— Mira un po'! ed io la faceva facile. Potrò almeno vederlo?

— Circa a questo, cara madama, soggiunse il capitano, sollevato di un gran peso, chè aveva temuto rimbrotti, ingiurie e peggio per la sua ingratitudine, ed ora esultava nel vedere come ei si fosse con tanto bel garbo accomodato, — circa questo, certo ci trovo intoppi non meno gravi; ordini espressi lo vietano (e non era vero, ma lo affermava per dare ad intendere che un grave pericolo gli pendea sul capo, e che per amor di Serena sfidava); ma che non ardirei per voi? Ogni Francese per compiacere alle dame si sente addosso un po' del duca della Rochefocauld, il quale cantava in rima alla principessa di Longueville: per meritare il vostro cuore, per piacere ai vostri occhi ho fatto la guerra ai re, e l'avrei fatta anche ai numi. Voi lo vedrete, madama; quando anco dovessi attirarmi sul capo la indignazione di sua maestà cristianissima, lo giuro. — E qui stese la mano in atto poco diverso da quello di Annibale quando il padre Amilcare gli fe' giurare su le viscere palpitanti della vittima odio eterno ai Romani.

— Conducetemi dunque.

— Non io, madama; voi capite quanto sarebbe scortese indiscretezza cotesta; un cavaliere francese si rispetta abbastanza per astenersi da mettersi in terzo nelle conferenze — senza dubbio — tenere, fra sposo e sposa.

— Fate come volete, ordinate che mi conducano al suo quartiere. Spero che uscendo vi potrò salutare.

— Anzi vi dichiaro espresso che se partiste privandomi dell'onore di baciarvi la mano, ne porterei lagnanza alla cancelleria della urbanità; quella dello amore non mi ascolterebbe.

Serena non porse orecchio a coteste sguaiataggini; era proprio roba buttata via; l'accompagnò Onorato, il quale confidatala al carceriere disparve; questi giusta gli ordini le aperse la prigione.

Serena come le consiglia l'affetto stava per abbandonarsi nelle braccia del suo sposo, imperciocchè sia natura degli animi gagliardi frenarsi nel manifestamento delle mediocri passioni, traboccare nelle supreme; quando ad un cenno di Altobello si trattenne e girando intorno paurosa gli occhi vide il carceriere ritto sopra il limitare della porta: presa da vergogna e da dispetto gli disse acerbamente:

— Che fate costà? Andate via.

Il carceriere, che francese era, comprendendo più dai gesti che dalle parole le domande, rispose: che ci stava perchè ci doveva stare, essendo suo ufficio avvertire quello che dicessero i visitatori ai prigionieri, e sopratutto quello che gli portassero. Ognuno può immaginare che la presenza dell'importuno custode abbreviasse di molto il colloquio dei giovani; anzi a propriamente dire Altobello non fiatò; quella che fece le carte fu Serena, la quale presto presto nel dialetto più puro di oltremonti gli frullò non so che parole, cui egli acconsentì accennando col capo. Il carceriere, trovando contro le regole di non capire, uscì fuori ad osservare, che era cosa inaudita servirsi, per discorrere, di lingua diversa dalla francese: ciò dare indizio della ignoranza e sopratutto della barbarie dei Côrsi: parlassero in francese, ovvero tacessero, correndo loro il dovere di farsi intendere. Serena che aveva terminato di dire quanto le importava, strinse la mano allo sposo e quindi voltasi al soldato gli disse: