— Vi ascolterò dunque per santa obbedienza; in nomine Patris, Filii, et Spiritus Sancti. Di su, — e in questa alzata la martellina inescava lo scodellino.
— Clemente, io penso in questo mondo avere peccato assai di orgoglio, d'ira, di avventatezza, peccati gravissimi in tutti massime in un frate...
— Padre... abbiate pazienza di aspettare un po' prima di morire... vedo un cane che ha conficcato la spada in corpo a un giacente, certo era ferito non morto...
— Fate il fatto vostro, figliuolo...
— È stato pagato... potete continuare, e Clemente teneva gli orecchi intesi al moribondo, gli occhi al nemico, e con le mani intanto meccanicamente caricava da capo l'archibugio.
— Ma voi non mi badate...
— Vi bado benissimo, ma fo un viaggio e tre servizii.
— L'altro grosso peccato di cui sento dover chiedere perdono a Dio è di non avere avuto carità del prossimo odiando, i Genovesi e i Francesi come se non fossero stati carne battezzata...
— Oh! questa per Dio santo non si può sopportare.
— Come non la sopportate?... Ma mi pare che voi gli abbiate odiati due cotanti più di me...