— Io l'ho veduto combattere da per tutto e sempre: quanto al fuoco non lo può offendere, perchè gli è ciurmato; se non rimase nel Golo ve lo vedrete comparire dinanzi.

Allora il Paoli raccolse quella maggiore gente che potè, e fu poca, donde ebbe campo di argomentare la gravità della rotta, e si condussero a Corte. Di uno sguardo conobbe, che non si poteva fare capitale su i pochi che lo avevano seguitato pur troppo sbigottiti e male in arnese; posti alquanti soldati in castello, passò in Vivano nel concetto di ritentare la fortuna della guerra coi terzi di oltremonti.

Clemente Paoli rispettarono il fuoco e l'acqua: uscito grondante dal Golo non si rivolse nè manco a dietro a contemplare il fiume pauroso dal quale era scampato; senza pigliare cibo nè riposo, nella notte picchiò di casa in casa e strappò i mariti dalle braccia alle mogli, i figli alle madri, li garrì, li spaventò colla paura della maledizione di Dio; la quale non può mancare a cui lascia nelle angustie desolata la Patria, e la mattina si presentò pronto a combattere i Francesi, che dopo occupato Rostino moveano a Corte; e di fatto a piè fermo gli attese presso san Pietro di Morosaglia e per più ore contrastò loro il passo; quando poi seppe lo sgombro di Corte e il nemico stringerlo dentro una rete, poderoso e rinforzato con le riserve di Bastia, colto il destro disparve come un fantasma davanti agli occhi dei Francesi.

I quali progredivano non pure in virtù delle armi strabbocchevolmente superiori alle côrse, quanto dell'oro che sparnazzavano come si costuma la fiorata dinanzi alle processioni: nè questo si reputi inventiva côrsa per iscemare l'onta della disfatta, però che noteremo in breve quale somma di pecunia ci spendessero attorno i Francesi: che se taluno versato nelle storie di Francia maraviglierà come potesse profondersi tanto tesoro in Corsica, mentre tanto si penuriava in Francia, che gli stessi valletti di corte chiedevano la elemosina, cesserà da stupirsi quando pensi che la impresa côrsa si combatteva per sostenere il credito vacillante del ministro Choiseul, il quale voleva dare ad intendere che con l'acquisto della Corsica la Francia sarebbe stata compensata con usura delle perdite sofferte durante il suo ministero; ora è manifesto, che quello, che carità di Patria, amore di parenti e compassione del prossimo non sanno trovare o non possono, troverà sempre l'ambizione. Che importava allo Choiseul, che a Parigi morissero di fame e i servi del suo re accattassero, purchè egli potesse mantenersi in officio? E nondimanco il Voltaire celebrò cotesto uomo, dando nuova prova, che le lettere scompagnate dal gran cuore sono pessime dispensatrici così del biasimo come della lode. Napoleone giovanetto alla scuola di Brienne, narrasi, che vedendo il ritratto di questo duca appeso in una sala, agguardatolo torvo, gli dicesse: — tu mi renderai ragione del sangue côrso e delle nostre libertà manomesse! — Beato lui se fosse morto mentre florida gli santificava a quel modo l'anima la virtù, però che egli vivendo confermasse la verità della sentenza, che Dio a cui vuol bene manda presto la morte; di vero le grinze sul cuore vengono più spesso e più brutte che sulla fronte, ed egli morendo a tempo non avrebbe nudrito la sua fama col sangue e con la libertà dei popoli. Per colpa di questo uomo, che parve un Bruto in erba, la umanità si strascica sempre come colombo che abbia rotto l'ale sul cammino della libertà.

I ricordi dei tempi pertanto hanno tenuto nota, che furono largite dugento ottanta lire a testa a quei del presidio del Castello di Corte affinchè lo consegnassero senza contrasto, e al tempo stesso mandarono un bando, il quale diceva: i villaggi privi di trincere che si attentassero resistere sarebbero arsi, le terre devastate, gli abitanti spediti a mo' di misfattori in Francia, se dopo essersi sottomessi fossersi rinvenute armi presso gli abitanti, sarebbero mandati irremissibilmente in galera; anche dei non sottomessi quelli che portassero armi senza permesso dei superiori militari, in galera; chi piega il collo beato lui!

Malgrado la disposizione vecchia che i Francesi avevano e la necessità presente di esagerare le cose, essi non poterono cavare materia d'iattanza da cotesta conquista: abbiamo notato, come vi adoperassero un cinquantamila uomini, della migliore gente che possedesse la Francia, e ce ne rimasero 10,721, se meritano fede i registri del ministero della guerra, di cui 5,949 morti all'ospedale e 4,334 in campo: fra questi, 539 uffiziali; ma il sangue, nota il Dumouriez, giusto in proposito della guerra presente, nei calcoli della politica non conta; però parliamo del danaro; tutta la impresa costò 80 milioni, somma per quei tempi di troppo maggiore importanza, che a' nostri, compreso il credito che la Francia teneva verso la repubblica di Genova pei soccorsi somministrati, sicchè le spese proprio per la guerra del 1767 e 1769 si trova appunto ammontare ai 180 milioni di franchi. Al De Vaux, dopo averlo scarrucolato un pezzo, negarono dare il promesso bastone di maresciallo, bisbigliandogli nelle orecchie: la smettesse e dello avuto si contentasse; bella forza! vincere con cinquantamila uomini provvisti di ogni maniera munizioni di guerra, poderosi di artiglierie, un'armata quale da molto tempo non era uscita dai porti di Provenza di rinforzo e per ultimo il terreno spazzato davanti a furia di luigi d'oro. Il De Vaux non fiatò più: ma se tacque egli, altri volle dire la sua; per l'Italia ne corsero le pasquinate ed anco qualche cosa peggio: così menò rumore un certo distico latino che pronunziava arditamente questa sentenza:

Gallia vicisti! profuso turpiter auro;

Armis pauca, dolo plurima, jure nihil.

Dicono lo componesse un Giuseppe Cambiasio presidente del regio senato di Nizza; e questo ho voluto rammentare perchè si veda come novant'anni addietro in Italia ci vivessero uomini di toga che avevano cuore di dire verità, le quali adesso non basterebbe l'anima a palesare, anco a un democratico dei buoni; e poi negano il progresso; se questo non si chiama avvantaggiarsi nel servaggio, che cosa sia progredire io non lo so davvero.

Ma più che tutto strano parrà a cui per poca pratica non è uso a meditare su i cervelli degli uomini e i ghiribizzi loro, che i Francesi tre anni dopo conquistata la Corsica non sapessero più che cosa farsene: pigliatala in fastidio proffersero restituirla a Genova pel prezzo di 28 milioni di lire, ma i Genovesi che per averla tenuta nei tempi addietro si sentivano anche piene di pruni le mani, e il tempo gli aveva condotti a consigli più giudiziosi, risposero che poichè se la erano presa la conservassero; allora la misero all'incanto, ma non trovarono chi ci volesse dire sopra; e il nostro eroe scrivendo da Londra il 30 luglio 1771 prorompeva in questo grido, tanto più straziante quanto più semplice. — Ahimè! dunque noi siamo quel povero cencio, attualmente posto all'incanto fra i potentati della Europa?