Sopra l'uomo egregio non pertanto si posa un biasimo che affermato dalla malavoglienza e dalle sbadataggine, e non contraddetto a bastanza, piglia col tempo fondamento, e questo si versa circa al non essere comparso nel giorno della rotta sul campo di battaglia; onde in Francia misero in dubbio il suo coraggio come uomo e l'attitudine come soldato. Da quanto esposi fin qui fu chiarito come credibili avvisi di assassinio meditato lo dissuadessero da condursi sul campo di battaglia; e le insidie più volte tesegli dai Francesi, e dagli stessi storici loro confessate, basterebbero a giustificare l'assenza del generale; ma egli non era uomo da ristarsi per questo, e la passata come la successiva sua vita lo palesarono incapace non pure di terrore, bensì di esitanza. Egli non si mosse da prima, perchè aspettava gli annunzi del comparire dei Francesi, deciso allora di spingersi al ponte per sostenere le difese, dacchè per veruna cosa al mondo avrebbe consentito i Côrsi passassero dall'altra sponda e ingaggiassero battaglia col nemico all'aperto senza riparo. Troppo ci correva tra i Côrsi e i Francesi per ordini militari perchè potessero cimentarsi insieme con isperanza di buon successo pei primi; e il Paoli animoso era molto, non però temerario.

Quando un messo speditogli dal comandante prussiano posto a guardia del ponte andò a ragguagliarlo che i Côrsi erano passati tutti su la sinistra sponda del Golo sentì trafiggersi da dolore e da sdegno inestimabili; non senza tremito considerò come quando l'ora della maledizione colpisce popolo od uomo torna tutto funesto, e le dimore e gli ardori; mentre quando Dio vuole, Fabio e Marcello stavano entrambi; comecchè considerasse che da questa mossa fosse per uscirne danno gravissimo, egli era ben lontano da presagire la rovina che ne venne; però si affrettava a riparare, quando per via gli sopraggiunse la notizia del tradimento di Lento e Canavaggia: poco più oltre quella del comandante della milizia del ponte alla Leccia, il quale come a suo luogo raccontai, sotto pretesto di manco di vettovaglie non aveva mosso un passo; cotesto suo avvicinarsi al Pontenuovo si rassomigliava alla via del Calvario; ad ogni piè sospinto inciampava dentro un nuovo affanno; messi su messi gli portarono Caccia avere accolto per opera di un traditore i Francesi e così essere rimaste rotte le comunicazioni con la Balagna; la Casinca anch'essa per tradimento allagata dal nemico, il quale accennava ferire di fianco; forse anco tagliare la ritirata oltre monti; che più? le pievi di Vallerustie, di Giovellina e di Orezza oggimai disperate, avere spedito uomini a posta al generale di Vaux per sottomettersi ed essere ricevute in grazie del Re. Mentre i dolori della passione contristavano cotest'anima afflitta, una mano di superstiti alla strage di Pontenuovo laceri e mezzi, perchè dopo avere salvato la vita dal fuoco avevano dovuto contrastarla all'acqua, gli si fecero incontro schiamazzando:

— Dove andate? Dove andate? Perchè volete farvi ammazzare come un cane?

E Orsone da Tevera, ch'era tra questi, ma non poteva così di leggieri riconoscersi a cagione di una fascia che gli bendava il capo mezzo sfracellato gli soggiunse:

— Ah! generale, ve lo aveva pur detto, che i vostri incipriati avrebbero venduto la Corsica e noi come Cristi.

— Orsone, siete voi? E padre Bernardino?...

— In paradiso, rispose Orsone levando le braccia al cielo.

— E...? soggiunse esitando il Paoli qual chi a un punto trema e si strugge di sapere una cosa.

— E chi?

— Il mio fratello Clemente? alfine egli disse.