e quegli: — pur troppo!

— Vi accadde qualche disgrazia? Venitemi dietro, che vi menerò a casa.

Matteo obbedì senza nè anco pensare a quello che facesse; giunti in casa il giovane lasciò cadersi sopra una seggiola trambasciato, allora Lella vedendolo così gramo esclamò:

— O signore! vi sentite male?

— Porgetemi per carità un bicchiere di acqua, ohimè! mi si sfianca il cuore — e bevve l'acqua; poi riprese — ho.... ho.... che mi abbisognano ora.... subito.... cinquanta, anzi sessanta luigi, altrimenti sono un uomo morto.

— E dove volete, che trovi sessanta luigi? tra beffarda e rabbiosa rispose Lella; ma come siete qui? e disperato, e bisognoso di tanto danaro?