.... contemplò intorno alla tavola quattro strane figure: suo fratello Mariano che contava monete d'oro, un ufficiale francese che gliele contava.... (pag. 388)

Notarono la inventiva; e conosciutala buona la misero subito in pratica e la migliorarono; dacchè di materiali non si pativa penuria, accatastarono cadaveri umani, e in breve ebbero costruito parapetti e trincee di carne umana. Dirò cosa incredibile, se non fosse vera, e confermata dalla testimonianza degli stessi scrittori francesi: sia per ribrezzo o piuttosto, come credo, per pietà, esaminando i Côrsi diligentemente i corpi innanzi di ammucchiarli, quante volte trovavano che un filo di vita gli animasse li lasciavano stare; alcuni dei meno feriti sorsero, e da per sè stessi trassero a mettersi in cumulo, i più percossi sporte le mani imploravano per Dio e per i santi, che gli accettassero a rendere cotesto ultimo ufficio alla Patria, e poichè videro riuscire vane le loro parole, carponi, adoperandovi le mani e i piedi segnando per la terra larga striscia di sangue, o versando dai fianchi squarciati le viscere, arrivarono ad aggiungersi alla massa; dove arrivati schiusero le labbra pavonazze al sorriso quasicchè avessero conseguita cosa di contentezza suprema. Questo non occorre nelle antiche nè nelle moderne storie; tanta costanza pare che superi la natura umana, e la nostra mente ne resta sbalordita: non di manco appena ne avanza memoria. Ora voi che leggete, dite, vedeste mai più rea e più vile piaggiatrice della gloria? Anch'essa, anzi ella principalmente seguita vassalla il carro della cieca fortuna.

I Francesi da prima sostarono fidenti che i Còrsi curando la raccolta dei morti ormai avessero deposto ogni proponimento di resistenza; e s'ingannarono; imperciocchè assestati alla meglio i ripari prese a scoppiare da loro un fuoco impetuoso, che spazzò via quelli i quali punti dalla curiosità si erano fatti più da presso; oltre al volgo dei morti per questa scarica uscirono di vita gli ufficiali francesi Segur, Chamisso, Bezon ed altri parecchi tenuti meritamente in pregio di valorosi; quindi riarse il furore nei petti già inacerbati per le perdite sofferte, nè lo spediente a cui ricorsero i Còrsi, bastevole a fare più sanguinosa la vendetta, era atto a lunga difesa, molto più che di minuto in minuto arrivavano sul campo le colonne nemiche ordinate lungo la via; sparve il terreno, il cerchio si strinse, e ormai i più infuriati avventandosi mandavano in pezzi a colpi di baionetta, di sciabola, e di accetta quei baluardi di carne: allora incomincia la miserabile rotta, non di tutti però, che molti prescelsero incontrare a piè fermo la morte dei forti e l'ebbero; e chi prima giacque potè estimarsi fortunato; imperciocchè quelli che furono tardi a morire ebbero a sopportare immani strazii, e forse degli strazii peggiori assai gli oltraggi, ma la massima parte si sbandò incalzata ai reni dalle punte nemiche: parecchi urlando precipitaronsi nel Golo, che, accettato quel sagrifizio di anime, dopo molto errare ne consegnò i corpi al mare Tirreno; taluno però, fortuna fosse o prestanza, attinse la riva opposta comecchè ammaccati nella persona; altri ripararono nei boschi; ma togli gli avventurati cui toccò in sorte valicare il fiume, agli altri non giovarono fuga o nascondiglio: furono scovati coll'ardore del cane da caccia e spenti senza pietà; se la resistenza inviperiva, non placava chiedere mercede; alla preghiera rispondeva lo scherno; la empietà e la strage gavazzavano pel campo di battaglia come Menadi prese dal vino: e di vero ebbre esse erano, ma di sangue. E perchè la rabbia umana lasciasse, mercè dei gesti francesi, la prova del grado infernale a cui ella può giungere, come in quel giorno i Còrsi mostrarono a quale apice possa toccare la carità di Patria, i soldati di Francia si dettero a cercare, tra i corpi che avevano formato il memorabile baluardo, chi serbasse qualche reliquia di vita; e questo facevano toccando ai trafitti le mani, le quali se trovavano tuttavia calde, tirato fuori pei capelli il moribondo, con tagli e punte dolorosissime ne inacerbivano l'agonia!

