— Non m'incresce, ma mi percuote la mente la sentenza del Montesquieu, la quale dice: la grazia compone il fiore più bello della corona dei re.

— Può darsi dei re, perchè i fiori di queste corone sono spine nel capo dei popoli; fatto sta che la grazia è l'opera dell'uomo il quale si costituisce superiore alla legge; la grazia rompe l'ordine della uguaglianza sovente in prò di cui se lo merita meno, per ultimo la grazia converte la giustizia in ingiustizia tanto di faccia a coloro a cui si concede, quanto agli altri a cui si nega. I nostri statuti ti conferivano per errore simile facoltà, e tu accorgendotene non te ne prevalesti mai. Più tardi potranno mitigarsi le pene; quella di morte abolirsi; la legge meno acerba esattrice dovrà contentarsi di essere pagata in ragione di 15 soldi per lira, ma ognuno ha da pagare.

— Signore! E' troppo duro che muoia cotesto sciagurato appena giunto al ventiquattresimo anno.

— E quanti anni contava di più Giovanni Brando? Tu non salvasti amici nè parenti; che mai diranno se salvi questo? — Diranno — ed abbassò la voce; che chiuso ad ogni affetto di sangue e di amicizia il tuo cuore sostenne offendere la giustizia per passione sconsigliata.

— Questo non diranno; amai cotesto giovane; forse lo amo ancora, non però oltre la giustizia e il debito. Nell'ora suprema, che per lui si avvicina, abbia, dacchè dargli alcun altro sollievo mi è tolto, le mie consolazioni; lasciatemi andare, io voglio vederlo per cinque minuti.

— Generale, vogliatemi favorire il vostro orologio.

— Che volete farvene?

— Ci guarderò sopra il trapasso dei cinque minuti e ve li rammenterò; voi non ce li guardereste di certo: adesso cotesto arnese non può giovare a voi che ponendolo nelle mie mani.

Il Paoli tenendo un candeliere acceso in mano si accostò al letto di Matteo: egli dormiva, e dal sembiante giocondo pareva che in quel punto lo allietassero sogni soavi: il capo egli inchinava appoggiato al destro braccio sporto penzoloni fuori del letto; i capelli copiosi inanellati gl'inquadravano la bella faccia; un madido rossore gl'imporporava le guancie; le labbra aveva socchiuse e frementi come se dessero un bacio o favellassero parole di amore. Il Paoli non ne sostenne la vista; riportò il candeliere su la tavola e prese a passeggiare incerto se dovesse svegliarlo o se partire senza avere ricambiato motto con lui: lo tolse di dubbio un sospiro, e dopo il sospiro un grido.

— Ah! disse Matteo levandosi, io n'era sicuro, e il sogno me lo accertava pur dianzi. Il signor Generale non ti lascerà morire, no: egli ti ama tanto! Certo io l'ho offeso, non lo nego; non mi state a dire che merito castigo; lo so: non mi rimproverate la mia ingratitudine; io la sento: non mi avvilite con obbrobrio; voi non potreste vituperarmi come mi vitupero io. Così, signor Pasquale, non ponete in me più fede, ritiratemi il vostro affetto, fate quello che volete; ma non mi lasciate morire, non è questa l'età in cui si muore; io vi parerò il sole col mio corpo; vi farò schermo contro le palle nemiche; servitevi di me come di piumaccio per riscaldarvi i piedi, o di poggiuolo quando salite a cavallo; ma non mi lasciate morire.