Assai prima che la lettura cessasse, il Paoli si aggirava per la stanza a mo' di lione dentro la gabbia; le mani apriva e chiudeva quasi intendesse stringere l'elsa della spada; squassava il capo: in breve da tutta la persona spirava, non che ira, furore: di botto sta, si stringe con la destra le tempie e del piè pestando la terra comanda:

— Buonfigliuolo, scrivete; no, no di quella carta, bensì dell'altra papale dove registransi le deliberazioni del regno.

Il padre Guelfucci preso un foglio e adattatoselo dinanzi con molto magistero, speculata prima traverso la luce la penna di cui le punte andavano a sesto, pose la manca aperta sul foglio, con la destra intinse la penna nel calamaio, e stretti i labbri, levato il capo in su aspettò.

— «Eccellenza, dettava il Paoli tremando a verga e agguantandosi al tavolino, — se veramente vi sentite cinque volte più forte de' Côrsi, voi dovreste comportarvi cinque volte più generosamente di loro. Se la Francia, la quale un giorno ci sovvenne per liberarci dai tiranni, oggi si mette nei piedi di loro, questa è sventura nostra ed anco vostra non poco, nè credo possa somministrarvi argomento a inorgoglirvi troppo. In ogni caso se a voi servitore sembra onesto obbedire i comandi del vostro padrone, non dovreste trovare reprensibile che io uomo libero obbedisca alle leggi della Patria mia. Minacce e oltraggi tra gente valorosa non usano: ho sentito dire che i gentiluomini francesi una volta se ne astenevano. Con le parole non ci possiamo dire più nulla: noi vi attendiamo su i campi dove vincendo ci aspetta gloria immortale, e perdendo non troveremo vergogna, perchè avremo combattuto con Francesi, e cinque volte, voi lo affermate, più numerosi di noi.» — Fin qui l'egregio uomo dettava, poi tolta la penna segnò il suo nome fulminando a zig zag come si dipingono le saette.

— Se non sono scoppiato, egli disse piegando la lettera, posso garantire il mio petto di acciaio. Orsù, Ambrogio, mettiti il tuo meglio vestito, e voi, signore Altobello, invitate a mio nome il signore Stein a portare nella qualità di parlamentario questa lettera al generale in capo dei Francesi; lo troverà in Oletta; spedita la faccenda tornate, che ho da commettervi cose di molta premura.

Quando il conte De Vaux ebbe letta la risposta del Paoli si sentì umiliato e nel profondo; ma all'incontro di accogliere cotesta mortificazione come castigo o come ammenda, se ne valse per alimentare la ingiusta ira; però sorse in piedi quasi fuori di sè urlando: — S'impicchi! s'impicchi!

I circostanti, qualunque fosse la buona voglia loro per obbedirgli, non sapevano che farsi, dacchè non rammentava alcun nome; onde egli mirando cotesta loro inerzia vie più si arrovellava; per buona ventura capitò il conte di Marboeuf, che vistolo con gli occhi strabuzzati, e pavonazzo in viso da fare temere imminente un colpo di apoplessia, essendosi informato della cosa licenziò tutti, e quando fu rimasto solo con lui così gli parlò:

— Signore, i Côrsi meritano quello e peggio che minacciò loro con tanta giustizia vostra eccellenza; ma come sapete bisogna lasciare andare tre pani per coppia, per amore delle convenienze: e il parlamentario per di più non è punto côrso, bensì prussiano, gentiluomo e inoltre colonnello di S. M. il re di Prussia.

— Diavolo! Allora è un altro paio di maniche; ma vedete un po' dove si vanno a ficcare i gentiluomini? Questo travagliarsi dei nobili in pro della plebe e farla comparire qualche cosa non può condurre a bene, assolutamente non può...

— Voi parlate d'oro, signore, ma che farci? Intanto vi piacerà senz'altro di accogliere il parlamentario?