A rendere più lugubre la scena, scesa la notte, i poggi d'intorno s'illuminarono con la sinistra luce di pini accatastati quasi pira funerea della Patria defunta; e si sparse dintorno un suono di pianto, un singhiozzare dirotto, sicchè pareva che ogni macchia, ogni cespuglio piangesse; intantochè il fragore delle acque del Golo rotte fra i sassi, empiva di affanno come se la Corsica intera si lamentasse sopra i suoi figli caduti, ancora, le braccia delle donne infelici tese verso il cielo e lumeggiate dai medesimi fuochi offrivano sembianza dell'isola infelice, che nuovo Briareo levasse le sue cento braccia per implorare da Dio la maledizione sopra la stirpe scellerata, che non contenta della infamia del servaggio a casa sua veniva a ministrare con violenza il tossico della tirannide.

Anche il fango quando vi batte in mezzo il raggio della luna par di argento: così l'uomo, il quale per nascita o per altro caso tiene la suprema potestà di un popolo, è levato a cielo, anzi più in alto del cielo: finchè nella destra di lui sta chiusa la speranza, e nella sua sinistra la paura dei mortali, la turpe e famelica genia, che si avventa alle mammelle dello Stato come le mignatte si attaccano alla vacca scesa a pascere nel palude, si lima giorno e notte il cervello per trovare sgangherate adulazioni. Gli stessi uomini grandi non valgono a liberarsene; qualcheduno dopo esserne rimasto per tempo più o meno lungo offuscato, se ne distriga simile alla bella faccia degli astri, che sviluppa dai vapori notturni, mentre i più ne restano contaminati, imperciocchè fino dall'antichità osservassero come anche le statue degli Dei per troppo fumo d'incenso diventassero nere.

Però il grande genera il grande; e questo dura: il potente solo provoca l'immane che rovina sotto il peso della folle sterminatezza. Nessun tiranno al mondo ebbe immagini più sperticate di Nerone; Zenodoro gli gittò una statua di bronzo alta 110 piedi; lui morto le mutarono il capo e dedicaronla al sole; altri gli dipinse il ritratto dell'altezza di 120 piedi e fu arso nei giardini di Mario. La modesta immagine di Bruto fu conservata alla coscienza dei popoli dai magnanimi pochi i quali non giudicano le opere dal successo, e Tiberio, che la bandiva dalle mostre pubbliche, non osò stenderci sopra la mano.

E poichè con ali mentite non si vola o poco, e a voli esiziali: quando la potenza abbandona gl'Icari redivivi, questi imperatori di terra cotta, questi re di carta pesta, la pietà si maraviglia come deve compassionarli mai tanto, chè i loro stessi delitti ella conosce essere stati partoriti dalla insania, e gli sperimenta a prova così misere, così inette creature, che spogliate del mestiere di tormentatore non sanno procacciarsi tanto da sostenersi in vita, anzi incapaci perfino a guadagnarsi l'acqua da lavarsi le mani e il viso. Lo scherno umano che si accosta per beffarli, dopo averli sotto e sopra squadrati, diventa serio, e si parte pensando se più meritino riso costoro, o la stirpe degli uomini che gli ha adulati, maledetti e sofferti per tempo sì lungo.

Però se l'uomo, spogliato dalla potenza, possiede tanto di suo, che molti tuttavia lo riveriscano, qualcheduno lo ami e la calunnia non si attenti ferirlo eccettochè larvata, nel cuore della notte, allo svoltare del canto, di' pure: — costui meritò migliori destini, — e non isbaglierai di certo. E tale fu il Paoli; i suoi nemici non ardirono morderlo, solo per biasimarlo si velarono la faccia con la menzogna del bene della Patria, ma non fecero frutto, che il velo era rado e sotto ci traspariva l'interesse o l'agonia di giustificare il tradimento; sicchè come da impresa disperata si posero giù. Per questa, come per altre volte mancò piuttosto la Italia al suo Washington, che il Washington all'Italia. Se mai la fortuna ti menasse nella illustre isola di Corsica, tu osserva come il ritratto dell'ottimo cittadino di rado s'incontri nelle città, ma per l'opposto lo troverai sempre nei casolari e negli alberghi, nello interno dell'isola a canto a quello del Sampiero; il popolo ha riconosciuto i suoi padri e se gli stringe al seno. Io lo notai, imperciocchè una voce soave mi bisbigliasse dentro: — la coscienza del popolo per passione propria o per inganno altrui spesso forvia, ma il tempo la riconduce su la strada. Molte cose fanno scienza; però il senno umano si compone di solo queste due: persistere ed aspettare. — Questi consigli mi educavano alla pazienza, che negli anni giovanili da me derisa, oggi m'insegna com'essa non solo sia virtù; ma che senza la sua compagnia veruna virtù si fermi dentro al petto degli uomini; però intendi bene pazienza con le mani tese; e non già rassegnazione con le mani giunte. Pazienza che si fruga in tasca per pigliare il coltello, non già pazienza che cerca in tasca per trovarci il rosario.