— Fin qui non ci ha unito Dio; voi lo sapete, ciò sarà più tardi, e con migliori auspici, spero; intanto provvedeteci di due passaporti.

Avutili, tolsero commiato dal conte, che rasserenatosi gli accompagnò sino alla porta, colmandoli di carezze e di promesse tra le quali mesceva per via di giocondità la preghiera di essere scelto testimone alle nozze, e compare del primo figliuolo.

Poichè ebbe percorso di galoppo un buon tratto di via, il colonnello Valcroissant disse a Rinaldo... (pag. 317)

Bene tornò ai viaggiatori la provvidenza di Lella, imperocchè ad ogni piè sospinto s'imbattessero in pattuglie che gl'interrogavano dell'essere loro, e del dove andassero, e perchè si movessero; alle quali tutte domande non avendo Lella punto voglia di rispondere, si toglieva d'impaccio cavando da tasca il passaporto. Anche Matteo ebbe a patire simile minuta inquisizione e a liberarsene gli valse l'esempio di Lella. Usciti alla fine fuori delle porte di San Giuseppe presero a trottare difilato verso il Golo per la Cansica. Arrivati che furono sotto Furiani, Lella pregò Matteo che andasse oltre pian piano intanto ch'essa si recava a salutare certa sua conoscenza, e gli teneva dietro. Tornando a Corte ella aveva fatto disegno di avvisarne Mariano, caso mai volesse commetterle qualche incumbenza; al volgere di una siepe ella pensava scorgere il tetto di casa sua: per questa volta non vide niente, onde ella incolpò la propria memoria che, distratta da tante faccende, le serviva così infedelmente da farle sbagliare la strada; affretta il passo, arriva in altra parte dove per sicuro si scopriva la casa, ma anche adesso non mira nulla: curiosa a un punto e commossa precipita il corso, e all'improvviso le percuote la vista un mucchio di sassi affumicati. Ristette come impietrita, poco dopo quasi volesse sgombrare la mente di pensieri molesti si fregò la faccia a più riprese: proponendosi di chiederne notizie al primo che le capitasse davanti, già voltava briglia quando di dietro le macerie vide sbucare un uomo che portava una croce tinta di nero dove appariva scritta in bianco qualche leggenda. Lella trattenne il fiato per non dare a sospettare la sua presenza e di dietro la siepe vide cotesto uomo, che scavò un buco fra i rottami, e piantatavi la croce la fissò dritta mercè di sassi collocati in torno a contrasto; allora potè leggere lo scritto che in caratteri più grossi diceva: — Casa di traditore: — e in più minuti aggiungeva: — sotto questa rovina giacciono i corpi di Mariano, indegna stirpe di Alando, e della sua moglie Lucia: le anime andarono dannate nell'Inferno.

Cotesto uomo era il pastore Bastiano, che aveva mantenuto la promessa, senonchè gli era parso bene d'introdurci qualche variante, invece d'impiccare aveva appiccato fuoco alla casa, e invece di mandare Mariano solo all'inferno ce lo aveva spinto in compagnia. Lella scappò a precipizio e allorquando ebbe raggiunto Matteo, quantunque usa dissimulare ogni più fiero turbamento, tanto non potè sopra sè medesima, che non comparisse stravolta: quegli lo notò e glielo disse, ma Lella pronta rispose: — era andata a salutare un cugino da parte di madre ed ho trovato, poverino! che gli amministravano l'estrema unzione. — Poi tacque e Matteo rispettando il nuovo dolore non si attentò moverle altre domande.

A molta distanza da Corte Lella si divise da Matteo, e scesa la notte, andando, per giravolte a lei conosciute si ridusse alla casa paterna, senza che persona avesse avvertito la sua partenza, o ne notasse il ritorno, costumando lasciarsi vedere di rado per Corte e facendo correre voce, che giacesse inferma nel letto.

Matteo smontò al palazzo del governo e intromesso subito nella camera del Generale, contro la sua aspettativa lo rinvenne ilare; anzi egli prima incominciò:

— Già me lo immagino, tu mi ritorni con le pive nel sacco: non sei riuscito neh? Già i Francesi sogliono dire, che ciò ch'è buono a pigliare, è anche meglio a tenere, e co' fatti lo dimostrano; sentiamo un po' che cosa dichiara cotesto foglio che ti ninnoli tra le mani: rompi il sigillo e leggi: