— Madama, voi sapete che il piacere lo fate a me quando mi mettete a prova di rendervi servizio... potendo.

— Ma sì che lo potete; anzi me lo avete profferto ed io sconsigliata lo ricusai; mi accorgo con amarezza che Altobello si lascia pigliare dalla malinconia; procurate di tenerlo un po' lieto con la vostra amabile conversazione...

— Diavolo? Oh! non mi era esibito a pranzare con lui....

— Giusto! fate così; mettete in comunella i vostri pranzi, e state allegri più che potete.

— Magari! Solo mi rincresce non potere incominciare oggi; domani senza fallo daremo principio.

— Bò; e siccome domani ricorre l'anniversario della mia nascita, io intendo regalarvi di una pietanza côrsa... di un bel fiadone.

— Fia?..

— Fiadone; eccellente roba in verità; dopo averlo gustato vo' che me ne diciate le novelle. Però ordinate a quel brutto zotico del carceriere che non me lo guasti, come fece ieri il broccio che lo spampanò tutto per frugarlo dentro. Misericordia! O che temeva il villano, che avessi rimpiattato un cannone in corpo ad una ricotta? Che bestia! pare impossibile che di siffatti tangheri nascano in Francia.

Il capitano, che aveva proprio con la sua bocca imposto cotesto ordine, diventò rosso fino alla radice dei capelli, ed impicciato più di un pulcino nella stoppa, rispose:

— Certo... sicuramente... da qui innanzi voi non frugherete la sporta di madama Serena...