— Per amor di Dio non mi parlate di cognac, che al solo sentirlo rammentare casco in deliquio: poichè assolutamente bisogna terminare regalmente un convito così bene incominciato e con tanta solennità fino a questo punto condotto, io vi prego, amico carissimo, di mandare Onorato con un mio biglietto a Serena, perchè ci mandi una boccia di liquore di ginepro stillato in Corsica: voi non sapreste immaginare di che bontà, di che eccellenza sia il ginepro di Corsica; bastivi tanto, che Plinio il vecchio lo rammenta con onore nella sua storia naturale!...
— E dove alberga madama Serena?...
— Qui sotto al Pontetto...
— E che ora fa?
— Le otto come sonano...
— Sono sonate, interruppe Onorato, ma se piace al signor capitano in due salti vado e torno.
Allora Altobello scrisse un motto, e indicò il numero della casa; poi lo porse al capitano, il quale senza leggerlo lo consegnò ad Onorato, ordinandogli magnificamente:
— Partite...
Ora è da sapersi che durante il pranzo molto si erano trattenuti favellando di carceri e di cose a quelle attinenti, come morti, torture, liberazioni; Rinaldo aveva narrato la fuga maravigliosa del Latude dalla Bastiglia, ed altre dei tempi suoi; per converso Altobello parecchie, che pareano impossibili, dai Piombi e dai Pozzi di Venezia: ma più curiosa di tutte fu reputata tra noi, continuò a dire Altobello, la fuga di un Gafforio dalla cittadella di Corte: egli aveva detto, poi era stato interrotto da vari accidenti testè esposti; adesso, che le faccende ripigliavano il corso ordinario, il capitano Rinaldo vago di novità instava:
— Dunque, come l'andò a finire quel caso del Gafforio?