Matteo aperse il plico e lesse: — Signore. Voi siete astuto ma badate: anche delle volpi se ne piglia, e ride bene chi ride all'ultimo. Vostro servitore, Conte di Marbeuf.

— Ah! Ah! se l'è presa a male; ma in verità io non ci ho merito. Matteo va a riposarti, che devi sentirti stanco, domani parleremo del resto.

Matteo baciò la mano al Generale ed uscì, ma quale non fu la sua maraviglia quando nella prima persona, che gli si fece incontro, riconobbe Altobello di Alando, che lo salutò molto cordialmente, e motteggiando gli disse: — caro signor Massesi, sebbene io avessi buona opinione nella vostra abilità diplomatica, voi non mi porterete il broncio se ho preferito di fare un po' da me stesso i fatti miei.

Matteo rispose a strappi, e si allontanò strofinandosi gli occhi incerto se vegliasse o se dormisse.

E adesso racconterò per qual guisa Altobello si liberasse dalla prigione francese. Egli venne menato in gran fretta nella cittadella di Bastia, e quivi chiuso dentro il carcere della fortezza di San Carlo, il quale fabbricarono i Francesi sopra uno scoglio altissimo, che domina l'imboccatura del porto. Il prigioniero nuovamente spinto in carcere, per primo, anzi per unico pensiero bada subito come riuscirà ad affrancarsi: tanto l'ansia del vivere libero governa i petti mortali, che questo studio si fa sentire più forte allora appunto che sembrano costretti a doverne deporre perfino la speranza.

La cosa che prima agguarda il carcerato (ed io lo so per molta sperienza fattane) è la porta, parendo a lui che la via ordinaria per uscire abbia ad essere quella per la quale egli entrò, ma in breve con caratteri di chiavistelli e di bandelle viene chiarito, che all'opposto, senza la volontà di cui ti ci ha messo, la porta quasi sempre presenta la via meno facile per uscire di là; allora si volta ad esaminare le inferriate, poi le pareti, il pavimento, per ultimo il soffitto: e se l'uomo possiede forza, volere, coraggio e prudenza, sopra dieci volte nove scamperà: vero è però che queste tre ultime doti raccolte in un'anima, e la prima in un corpo, fanno l'uomo grande, e la più parte delle anime uscite di mano a Dio appaiono piccole e i corpi fiacchi, quindi quelli che rimangono a morire in carcere si contano a migliaia, gli altri che se ne affrancano, su le dita.

Bisogna confessare però che Altobello men che ad altro, quando entrò in prigione, pensava a liberarsene; sentiva forte la necessità di trovarsi solo, e posare in qualche parte il capo che gli pesava indolenzito per la immanità fraterna: bocconi sul materasso, stretta con le mani la faccia, girava e rigirava questo pensiero dentro il cervello, lacerante peggio di un chiodo; non ira, non orrore lo agitavano, non ribrezzo, nè vergogna, nè paura, nè nulla insomma; queste o talune di queste cose verranno dopo; per ora soffre; e così lo travaglia il patimento che non ascolta lo stridere dei chiavistelli intorno agli anelli, nè il cigolare delle bandelle intorno agli arpioni: e fu proprio mestieri che più volte una mano lo scotesse per le spalle perchè tornasse ai sensi della vita: allora lo percosse una voce nota che in suono piacevole gli diceva:

— Caro signor Altobello, non vi lasciate disfare dalla malinconia: ricordatevi che la morte ci ha da trovare vivi.

L'Alando di un tratto voltandosi si mise a sedere e rispose:

— Capitano Rinaldo, ben venuto.